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Archivio Curia vescovile di Udine


Katia Bertoni
Gli "Historica Documenta " dell'abate G. Bini


Gli "Historica Documenta " dell'abate G. Bini, custoditi presso gli archivi del seminario di Udine, costituiscono un insieme cronologicamente ordinato di manoscritti, copia di documenti originali che l'abate G. Bini ha selezionato e trascritto. Tali documenti sono suddivisi in volumi che comprendono circa un centinaio di documenti ciascuno, scritti quasi tutti in latino.

Come da accordi presi con don Piussi, la ricognizione riguarda dieci volumi, dal decimo al diciannovesimo, in proseguimento di un lavoro già svolto in precedenza. Si procede all'esame dei documenti uno per uno singolarmente. Ciascun documento è numerato tenendo conto della numerazione che gli è stata originariamente assegnata all'interno del singolo volume. La numerazione riprende da uno all'inizio di ogni volume. Di ciascun documento viene indicata la tipologia (lettera, ducale, bolla, documento di vendita, etc.) e viene predisposto un breve regesto dove si cerca d'inserire sempre l'autore dell'azione documentata, il destinatario e l'autore del documento (cioè la persona per richiesta della quale il documento è stato redatto). Dopo il regesto si inserisce l'indicazione del notaio, non solo di quello che ha redatto il documento ma anche di quelli che lo hanno eventualmente edotto in età posteriori. Viene riferita sia la data cronica che topica. La data cronica viene riportata allo stile moderno indicando eventuali errori o discrepanze con l'originale. Trattandosi di documenti copiati, di ciascuno è indicato, ove è possibile, da dove è stato tratto secondo le informazioni che lo stesso Bini riporta in calce al documento. Alla fine di questa analisi è prevista la predisposizione degli indici alfabetici delle persone, dei luoghi e degli enti, che possano fornire delle chiavi d'accesso significative ai documenti stessi.

Ne risulta una guida per lo studioso che intende muoversi tra le carte di questa ingente raccolta che costituisce un'importante punto di riferimento offrendo sia notizie sui fatti più importanti in materia locale sia latri di importanza storica minore ma altrettanto utili ai fini della comprensione della cultura del passato. Per la preparazione del lavoro viene utilizzato Arianna, software per il riordino e l'inventariazione di archivi storici.

Riporto di seguito, a titolo di esempio, un breve estratto del lavoro:

7

Lettera

1380, 3 agosto. Ind. II. Venezia

Il doge di Venezia Andrea Contarini comunica a Ludovico podestà di Oderzo il recupero della città di Capodistria con la cattura di circa 700 prigionieri tra cui Nicola di Spilimbergo podestà del luogo e di un nipote del patriarca.

Tratto da: to. IX Collezione Scotti, pubblicata da G. B. Verci, Storia della marca trevigiana e veronese, Venezia, G. Storti, 1786, to.XV, Documentorum n. MDCCXXXII, p. 44.

Katia Bertoni




Luca Olivo
Manoscritti 2a serie dal n. 515 al n. 910 - "Fondo Vale"

Sommario

Introduzione, p. 4
Inventario, p. 14
Nucleo "Studiosi", p. 15
Nucleo "Patriarchi", p. 260
Nucleo "Arcivescovi di Udine", p. 286
Nucleo "Enti ed istituzioni ecclesiastiche", p. 324
Nucleo "Associazioni religiose", p. 374
Nucleo "Personalità illustri", p. 386
Nucleo "Varie", p. 409
Partizione "Materiale mancante", p. 533.
Indice dei nomi di persona, p. 536
Indice dei nomi di enti, p. 551
Indice dei nomi di luoghi, p. 558

Introduzione
Il lavoro sul Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 mi è stato affidato nel corso del 2001 dall'Istituto Pio Paschini per la Storia della Chiesa in Friuli ed è stato seguito dal responsabile degli Archivi Diocesani, il dott. don Sandro Piussi. Il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 è quanto mai artificioso, come si vedrà in seguito, ed è noto anche con il nome di "Fondo Vale". Ciò si spiega con la grossa presenza al suo interno di carte appartenute a mons. Giuseppe Vale, di cui si fornisce un breve profilo biografico.
 
