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on lineClaudio Lorenzini
Censimento dei santuari cristiani del Friuli - Venezia Giulia
1. L'Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli, di concerto con il Gruppo regionale di studio sui santuari, ha attivato durante il 2000 una prima fase di schedatura dei santuari cristiani del Friuli Venezia Giulia. L'intento dell'Istituto è quello di promuovere nel prossimo futuro una monografia che, a partire dalla documentazione raccolta nel censimento, illustri l'aspetto santuariale nei suoi molteplici risvolti - storico, culturale, devozionale, artistico, architettonico, economico e così via - colmando una lacuna nel panorama degli studi storico-religiosi regionale (1).
Le schede sui santuari raccolte finora sono il frutto della rielaborazione delle schede redatte dal gruppo di studio regionale nell'ambito del Censimento dei santuari cristiani in Italia promosso dall'École française de Rome.
2. L'attenzione riservata dalla ricerca ai santuari è cresciuta notevolmente in ambito nazionale proprio a partire dall'iniziativa promossa dall'École française de Rome dal 1998. L'intento del prestigioso istituto di ricerca era quello di completare un censimento nazionale dei santuari, attraverso la compilazione di una scheda-santuario disponibile in rete (2). È attesa ancora la seconda fase del progetto, durante la quale il materiale raccolto in ambito nazionale verrà reso pubblico e messo a disposizione degli studiosi in un sito internet apposito.
La ricerca è stata affidata ai gruppi di studio regionali, la formazione dei quali è stata sollecitata dall'École française.
I gruppi, coordinati da un responsabile, hanno autonomamente tracciato un primo elenco di luoghi di culto per i quali vi fosse - o vi fosse stata - una ricorrente presenza di fedeli attraverso i pellegrinaggi, o la testimonianza di fenomeni miracolistici, oppure la presenza di ex-voto e così via; su tutto prevaleva quale criterio discriminante la ricerca condivisa della grazia, sia essa collettiva o personale. L'auspicio dell'École française era quindi che tutti i gruppi regionali adottassero una definizione comune di 'santuario', per garantire l'omogeneità dei dati che compongono il censimento.
3. Il gruppo regionale di studio sui santuari, coordinato dal professor Cesare Scalon e dal dottor Andrea Tilatti, ha cominciato la propria attività al principio del 1998. Al gruppo hanno collaborato, in misure e tempi diversi, Paolo Goi, Gian Paolo Gri, Paolo Moro, Rosanna Zoff, Laura Oretti, Claudio Lorenzini, Luigi Tavano, Elisabetta Bacciga, Giuseppe Cuscito, Paola Voncini.
Gran parte dei collaboratori avevano già svolto ricerche nell'ambito della storia religiosa e sociale nel contesto regionale, pertanto le sollecitazioni provenienti dall'École française de Rome, accanto a una analoga iniziativa dell'Istituto per la Storia sociale e religiosa di Vicenza, giunsero su un terreno già fertile.
Significativamente, pochi mesi prima dell'iniziativa "centrale" si era svolto a Udine il convegno di studio Santuari alpini. Luoghi e itinerari religiosi della montagna friulana promosso dall'Accademia di Scienze, lettere e arti di Udine (3). L'attenzione riservata ai santuari alpini in una regione storicamente di confine com'è il Friuli, aveva nell'intento degli organizzatori dei risvolti legati alla natura transfrontaliera che caratterizza la devozione degli abitanti dell'intera regione. La conseguenza importante di questa particolare situazione è che per comprendere l'esperienza della ricerca della grazia in un territorio come quello regionale non è possibile adottare modelli rigidi, che descrivano o privilegino i santuari del territorio nazionale e trascurino i luoghi di culto oltre confine. I santuari alpini si offrivano quindi come paradigmatici di una situazione più articolate e complessa che interessava ambiti territoriali più vasti di quello regionale, verso tutte le coordinate geografiche: la Carinzia, la Slovenia, l'Istria e l'ambito veneto.
Lo studio della devozione santuariale, in un contesto così particolare come quello regionale, necessiterebbe quindi di un approccio flessibile, aperto a una pluralità di sollecitazioni, che arricchiscono di fatto la prospettiva comparativa. Accanto a questa esigenza però vi era la necessità, imposta dal censimento, di rispettare i confini nazionali. L'iniziativa dell'École française infatti era costretta di necessità entro il territorio italiano e non poteva tener conto delle differenze, pur significative, che ogni gruppo regionale avrebbe potuto esprimere.
L'insieme dei santuari censiti trascura per ora i santuari e le devozioni transnazionali (4), che comunque traspaiono dalle osservazioni effettuate dai diversi redattori delle schede.
