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on lineMarzia Comino, Giuliana di Brazzà
L'archivio del capitolo metropolitano di Udine. Inventario1. L'archivio del capitolo metropolitano udinese.
Dopo la soppressione del patriarcato di Aquileia attuata da Benedetto XIV cessarono di esistere tanto il capitolo collegiato di Udine quanto il capitolo cattedrale di Aquileia: nel 1752 furono eretti gli arcivescovadi di Udine e di Gorizia e si costituì il capitolo metropolitano udinese. In quest'ultima nuova istituzione furono incorporati i beni patrimoniali del capitolo collegiato udinese e quella parte di beni del capitolo di Aquileia che non erano passati alla diocesi goriziana. In modo analogo, si costituì anche il nuovo archivio capitolare udinese. Esso si configura attualmente come uno dei centri più ricchi di documentazione storica esistenti sul territorio regionale, raccogliendo atti relativi all'istituzione e alle vicende della chiesa udinese come di quella aquileiese, nonchè di tutte le chiese friulane che ad esse facevano capo.
Se tale commistione di fondi si venne a creare dalla metà del secolo XVIII, fino ad allora, per circa cinque secoli, i due archivi capitolari avevano avuto vita autonoma ed avevano trovato collocazione in sedi distinte. E' comprensibile quindi che il nuovo archivio abbia generato, fin dall'inizio della sua formazione, non pochi problemi relativi alla sua gestione, sia per la mole di materiale documentario che vi era confluito, sia per il probabile stato di disordine in cui versava in seguito all'unificazione dei due fondi soppressi. Si può ipotizzare che un riordino pressochè completo di tutto il materiale archivistico sia stato compiuto nella prima metà dell'Ottocento: in seguito a tale intervento l'archivio fu suddiviso in sezioni, una delle quali si è mantenuta fino ad oggi (cfr. serie "Sezione IV"). Il fondo documentario del capitolo metropolitano non si mantenne sempre compatto nel tempo: la notizia che ad un certo punto gli atti si trovassero distribuiti in due archivi distinti si ricava ad esempio da un indice manoscritto (non datato ma attribuibile al XIX secolo) che porta il titolo di "Indice delle materie contenute nei due Archivii del Capitolo Metropolitano di Udine, il primo situato sopra la Cappella della Purità, il secondo in una stanza sopra le Sacristie del Duomo". Nel 1969 l'intero archivio trovò sistemazione nei locali afferenti al Seminario Arcivescovile di Udine, in un ampio vano seminterrato dotato di scaffalature metalliche, insieme ad una parte della biblioteca capitolare. Dal luglio 2000, dopo necessarie procedure di spolveramento e disinfezione di tutti i documenti, l'archivio capitolare udinese è stato trasferito nella sede cittadina degli Archivi Storici Diocesani, in Piazza Patriarcato. Qui la documentazione è attualmente collocatata in scaffalature metalliche su binario compattabili, in un locale dotato di impianto di condizionamento, con temperatura e tasso d'umidità costantemente monitorati.
2. Il riordinamento e l'inventariazione.
La documentazione dell'archivio metropolitano udinese si riferisce ad un arco di tempo compreso tra il XIII e il XX secolo. La presenza di atti originali antichi, anteriori di qualche secolo all'istituzione del capitolo metropolitano, si spiega con la necessità della nuova istituzione di recuperare parte della documentazione anteriore al 1752 per salvaguardare i propri interessi, riconfermare diritti, o più semplicemente per gli usi pratici dell'amministrazione del proprio patrimonio. Tali atti, spesso anche ricondizionati in nuove unità insieme alla documentazione più recente emanata dall'ente, si sono ritenuti quindi di pertinenza del capitolo metropolitano.
Quale preliminare fase di lavoro si è provveduto ad eseguire un censimento generale del fondo, con particolare attenzione alle vecchie segnature, al fine di ottenere un quadro quanto più possibile completo delle unità archivistiche presenti (registri, vacchette, volumi, buste, fascicoli, filze, pacchi). Segno evidente di precedenti interventi sulla documentazione, verosimilmente a partire dalla seconda metà del Settecento, è la frequente presenza di volumi, all'interno dei quali sono state cucite unità archivistiche originariamente sciolte, a volte anche riunite in base a criteri topografici o comunque dettati da praticità di consultazione.
Successivamente a questo primo e sommario inquadramento del materiale, si è proceduto alla schedatura delle singole unità. Per ogni scheda risultano indicati: l'intitolazione originale o attribuita; gli estremi cronologici (con eventuale segnalazione di copie o richiami di atti anteriori, oppure di registrazioni e annotazioni posteriori all'effettiva data di compilazione del pezzo); il supporto, le dimensioni, la consistenza, il tipo di legatura; il contenuto ed eventuali note quali la presenza di allegati, indici, carte a stampa, sigilli o lo stato di conservazione qualora il pezzo si presenti deteriorato. Nel caso in cui l'unità archivistica non fosse datata si è fornita una datazione attribuita grazie ad elementi intrinseci rilevati all'interno del documento. Là dove la ricostruzione del testo fosse dubbia, si è ricorsi al punto interrogativo (?); per le integrazioni si sono utilizzate le parentesi quadre [...]. I titoli originari a volte sono stati abbreviati ed il testo mancante si è indicato con le parentesi tonde (...). Eventuali errori od omissioni dello scriptor si sono evidenziati con (sic). Si sono adottate le seguenti abbreviazioni: aa.=anni, cc.=carte, docc.=documenti, id.=idem, leg.=legatura, sec./secc.=secolo/secoli, vol./voll.=volume/volumi.
Le schede così redatte hanno permesso l'individuazione delle serie archivistiche, con eventuali sottoserie, ognuna delle quali è preceduta in inventario da una breve descrizione introduttiva che fornisce una sintetica spiegazione della natura e delle caratteristiche delle unità schedate. Si è quindi giunti alla produzione dell'inventario, nel quale le schede sono state ordinate cronologicamente (o in base ad affinità di contenuto) all'interno delle singole serie e numerate progressivamente. In aggiunta alla presente premessa, a corredo dell'inventario si è elaborato l'indice, strumento indispensabile per la consultazione.
Si noti infine come, in seguito al rimaneggiamento subito nel tempo dagli atti, i documenti affini per tipologia e contenuto non sono risultati sempre assegnabili ad un'unica serie: è il caso ad esempio della documentazione relativa alle "Ville", in cui l'adozione di un criterio topografico ha fatto sì che per una stessa località si sia rinvenuta documentazione di tipo amministrativo, contabile e giudiziario insieme.Marzia Comino
Giuliana di Brazzà
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