Mons. Giuseppe Vale
Nacque a Gemona il 2 gennaio del 1877 da famiglia operaia. Frequentò gli studi ginnasiali a Gemona e nel 1891 passò al Seminario Arcivescovile di Udine. Fu ordinato sacerdote il 3 giugno 1900 e il 10 di quel mese celebrò la sua prima messa. Già in quegli anni dimostrò la sua inclinazione per gli studi storici, soprattutto di storia patria, nei quali fu guidato dall'insigne erudito don Valentino Baldissera (1840 - 1906) (1). Divenne poi professore di latino e storia al Seminario Arcivescovile e nel 1920 canonico della Metropolitana di Udine; dal 1921 fu ospitato presso l'Istituto Tomadini di Udine. Nel frattempo, 1914, gli fu affidata la Biblioteca Arcivescovile, nella direzione della quale si distingueva per competenza e disponibilità mettendo a disposizione di studiosi e laureandi preziose informazioni erudite, consigli e anche materiale di studio il più possibile ordinato. Tra il giugno e il luglio del 1918 si occupò delle copie di pergamene dei Signori di Prampero raccolte in due volumi e conservate nell'Archivio Manin di Passariano quando la biblioteca e l'archivio Manin vennero traslati, per esigenze belliche dopo la rotta di Caporetto, dalla villa alla chiesa di Sant'Antonio Abate annessa al Palazzo Arcivescovile di Udine (2). Il Vale si impegnò nella sua attività di studioso fino alla vigilia della morte: del 1946 è la pubblicazione di Gian Domenico Bertoli fondatore del Museo Lapidario di Aquileia e l'opera sua, uscito a cura dell'Associazione Nazionale per Aquileia. Del 1948 è La prepositura di Santo Stefano di Aquileia, in "Aquileia Nostra", anno XIX di cui nel Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 è disponibile un estratto. Molto vicina alla morte l'uscita di Due lettere di L. A. Muratori a Giuseppe Bini, "Rivista di Storia della Chiesa in Italia", anno IV, n. 2, maggio - agosto 1950, pp. 147 - 151. Ma le opere maggiori del Vale rimangono L'itinerario di Paolo Santonino in Carintia, Stiria e Carniola, Città del Vaticano, 1943 (tradotto in tedesco da Rudolf Egger nel 1947) e Rationes decimarum Italiae - saecc. XIII - XIV: Venetiae, Histria, Dalmatia, Città del Vaticano, 1941; quest'ultima, realizzata in collaborazione con Pietro Sella. Di entrambe le opere nel Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 sono conservate buona parte delle bozze. Del Vale Giuseppe Marchetti ha scritto: "fu l'archivio vivente della storia ecclesiastica friulana; scrisse numerosissimi opuscoli, monografie e saggi (circa 120 titoli) sull'origine e sulle vicende di paesi, istituti, chiese, conventi, riti ecc., del Friuli" (3). Una ricca attività di studio dunque, ma molto di quello che il Vale produceva rimaneva incompiuto; infatti, intrapreso un filone di ricerca, tentava di esplorarne a fondo tutti i meandri rendendosi conto però dell'immane lavoro e lasciando poi perdere tutto. Accanto alla sua fervida attività di studioso Giuseppe Vale non dimenticò mai la sua pastorale: fu sacerdote stimato e attivo collaboratore dell'arcivescovo mons. Giuseppe Nogara nelle visite pastorali all'arcidiocesi. Si spense a Udine il 16 maggio del 1950 (4).

