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Censimento degli archivi parrocchiali del FriuliTecnicamente per "censimento" si intende il "rilevamento di dati riferito ad archivi dello stesso tipo o a una determinata tipologia di fonti documentarie", nel nostro caso gli archivi parrocchiali della diocesi. Si tratta di un'indagine condotta con criteri scientifici per conoscere e quindi poter meglio tutelare e valorizzare un patrimonio archivistico di valore notevole, sinora prevalentemente sconosciuto ai più.
Sul ruolo che ebbe la parrocchia nella vita sociale, e non soltanto religiosa, molto è stato scritto; essa è stata definita da uno storico "struttura giuridico-territoriale del sacro, un cumulo di funzioni e beni non solo rituali ma anche amministrativi ed economici", e ancora "l'unica rilevante struttura del sacro, fenomeno sociale profondamente innervato nella cultura, nel costume e nella famiglia" (A. Gambasin, Parroci e contadini nel Veneto alla fine dell'Ottocento, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1973, pp. 13-14).
Modalità operative
Per ciascuna parrocchia viene redatta una scheda, realizzata sulla base di uno schema di rilevazione appositamente predisposto, studiato in collaborazione con la Soprintendenza archivistica per il Friuli-Venezia Giulia, a partire dalla concreta realtà documentaria così come si presenta;si è tenuto conto anche di esperienze analoghe attuate in altre diocesi.
Nella prima parte della scheda si danno informazioni generali sull'ente (nome, indirizzo, telefono, epoca d'istituzione), sulle condizioni dell'archivio (ubicazione, tipo di scaffalatura, spazio occupato in m lineari, stato di conservazione) e sui locali che lo ospitano (idoneità, impianto elettrico, dispositivi di sicurezza). Segue una breve nota storico-istituzionale, che sintetizza le origini, i passaggi istituzionali, eventuali mutamenti di sede, corredata da una bibliografia, da intendersi sempre come essenziale, che registra solo le fonti edite; altre notizie sono tratte se necessario dall'archivio stesso (libro storico, bollettino parrocchiale, ecc.).
Si passa poi alla descrizione dell'archivio, evidenziandone l'articolazione in fondi e serie archivistiche e dando per ciascuna di queste ultime la consistenza espressa secondo il tipo di unità di cui si compone, con la massima precisione possibile (buste o cartelle, pacchi, registri, fascicoli, atti singoli… ); la consistenza è accompagnata dall'indicazione degli estremi cronologici, attribuendo criticamente la datazione ove necessario. L'archivio viene considerato nella sua interezza, rilevando per quanto possibile anche la documentazione corrente.
L'individuazione delle serie è la parte qualificante del lavoro, operazione non semplice in quanto si tratta di archivi non ordinati e generalmente privi di strumenti di corredo; il censimento viene quindi ad essere, per molti di essi, la sola chiave di conoscenza e di accesso.
È frequente il caso che nell'archivio parrocchiale siano confluiti materiali estranei all'attività principale dell'istituzione parrocchia e che si definiscono fondi e carte aggregate; possono essere carte personali di parroci, fabbricieri, di persone che hanno in qualche modo avuto a che fare con questi o con la parrocchia, oppure di enti promossi e sostenuti dai parroci (latterie sociali, casse rurali…), in qualche caso fortunato vi sono documenti relativi ai comuni rurali di antico regime, a partire dal XVI-XVII secolo. Come si può capire, la definizione di "aggregate" non deve essere intesa in senso riduttivo, al contrario, spesso questi materiali costituiscono fonti storiche di tutto rilievo.
Svariate parrocchie conservano raccolte fotografiche, talora di dimensioni quantitative e qualitative non indifferenti; anzi, quasi tutte le parrocchie possiedono almeno una minuscola raccolta di fotografie. Nel censimento se ne fornisce il numero complessivo distinguendo tra stampe in bianco e nero e a colori e dando come sempre gli estremi cronologici. Si prende nota della presenza di fondi musicali, specificandone sempre consistenza ed estremi cronologici. Infine si segnala l'esistenza di materiale bibliografico, descrivendo singolarmente i testi anteriori al XIX secolo qualora si trovino in piccolo numero; altrimenti si pone in evidenza la biblioteca nel suo complesso. Le parrocchie, anche in questo campo, possiedono a volte piccoli tesori sconosciuti, preziosi per studiare cosa leggevano i parroci di un tempo, quali ambiti culturali coltivavano e diffondevano nel nostro Friuli.
Gli archivi
Salvo rare eccezioni, gli archivi sono privi di strumenti che ne possano consentire la consultazione. Sono in genere conservati presso l'ufficio del parroco, ma talvolta quella che si potrebbe definire "sezione storica" è relegata nei solai; nonostante tutto, le condizioni di conservazione possono definirsi buone o discrete nella maggioranza dei casi.
Per quanto riguarda la qualità della documentazione, bisogna sottolineare che anche parrocchie di recente istituzione conservano quasi sempre materiali antichi, almeno dal XVIII secolo, talora dal XVI, in qualche caso, in quantità rilevante; questo perché in ogni paese, in ogni cappella, vicaria o curazia esistevano istituzioni come la cameraria, diretta emanazione della vicinia, e, dal 1807, la fabbriceria, veri e propri enti che producevano propri archivi. La presenza di questi fondi, unitamente alle carte delle confraternite non incamerate dal demanio, fa sì che l'archivio parrocchiale sia un organismo di norma complesso, non certo monolitico, ma neppure limitato alle sole serie dei libri canonici e stati d'anime, benché questi lo caratterizzino in senso esclusivo.
Enrica Capitanio
Gabriella Cruciatti
Nicolle Dao
Ugo Falcone
Elisa Morandini
Luca Olivo
Alba Zanini
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