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Francesca Bertolo, Laura Pavan
Le pergamene dell'archivio storico della Diocesi di Concordia - Pordenone
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Il progetto in corso presso l'Archivio Storico della Diocesi di Concordia-Pordenone prevede il riordino, l'inventariazione, la lettura e la stesura dei regesti di parte dei documenti che costituiscono il Fondo Pergamene dell'Archivio stesso. Esso è costituito da oltre 1700 esemplari di varia provenienza, la maggior parte dei quali era originariamente parte integrante dell'Archivio Capitolare, dell'Archivio della Mensa Vescovile e degli Atti della Curia Vescovile, mentre 500 esemplari circa provengono da diversi archivi parrocchiali depositati presso la Curia per una miglior salvaguardia e fruibilità.
La ricerca in atto ha per oggetto proprio l'analisi delle pergamene provenienti dalle parrocchie della diocesi, in particolare da Arba (216), S. Martino al Tagliamento (125), Cusano (25), Basaldella, Gaio-Baseglia, Maniago, Cavasso, Tauriano, Meduno, Brische, Travesio, S. Marco di Pordenone e sicuramente anche da altre parrocchie da individuare tra gli esemplari non ancora suddivisi per località di pertinenza. I documenti, che in buona parte sono già stati sottoposti a restauro conservativo, appartengono ad un arco cronologico che va dalla fine del XII agli inizi del XVII secolo con una concentrazione prevalente nei secoli XV e XVI. La natura della documentazione è piuttosto variegata; prevalgono sicuramente i contratti di vendita, di affitto e di livello stipulati tra privati e chiese, ma vi sono anche testamenti, donazioni, arbitrati, sentenze.
Il lavoro consiste nel riordino cronologico delle pergamene, suddivise per parrocchia, nella numerazione e inventariazione delle stesse, nella lettura del testo finalizzata alla stesura di un regesto per ciascun atto che riporti la data cronica e topica, l'indicazione del tipo di atto, l'esistenza di copie manoscritte e/o edizioni, la sintesi del contenuto, la segnalazione di eventuali personaggi di particolare rilievo, il nome del notaio sottoscrittore.
Allo stato attuale è stato completato l'esame delle pergamene di Arba e di Cusano ed è in via di completamento quello delle pergamene di S. Martino al Tagliamento. I documenti di Arba e S. Martino, per lo più contratti risalenti in prevalenza al XVI secolo, consentono una ricostruzione della vita economica e sociale di insediamenti rurali tipici dell'area friulana a cavallo tra medioevo ed età moderna, facendo riferimento soprattutto alla gestione delle proprietà terriere delle locali pievi e cappelle. Invece, gli atti relativi a Cusano, compresi tra il 1296 e il 1371, permettono la ricostruzione della lunga controversia tra il vescovo di Concordia e la famiglia nobile dei Prampero intorno al castello di Cusano, fortilizio oggi scomparso che sorgeva sulla riva destra del fiume Fiume nel territorio dell'attuale comune di Fiume Veneto.
Estratto dalla nota introduttiva sui regesti delle pergamene di Arba
Il Fondo Pergamene dell'Archivio Storico della Diocesi di Concordia-Pordenone conserva un nucleo di 217 documenti manoscritti relativi alla comunità di Arba, tutti redatti in latino. Si tratta, per la maggior parte, di compravendite di terreni, di contratti d'affitto su terre o altri beni immobili, di vendite del diritto di riscossione, in monete o in natura, su proprietà diverse. L'esemplare più antico risale al 1253 e il più recente al 1781, ma il periodo maggiormente documentato è senza dubbio il XVI secolo, cui risalgono oltre i due terzi delle pergamene. Sono solo 2, infatti, gli esemplari risalenti al XIII secolo, se ne contano rispettivamente 17 e 29 per i secoli XIV e XV, mentre tutti gli altri sono stati redatti nel corso del XVI secolo, tranne un piccolo gruppo di 8 che risalgono al Seicento.