Il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910: struttura interna e modalità di formazione
Il complesso documentario consta di circa 1543 pezzi, ciascuno indicato genericamente come "manoscritto" (il termine indica indifferentemente singole unità oppure gruppi di esse, come si vedrà più avanti), divisi tra unità rilegate, fascicoli, buste da corrispondenza, cartelle e fogli sciolti. I documenti (5)  più antichi risalgono al XIV secolo mentre i più recenti alla fine degli Anni Settanta del XX secolo. Il materiale è nella stragrande maggioranza cartaceo; le unità pergamenacee sono 18. Il tutto è condizionato attualmente in cartolari di foggia e dimensioni omogenee tra loro, predisposti ad hoc, e sistemati su idonea scaffalatura in locale climatizzato.
Difficile da definire, però, il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910. E sono proprio le sue 1543 unità a far nascere perplessità e dubbi. Forse è più facile dire cosa esso non è. Non è un archivio in senso stretto. Non è nemmeno una biblioteca in senso stretto e non è infine una collezione di manoscritti. Il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 è tutte e tre le cose assieme e contemporaneamente. Fatica certo impegnativa non solo orientarsi al suo interno e tracciare un possibile percorso di ricerca ma anche trovare un confine netto tra il materiale archivistico e quello più strettamente bibliotecario.
Un primo aiuto viene dallo strumento di consultazione che riporta l'intitolazione Biblioteca Arcivescovile di Udine Catalogo Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 (d'ora in poi semplicemente Catalogo) redatto in doppia copia. Il titolo però non deve trarre in inganno: esso è piuttosto un semplice elenco di consistenza del materiale ricompreso nel Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910. Sul Catalogo infatti ciascuna unità appare registrata coi seguenti elementi:

  • numero identificativo del cartolario che la racchiude. Il numero del cartolario è ripetuto tante volte quante sono le unità in esso ricomprese e va, progressivamente, da 515 a 936. Sul dorso di ogni cartolario appare la dicitura "Ms." ("Mss." se contenuti più "manoscritti") seguita da un numero;
  • numero di catena, separato dal precedente tramite un punto, che dà la posizione dell'unità all'interno del cartolario stesso. Il numero di catena non è indicato quando nel cartolario c'è una sola unità.

Questi due elementi (o il solo numero progressivo) compongono la segnatura dell'unità. Seguono quindi:

  • soggetto produttore dell'unità (persona o istituzione). Non sempre presente;
  • titolo dell'unità, spesso generico se non approssimativo o a volte addirittura completamente diverso da quanto effettivamente riportato sull'unità stessa (6);
  • datazione, assegnata con discontinuità
  • consistenza, rara.