4. Al confronto con altre realtà regionali, il numero delle schede raccolte non è vasto; sono stati individuati 81 santuari (5). Ciò potrebbe far ritenere che i criteri adottati dal nostro gruppo siano stati troppo restrittivi per censire l'intero corpus dei santuari (6).
È bene però tenere in conto che nell'osservazione della devozione appena venga allargato l'obiettivo ci si trova di fronte ad un territorio disseminato di cappelle, ancone devozionali, altari di chiese parrocchiali e filiali, pievi, luoghi naturali e così via. Un approccio microanalitico e poco attento alla condivisione delle devozioni - che devono superare i confini della comunità affinché si possa parlare di santuari in senso proprio - rischia di essere troppo estensivo. Inoltre si azzardano in questo modo attribuzioni di autorità e prestigio a devozioni domestiche o comunitarie, che meritano e necessitano di studi altrettanto approfonditi, ma trascendono dall'ambito santuariale più proprio. Il rischio è certamente quello di relegare in una zona d'ombra, mettere in soffitta esperienze culturali importanti e fondanti dell'esperienza religiosa personale e collettiva (7). Nel contempo, consapevoli dei limiti insiti in ogni censimento o schedatura estensiva, è necessario fissare dei confini, anche ristretti, del fenomeno da studiare.
La necessità di restringere il campo - ma soprattutto la volontà di evitare generalizzazioni affrettate che solo ricerche approfondite, sia in prospettiva documentario-storica che etnografica-empirica, potrebbero accreditare - ha indotto il gruppo a selezionare lo stato dell'arte, ovvero a privilegiare la ricerca in biblioteca piuttosto che in archivio, quindi a soppesare il numero dei santuari noti e riconosciuti come tali oggi sulla base delle fonti edite.
5. Ogni collaboratore al gruppo si è assunto l'onere di redigere le schede su di una zona omogenea del territorio regionale. Oppure, sulla base di esperienze di studio precedenti o sulla preparazione specifica, l'attenzione è stata posta su casi particolari, diversi dalle aree di provenienza.
Una volta individuati i santuari e suddivisi fra i vari collaboratori, si è proceduto alla compilazione della scheda elaborata dall'École française su supporto cartaceo oppure su formato elettronico.
Per agevolare l'inserimento delle informazioni nella base dati disponibile in rete, le schede sono state preliminarmente corrette dal punto di vista "formale", ovvero cercando di adattarle con maggior rigore alle norme che l'École française stessa aveva diffuso (8).
Le schede che l'Istituto Paschini ora acquisisce sono il frutto di una prima "normalizzazione" delle schede-santuario elaborate dai singoli redattori sulla base del modello dell'École française de Rome con alcune novità e integrazioni.
Tutti i redattori hanno cercato di mantenere un certo equilibrio fra le diverse aree, di modo che nel rispetto dell'economicità della scheda, alcuni aspetti non prendessero il sopravvento su di altri. Va da sé che la formazione e la preparazione specifica di ogni redattore tendeva, anche involontariamente, a privilegiare certi aspetti più che a trascurarne altri. Le schede quindi tengono conto di questo processo di selezione, e, tentando una prima e misurata revisione delle stesse, lasciando intatto l'impianto testuale di ogni redattore, sia per quanto riguarda gli aspetti delle singole aree di cui è composta la scheda, sia per quanto riguarda le citazioni e segnalazioni bibliografiche (9).
6. I difetti della scheda sono molteplici, e sono stati evidenziati più volte (10). È necessario però sottolineare il fatto che i limiti sono intrinseci alla stessa redazione di un censimento che si occupa di un fenomeno così complesso e vasto come quello santuariale. Difficilmente le 24 schede di cui si compone la scheda-santuario possono offrire uno sguardo attento ed esaustivo su tutti gli aspetti coinvolti attorno ai santuari. Ma l'importanza dell'iniziativa è indubbia, soprattutto perché grazie allo strumento informatico la ricerca delle informazioni e la loro comparazioni viene enormemente facilitata.
Le sezioni di cui si compone la scheda sono cinque: nella prima, 'Anagrafe e geografia', il santuario viene sostanzialmente "regestato" (schede 1-5); nella seconda, 'Culto' (schede 6-14), sono inclusi la dedicazione del santuari, la tipologia, la descrizione degli oggetti di culto, degli ex-voto e delle devozioni; la terza, 'Giurisdizione' (schede 15-18), contempla la presenza di riconoscimenti ufficiali (ad esempio le indulgenze), il patronato, la giurisdizione e la cura spirituale; la quarta, 'Struttura' (schede 19-21), contiene la descrizione fisica del santuario nei suoi aspetti architettonici e storico-artistici; nella quinta, 'Leggende e tradizioni' (schede 22-24), sono inserite le leggende di fondazione e, attraverso un campo note, tutto ciò che non riesce ad essere incluso nei campi precedenti.