Tra le parti in causa rappresentate negli atti, il primo posto spetta alla pieve di S. Michele Arcangelo e alla chiesa dei Santi Maria e Gottardo di Colle, che generalmente acquistano terreni o diritti su terreni da terzi o ricevono in donazione beni attraverso lasciti testamentari. In rappresentanza delle chiese intervengono i camerari, ovvero gli amministratori dei beni ecclesiastici, quasi sempre in numero di due. Rispetto alle compravendite, le donazioni e gli atti testamentari sono un numero esiguo, così come le controversie, seguite da relative sentenze, tra comunità, tra privati, tra chiese e privati.
L'arco di tempo maggiormente documentato coincide, dal punto di vista politico-amministrativo, con l'instaurarsi e l'affermarsi del dominio della Serenissima Repubblica sulle terre che, fino al 1420, erano state governate dal Patriarcato Aquileiese. La villa di Arba, che rientrava nella giurisdizione del castello vescovile di Meduno, mantiene questo status anche in età veneta, con il riconoscimento ufficiale dei diritti del vescovo di Concordia da parte del Serenissimo governo. Nel periodo considerato è necessario tener conto, anche per il caso specifico di Arba, di alcuni eventi storici di rilievo che hanno interessato più a largo raggio l'area friulana influendo sull'evoluzione del territorio e sulla trasformazione del paesaggio agrario. Dopo l'instaurazione del dominio veneziano, infatti, vanno ricordate le incursioni dei Turchi alla fine del Quattrocento, con numerosi incendi di villaggi e la conseguente necessità di "ricolonizzare" terre desolate, la guerra di Cambrai (1508-1517) tra Venezia e gli alleati imperiali che ha flagellato le campagne friulane, la rivolta nel 1511 dei contadini vessati dalle imposizioni dei nobili e spinti ad assaltare ed incendiare i castelli dell'area udinese in particolare. E ancora, l'istituzione da parte della Serenissima, nel 1533, della Contadinanza, organismo di rappresentanza più formale che sostanziale, i cui componenti venivano eletti tra i sindaci dei Comuni rustici, 4 per la destra e 4 per la sinistra Tagliamento, con il diritto di agire in contraddittorio di fronte al Parlamento della Patria del Friuli o agli stessi rappresentanti del governo veneziano.
La natura e il contenuto dei documenti regestati forniscono elementi utili alla ricostruzione della vita economica e sociale di un insediamento rurale tipico dell'area friulana a cavallo tra medioevo ed età moderna. Ciò che emerge con maggior evidenza sono le caratteristiche del paesaggio rurale, dell'organizzazione agraria e dei contratti stipulati sulle terre, alle quali si aggiungono informazioni sulle coltivazioni più diffuse e sulle tipologie edilizie presenti. L'immagine dell'ambiente agricolo che se ne ricava appare in stretta continuità con l'insediamento rurale tardomedievale la cui struttura portante, in Friuli molto più a lungo che altrove, e basata sul manso (in latino mansus). Il manso può essere definito come un insieme di campi e di altre entità colturali, in buona parte discontinui tra loro dal punto di vista topografico, ma generalmente pertinenti ad un unico villaggio e ad un contadino residente con la famiglia (manso loco et foco con relativo sedime) che coltiva le terre o comunque le detiene. Il manso così inteso è stato per secoli anche unità di riferimento per imposizioni fiscali di carattere pubblico. L'unità agricola si compone, dunque, di campi aperti più esterni e di appezzamenti chiusi o recintati in vario modo, di modeste dimensioni, che le fonti definiscono braide baiarzi, cente, cortili, orti e che si trovano spesso all'interno della fortificazione del villaggio (cortina, cinta) o nella fascia territoriale immediatamente esterna (tavella). Molto probabilmente questi appezzamenti intensamente coltivati erano destinati alla produzione di legumi e verdure principalmente per autoconsumo, mentre nei campi più vasti si concentrava la produzione cerealicola (frumento, avena, segale, miglio, sorgo, farro). Queste produzioni erano integrate dai prati, indispensabili per il pascolo e l'allevamento del bestiame grosso e per nutrire gli animali da lavoro, dai boschi, fonte di legname da costruzione e da ardere, e da colture arboree di pregio quali viti, alberi da frutta, castagni, noccioli, gelsi.