A titolo di esempio: 516. 4) Vale Giuseppe Collazioni dal 1553 al 1700.
Mancano del tutto le indicazioni di: tipologia documentaria, consistenza, supporto, materiale, condizionamento, descrizione interna, contenuto, stato di conservazione, tipologia degli eventuali danni, voci d'indice. Mancano soprattutto un ordine logico della successione delle singole unità e una qualsivoglia suddivisione del materiale basata su criteri predefiniti e univoci. Tuttavia è stata almeno abbozzata una qualche distinzione, anche se rudimentale e incoerente. Infatti basta dare una rapida scorsa al Catalogo per accorgersi che sono stati delineate delle partizioni documentarie. Con partizioni intendendo gruppi di unità delle quali sia immediatamente identificabile il soggetto produttore (persona o ente) perché specificamente indicato o perché la tale unità, per le sue caratteristiche intrinseche può essere ricondotta, con un certo margine di sicurezza a quel determinato soggetto produttore. Così effettivamente ci s'imbatte in una consistente partizione di materiale prodotto da Giuseppe Vale durante la sua lunga attività di studio. Poi si ritrovano registrazioni riguardanti documenti completamente diversi (es. il ms. 552 Mediocrità 1500 - 1632 e immediatamente seguenti). E ancora la partizione pertinente all'attività di mons. Guglielmo Biasutti, successore del Vale. Altra documentazione eterogenea ancora e così via. Le segnature di queste partizioni documentarie, almeno per una parte consistente delle carte Vale e delle carte Biasutti, hanno una successione coerente e coincidono coi numeri identificativi dei cartolari. Lo stesso si può dire, sempre a titolo di esempio, anche per la documentazione pertinente alla famiglia Cernazai, per alcuni documenti riguardanti il clero dell'arcidiocesi e per le lettere dell'arcivescovo mons. Pietro Zamburlini. Per l'esame del tutto si rinvia alle specifiche partizioni all'interno dell'inventario. Più spesso però l'indicazione della partizione documentaria è appena abbozzata o manca del tutto e le registrazioni, con in comune l'indicazione del soggetto produttore, sono molto distanti tra loro e il loro nesso è intuibile solo dopo un lungo esame.
Allora la partizione è da intendersi più che altro in senso lato, come aggregazione astratta per l'individuazione di certa documentazione, come qualcosa che nella maggior parte dei casi bisogna individuare e ricostruire a tavolino.
Questo dunque è il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 visto dal Catalogo. Ma è ora di calarci in esso e di esplorare quanto effettivamente contiene. Il materiale che si riesce ad identificare ed isolare con maggior chiarezza e certezza sono i fondi archivistici (di dimensioni molto variabili tra loro: da una sola unità a diverse centinaia) prodotti da studiosi ecclesiastici e laici durante la loro attività.
Questi fondi archivistici si presentano peraltro disordinati e le unità che li compongono si trovano anche a distanze considerevoli tra di loro e frammiste ad unità pertinenti ad altri complessi documentari o del tutto indipendenti. I maggiori di essi sono quelli appartenuti allo stesso mons. Giuseppe Vale (effettivamente il più ricco di tutto il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910), a mons. Guglielmo Biasutti, a mons. Giacomo Marcuzzi e a don Luigi Zanutto. Questi ultimi storici ed eruditi che vissero e operarono a cavallo tra XIX e XX secolo. Il panorama non si esaurisce coi nomi citati più sopra: ne sussiste un'altra sessantina, tutti riportati nell'inventario.
Quanto segue dà un'ulteriore idea del materiale presente nel Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910:

  • documentazione prodotta direttamente o indirettamente da patriarchi e da arcivescovi di Udine,
  • carte riguardanti parrocchie ed altre istituzioni ecclesiastiche,
  • carte di personalità illustri della storia friulana, nazionale e internazionale
  • documentazione pertinente agli organi di governo, centrali e periferici della Repubblica di Venezia,
  • carte riguardanti il Parlamento della Patria del Friuli e la Contadinanza,
  • documenti della famiglia e giurisdizione di Valvasone,
  • carte della famiglia Cernazai,
  • i registri appartenuti a commercianti,
  • molto materiale prodotto da notai,
  • alcuni epistolari.