Concludono la scheda-santuario la nota bibliografica e la parte dedicata alle fonti d'archivio o inedite.
7. Come precedentemente osservato le schede raccolte presentano una sostanziale omogeneità nelle diverse sezioni e per tutti i redattori. Fra tutte le sezioni quella dedicata alla 'Giurisdizione' è la più lacunosa, un difetto che accomuna probabilmente l'intero ambito nazionale (11).
Il Prospetto riassuntivo delle schede raccolte, allegato alla relazione, offre un quadro sulla completezza delle schede. Senza ricorrere a giudizi arbitrari sulla qualità delle schede il prospetto serve a comprendere in quali aspetti si debba ancora approfondire l'analisi e, specularmente, in quali la documentazione raccolta sia sufficiente per garantire una buona base di partenza per lo sviluppo della ricerca. Va da sé che tutte le schede, proprio per le loro caratteristiche intrinseche, necessitano di una revisione prima della loro eventuale pubblicazione (12).
8. Le schede che acquisisce ora l'Istituto Paschini sono arricchite da tutte le annotazioni che non hanno trovato posto nelle rigide sezioni che compongono la scheda-santuario. Una scheda di fatto ingloba fenomeni e aspetti culturali nella schematicità e riduzione dell'interpretazione; per capire le peculiarità di un santuario per molti aspetti è preferibile un approccio maggiormente descrittivo. Si riesce così ad illustrare con maggior precisione e respiro i singoli santuari e le loro specificità. Inoltre le schede "del Paschini", anche grazie alla conservazione di tutte le segnalazioni bibliografiche, offrono maggiori stimoli per l'approfondimento e la ricerca.
Note:1) Accanto ad una vasta produzione pubblicistica su singoli santuari o su aree omogenee, l'unico volume dal respiro monografico sull'ambito regionale rimane ancora l'opera pregevole di Rosanna Zoff, E qui mi costruirete una chiesa. Leggende e santuari mariani nel Friuli-Venezia Giulia, Gorizia, Goriziana, 1991 (Il biancospino, 6).
2) L'inserimento della scheda-santuario è avvenuto attraverso la connessione al sito internet http://cisadu5.let.uniroma1.it/efr. Finora le schede raccolte non sono disponibili per la consultazione, ma lo diverranno in tempi ragionevolmente brevi.
Sulla validità della scheda e sui suoi limiti ne parleremo diffusamente in seguito.
3) Da cui gli atti Accademia udinese di Scienze, lettere e arti, Santuari alpini. Luoghi e itinerari religiosi nella montagna friulana, Atti del Convegno di studio; Udine, 27 settembre 1997, Udine, Arti grafiche friulane, 1998.
4) Ad eccezione di Monte santo di Gorizia (scheda n. [2]), non inclusa nel censimento dell'École française.
5) Le schede compilate però sono numerate da 1 a 79; le due aggiuntive, indicate nella numerazione fra le parentesi quadre, riguardano la prima la Madonna dei fiori di Trieste e la seconda Monte santo di Gorizia.
6) Il confronto con le altre esperienze regionali è avvenuto durante il III convegno I santuari cristiani dell'Italia, Sanzeno (TN), 2-5 giugno 1999 organizzato dall'École française in concerto con l'Associazione internazionale per le Ricerche sui santuari e dal Centro per gli Studi storici italo-germanici, durante il quale erano evidenti per alcuni gruppi criteri variegati e selezioni a maglie troppo larghe.
7) Cfr. Gian Paolo Gri, Salire verso la grazia. Strutture simboliche marginali dell'itinerario religioso, in Santuari alpini cit., pp. 69-84.
8) Ci riferiamo in particolare ai Consigli per l'uso dell'ottobre 1998 e al Vademecum del 15 marzo 2000 promossi entrambi dall'École française, frutto di una decisione collegiale fra un ristretto gruppo di responsabili del progetto.
9) Le norme prevedevano non oltre le quattro citazioni per santuario; le nostre schede, anche in vista della preparazione di una prima nota bibliografica sui santuari regionali ha mantenuto tutte le citazioni riportate dai collaboratori.
10) Rimando alle acute osservazioni di Andrea Tilatti, Friuli-Venezia Giulia, relazione al III convegno I santuari cristiani dell'Italia, Sanzeno (TN), 2-5 giugno 1999 e Id., Santuari. Riflessioni in margine a un censimento, relazione al convegno La religiosità popolare nella montagna friulana, Comeglians, 9 dicembre 2000, entrambi di prossima pubblicazione.
11) Cfr. A. Tilatti, Santuari cit.
12) Per le singole sezioni della scheda-santuario la "scala di completezza" è rappresentata da uno o due asterischi, oppure dalla loro assenza.
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