Non si deve però tralasciare anche materiale che è stato impossibile collocare in una delle categorie suddette: opere a sé stanti, prive di qualsiasi collegamento col resto del Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910. Parliamo della parte più strettamente bibliotecaria del fondo come opere manoscritte di liturgia, teologia, filosofia, storia, medicina, grammatica (italiana e latina) ricomprese in un arco di tempo che va grossomodo dal XVI al XX secolo.
Impossibile dire come negli anni si sia formato il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910. Ma alcune circostanze obiettive consentono di formulare delle ipotesi. La prima di esse è che lo stesso mons. Vale, morto nel 1950, non poté partecipare alla formazione del fondo che da lui prende il nome. A c. 3 del Catalogo si legge infatti: "Biblioteca Arcivescovile di Udine Catalogo della Nuova Serie di Manoscritti (iniziato il 12 settembre 1967)". A suffragare questa ipotesi anche il fatto che le carte Vale non siano sistemate con ordine, come lo stesso studioso avrebbe potuto fare occupandosi innanzitutto dei suoi documenti per poi ordinare e sistemare il resto del Fondo. Inoltre il primo gruppo delle carte Vale giace nettamente distanziato dal secondo, senza parlare poi di altre unità sparse qua e là nel Catalogo e conseguentemente nel Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910. Giuseppe Vale poi non poteva certamente ordinare materiale prodotto dopo la sua morte come gran parte delle carte Biasutti e documenti redatti negli anni Cinquanta e Sessanta.
A questo punto si possono portare all'attenzione altri fatti. Trascurando per il momento il materiale più antico si può osservare come nel Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 siano ricomprese le carte Biasutti; accanto ad esse sono conservate carte di studiosi friulani coevi al Vale; infine significativa importanza hanno il materiale culturale risalente agli Anni Cinquanta - Settanta e varie tesi di laurea compilate da studenti, tra il 1938 e grosso modo l'inizio degli Anni Settanta, grazie a materiale custodito negli archivi diocesani (7). Ultima ma non per ultima la prova forse più importante e decisiva: la grandissima maggioranza delle unità riporta, scritti a matita o a penna, la segnatura, il titolo (che corrispondono la prima esattamente il secondo spesso approssimativamente a quelli del Catalogo) e spesso delle ricche note che indicano, e a volte riassumono, il contenuto delle singole unità (questo in particolare per i fascicoli e per i manoscritti). La grafia in cui sono tracciati questi scritti è indubitabilmente quella di mons. Guglielmo Biasutti (1904 - 1985). Questi, prestigioso e dotto teologo (laurea in teologia all'Università Lateranense nel 1928 e laurea in filosofia all'Università cattolica di Lovanio, in Belgio) ma anche fortemente impegnato in ambito caritativo a Udine fin dagli Anni Trenta, divenne bibliotecario arcivescovile dopo la morte del Vale (8). Allora anche profondo conoscitore delle raccolte conservate presso la Biblioteca Arcivescovile e dei fondi degli Archivi Diocesani, il Biasutti, e ben addentro il clima culturale friulano dei suoi anni. Dunque il Biasutti sigla, intitola, individua, commenta il materiale e in definitiva costituisce il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910. Ma non indica chiaramente e completamente, giova ricordarlo, il vincolo tra i vari "manoscritti": manca infatti nel Catalogo una seppur minima nota, per non parlare di un'introduzione, che faccia capire il modo di lavorare e/o i criteri adottati. Mons. Biasutti si limita a rendere implicito il vincolo, e oggettivo, percepibile solo attraverso due strade: l'esame dei titoli e l'analisi del contenuto delle singole unità. Bisogna tener presente inoltre che i cartolari racchiudenti i pezzi del Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 hanno tutti foggia e materiale uguale, coi dorsi di diversa altezza secondo la mole del materiale che ciascuno contiene. L'aspetto esterno delle unità contenute invece è assolutamente eterogeneo per dimensioni e forma. Le unità che compongono un unico "manoscritto" (es. 524. 1 - 524. 15, vedasi nell'elenco topografico), oppure unità molto vicine tra loro per segnatura, sono spesso conservate in una cartella di cartoncino rigido chiusa da lacci in stoffa: il tutto poi inserito nel cartolario. E proprio quelle cartelle vennero indicate sul Catalogo come "manoscritto" abbreviato in "Ms." ("Mss. in caso i cartolari contenessero più di un "manoscritto").
Queste circostanze, unite alle considerazioni fatte più sopra, fanno ritenere che in un primo tempo mons. Biasutti abbia individuato con sicurezza, e quindi elencato e condizionato in cartelle, il gruppo delle carte Vale, il gruppo delle sue carte e alcune unità ad essi estranee. Successivamente mons. Biasutti si accinse a compilare o a far compilare il Catalogo proprio verso quel 12 settembre del 1967. A questo punto il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 divenne un work in progress. Lo provano gli spazi bianchi lasciati nel Catalogo sotto la registrazione di alcuni "manoscritti", la cui descrizione poteva forse essere arricchita in seguito, e l'ordine frammentario e incoerente dato ai pezzi, proprio come se venissero elencati man mano che venivano rinvenuti. Significativa a questo proposito anche l'annotazione sulla copertina del fascicolo indicato colla segnatura 751. 24: "Composizioni poetiche varie. Non copiare" (9).
A questo punto seguono altre considerazioni. Ci si può spiegare l'inclusione nel Catalogo di materiale non pertinente tra le carte degli studiosi, con il fatto che esso sia effettivamente servito a mons. Vale o ad altri, per i loro lavori. Il materiale potrebbe essere dunque stato estratto dagli altri fondi della Biblioteca o degli Archivi Arcivescovili in cui era conservato, incluso tra le carte degli studiosi e mai più ricollocato (10). Volgendo lo sguardo invece verso la documentazione pertinente alla famiglia Cernazai o alla giurisdizione di Valvasone si potrebbe concludere che queste carte potevano essere state isolate per la costituzione, prevista ma mai attuata, di fondi specifici11 . Lo stesso si potrebbe dire per le partizioni concernenti i patriarchi, gli arcivescovi, gli enti ecclesiastici oppure i notai. È lecito supporre anche che si sceglieva di includere nel Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 documenti che difficilmente potevano trovare posto negli Archivi Diocesani o nella Biblioteca Arcivescovile o in quella del Seminario: potrebbero provarlo le tesi di laurea e studi risalenti agli Anni Sessanta - Settanta di cui si possono rinvenire le bozze. Ma un'ulteriore supposizione, forse più ardita ma non del tutto infondata, potrebbe andare ancora più in là e potrebbe finalmente cogliere qual è il nesso recondito che lega tra sé i documenti del Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910. L'impressione generale è infatti che il leit motiv della sua costituzione sia stato quello dell'inclusione in un solo complesso di materiale raccolto letteralmente qua e là ma utile allo studio sia dell'erudizione e della storiografia friulana dei secoli XVIII - XX (partizioni degli studiosi) sia della storia ecclesiastica dal Cinquecento all'episcopato di mons. Nogara che ebbe termine nel 1955 (documenti che esulano dall'ambito delle partizioni degli studiosi).
Il lavoro sul Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 venne proseguito sotto la direzione del successore di mons. Biasutti, don Luigi De Biasio: sua una nota a c. 1 del Catalogo che indica un aggiornamento avvenuto nel 1989 e sue le registrazioni sulle ultime unità, sempre del Catalogo, a partire dal n. 909 fino al n. 936.
Infine, durante questi lavori di ricognizione sono state reperite ulteriori unità, provenienti da altri fondi, cui sono stati attribuiti i numeri da 937 a 948.

Descrizione dell'intervento
In ragione primaria sia della sua non afferenza all'Archivio della Curia (essendo parte della Biblioteca) sia della sua eterogeneità (documenti antichi e materiale prodotto da studiosi) il responsabile degli Archivi dell'Arcidiocesi di Udine, dott. don Sandro Piussi, ha ritenuto più rispettoso della natura dell'Archivio della Curia estrarre il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 dalla sua collocazione originaria nell'ultimo armadio a sinistra entrando nella Sala Dolfin e sistemarlo nel nuovo deposito climatizzato recentemente allestito (estate - autunno 2000). Contemporaneamente, data la sostanziale inconsultabilità del Catalogo (che appunto risale al 1967), si rendevano necessari un lavoro di prima ricognizione sul Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 e la conseguente redazione di un inventario che consentisse di sapere esattamente cos'è ricompreso nel fondo, definire nuclei omogenei di documentazione e individuare possibili percorsi di ricerca.
Si è comunque tenuto conto di quanto riportato sul Catalogo ma soltanto per quanto riguarda le segnature e titoli e la disposizione fisica delle unità: è stato così predisposto un elenco topografico allegato all'inventario che consente il reperimento fisico di ciascuna unità e rispecchia l'ordine ad esse dato dal Catalogo stesso, cioè la successione dal "manoscritto" 515 al 938 tenendo conto però della loro distribuzione sugli scaffali e sui palchetti (12). In quest'ottica i cartolari sono stati considerati come dei semplici raccoglitori, senza nessuna valenza logica.
Si è proceduto quindi ad una schedatura sistematica di ogni singola unità utilizzando il software specifico Arianna 2.0 realizzato dalla Hyperborea s.c.a.r.l. di Pisa e basato sugli standard internazionali ISAD (G) (13) e ISAAR (CPF) (14). Di ogni scheda sono stati indicati i seguenti elementi:

  • numero progressivo di ciascuna unità (questo attribuito durante i lavori perché resosi necessario per esigenze tecniche del programma);
  • segnatura dedotta dal Catalogo (necessaria alla redazione dell'elenco topografico);
  • titolo originale (praticamente in toto la registrazione che appare sul Catalogo);
  • titolo attribuito (per pochissime unità);
  • materiale (unità rilegata, fascicolo, ecc.) e condizionamento attuale (per le unità rilegate annotate anche dimensioni e consistenza);
  • descrizione interna (contenuto, eventuali allegati e nel caso di fascicoli o buste da corrispondenza anche il numero di carte racchiuse);
  • datazione (certa, o attribuita, o per estremi cronologici);
  • dati di conservazione (leggibilità, segnalata solo in caso di danni).
Nel contempo si sono individuate e isolate le partizioni, molteplici, in cui il Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 appariva diviso. All'interno di esse le unità sono state disposte (ragioni di metodo storico) in rigido ordine per segnatura che ad esse attribuiva il Catalogo. Subito è emerso chiaramente come queste partizioni potevano essere raggruppate a loro volta in entità superiori definite come nuclei documentari. Questi sono stati posti in essere includendovi partizioni che presentavano tra esse un contenuto analogo. A loro volta i nuclei potevano essere disposti all'interno del Fondo di Manoscritti 2a Serie dal n. 515 al n. 910 con un certo ordine. Assodato che la preminenza toccava al materiale prodotto da studiosi, al nucleo omonimo è stato assegnato il primo livello. Via via sono stati sistemati gli altri nuclei.
In sintesi:

  • Nucleo "Studiosi"
  • Nucleo "Patriarchi"
  • Nucleo "Arcivescovi di Udine"
  • Nucleo "Enti ed istituzioni ecclesiastiche"
  • Nucleo "Associazioni religiose"
  • Nucleo "Personalità illustri"
  • Nucleo "Varie"

Alla fine, al di fuori dei nuclei e in un'apposita partizione è stato indicato il materiale mancante: quanto cioè, pur essendo riportato sul Catalogo, non è stato reperito nella posizione indicata durante il lavoro di ricognizione.

Note

1) Sul Baldissera cfr. Giuseppe Marchetti, Il Friuli. Uomini e tempi, Udine, 1974, p. 942.
2) Cfr. ms. n. 544. 15.
3) Giuseppe Marchetti, Il Friuli. Uomini e tempi, Udine, 1974, p. 1024.
4) Pio Paschini, Mons. Giuseppe Vale, in "Rivista di Storia della Chiesa in Italia", anno IV, n. 2, maggio - agosto 1950, pp. 297 - 298; Idem Giuseppe Vale, in "Memorie Storiche Forogiuliesi", vol. XL (1952 - 1953), pp. 288 - 289: si tratta dei necrologi che Pio Paschini scrisse all'indomani della morte del Vale. La bibliografia di mons. Vale, fino al 1946, può essere rinvenuta in: Guglielmo Biasutti, Preti friulani, mons. Giuseppe Vale, in "Marianum", Udine, 15 agosto 1946, p. 3.
5) Per la definizione di "documento" e del suo rapporto con l'archivio cfr. Paola Carucci, Le fonti archivistiche: ordinamento e conservazione, Roma 1983, pp. 25 - 26.
6) Si veda ad esempio il ms. intitolato 692 Documenti Cernazai che in realtà contiene l'opera manoscritta Le Odi di Quinto Orazio Flacco, libro I, tradotte commentate e moralizzate dal latinista settecentesco Filippo Brunone Fidanza.
7) D'accordo con il direttore degli Archivi dell'Arcidiocesi di Udine, dott. don Sandro Piussi, le tesi di laurea sono state scorporate e inserite tra gli strumenti di ricerca e consultazione ad uso degli studiosi nella libreria antistante la Sala Dolfin.
8) Per un profilo biografico e spirituale di mons. Guglielmo Biasutti: Antonio De Cillia, Guglielmo Biasutti nella tradizione udinese di carità, Udine 1992 con ricca bibliografia e Ottavio Belfio, Commemorazione di mons. Guglielmo Biasutti nel primo anno della sua morte, dattiloscritto, Forgaria, 22 febbraio 1986.
9) E infatti il dattilografo non ha riportato sul Catalogo il seguito della nota di mons. Biasutti.
10) A titolo di esempio si vedano i nn. 531. Vale Giuseppe 1) Zitelle storia - quaderni tre - fogli vari e 889 Carte varie 1) Udine - Zitelle: documenti - copia sulla loro casa: quest'ultimo, originale, verosimilmente consultato dal Vale per preparare il precedente, suo elaborato. Si può ricordare anche il materiale sulla beata Elena Valentinis (vissuta a Udine nel sec. XV) che può essere occorso al Biasutti per il suo Profilo spirituale della B. Elena Valentinis, Udine, 1958.
11) Cfr. la partizione sulla famiglia Cernazai o la giurisdizione di Valvasone.
12) Ad esempio per ottenere la successione esatta dei numeri dal 515 al 569 si dovrà prima esaminare il palchetto n. ro 1 dello scaffale numero 1 poi il palchetto n. ro 1 dello scaffale n. ro 2 e infine il palchetto n. ro 1 dello scaffale n. ro 3 e così via.
13) La traduzione italiana delle ISAD (G), "Rassegna degli Archivi di Stato", LV (1995), 2-3, pp. 392-413.
14) ISAAR (CPF). Lo standard internazionale per documenti archivistici d'autorità di enti collettivi, persone e famiglie, "Archivi & Computer. Automazione e beni culturali", V (1995), 2, pp. 111-136.

Luca Olivo




Katja Piazza
Cartulazione e inventariazione del fondo "A parte imperi" appartenente all'archivio della curia udinese

Cartulazione e inventariazione del fondo "A parte imperi" appartenente all'Archivio della Curia Udinese. Tale intervento è relativo a questa sezione, che riunisce i documenti della corrispondenza e degli atti ecclesiastici dellA Curia Aquileiese per la parte territoriale della Diocesi entro il dominio asburgico: Goriziano, Carinzia, Carniola, Stiria. La sezione si compone di 50 cortolari, la cui consistenza potrà variare in ragione del reperimento di altri eventuali documenti presenti nell'Archivio stesso. La sezione non è tutt'ora ne inventariata ne cartulata. La sua importanza è davvero rilevante per le ricerche di carattere storico a livello internazionale, in quanto il fondo riunisce documenti inerenti alla storia degli stati contemporanei: Italia, Austria, Slovenia, croazia. In vista dell'apertura al pubblico dell'Archivio storico, si ritiene che tale sezione, sia oggetto della frequente consultazione, appunto in ragione della sua rilevanza documentaria.
Il lavoro sarà coordinato dal dott. Sandro Piussi. Il progetto comprenderà la creazione di un Indice inventariale di tutta la sezione che, nell'attuale consistenza, assomma a 50 cartolari.

Katja Piazza