Alcuni regesti relativi alle pergamene di Arba
1-LASCITO
1253, novembre 2, [...], alla presenza, tra gli altri, del prete Giovanni di Arba
Bruno dona alla chiesa di S. Michele di Arba, attraverso Domenico di Brunone rappresentante della chiesa stessa, una sua centa posta in Arba in remissione dei suoi peccati e per la salvezza della sua anima [...].
NOTAIO: Bonifacio [...]
2-ATTO DI LIVELLO
1292, agosto 16, nella villa di Arba in casa di Domenico giurato del vescovo
Il vescovo di Concordia Fulcherio concede a livello ad Andrea, Giovanni e Armano il terreno per la costruzione di un mulino posto sul Meduna, da un lato lambito dall'acqua del Meduna stesso e dall'altro confinante con le ville di Tesis e di Arba. Il livello annuo, da pagare alla festa di S. Stefano del 26 dicembre, consiste in 6 capicolli e 6 spalle di maiale e un capretto per le festività pasquali.
NOTAIO: [...]
3- A) PROCURA
1333, aprile 7, alla presenza, tra gli altri, del prete Supertino pievano di Arba, del prete di Vivaro Andrea
Il nobiluomo Sbrisalia di Porcia, capitano di Pordenone, viene designato a rappresentare gli abitanti del comune di Cordenons nella lite per questioni di confine tra questi e gli abitanti di Vivaro guidati da Bregonia di Spilimbergo e dal fratello Bartolomeo. Arbitro della vertenza è Induico di Caporiacco del fu Dietalmi di Villalta, la cui sentenza dovrà essere rispettata da ambo le parti, sotto la pena di 100 marche di denari aquileiesi.
B) SENTENZA
1333, aprile 7
Induico di Caporiacco emana la sentenza sulla lite tra i due Comuni: gli abitanti di Cordenons non dovevano oltrepassare i confini segnati con fosse, argini e mucchi di pietre che iniziavano dal letto del Meduna arrivavano dritti al rovere che stava nella piazza della villa di Domanins, proseguivano in direzione di Vivaro e salivano fino alla strada di S.Foca. I confini non dovevano essere oltrepassati quando si segava l'erba, quando si raccoglievano fieno, strame e legna. Ugualmente, gli abitanti di Vivaro non dovevano oltrepassare quei confini verso Cordenons e dovevano invece versare ogni anno al capitano di Pordenone 3 staia di frumento e 10 polli.
NOTAIO: Nicola del fu ser Supertino di Spilimbergo.
4-PROCURA
1349, [...]
La comunità di Arba, alla presenza del podestà e dei camerari della chiesa di S. Michele, nomina suo procuratore il pievano di Arba Francesco Mattia Degano nella controversia con la comunità di Tesis sul contributo pari a un terzo delle spese sostenute e da sostenere per la costruzione della chiesa e del campanile della pieve di S. Michele. Il pievano promette di difendere gli interessi della comunità davanti al vescovo di Concordia Pietro e ai suoi ufficiali che avrebbero dovuto giudicare il caso.
NOTAIO: Supertino del fu Tommaso di Spilimbergo.
5-PROCURA
1353, gennaio 10, nella pubblica via davanti le mura di Arba.
Nella piazza di Arba, al suono della campana, si radunano gli abitanti per nominare i loro rappresentanti, ovvero Mattia del fu Enrico e Vidoto del fu Gislo, incaricati di difendere le ragioni della comunità di Arba nelle controversia con gli abitanti di Tesis sulla questione delle spese sostenute per i restauri della pieve di S. Michele di Arba. Il caso sarà esaminato e giudicato dai rappresentanti del vescovo di concordia fra' Pietro, davanti ai quali i procuratori scelti promettono di difendere gli interessi della comunità di Arba.
NOTAIO: Giovanni figlio di Nicola di Porcia.
6-A) CONTROVERSIA
1353, gennaio 24, nella chiesa di S. Gerolamo di Cordovado
Controversia tra le comunità di Arba e di Tesis originata dalla pretesa degli uomini di Arba che anche gli abitanti di Tesis contribuissero al sostentamento della chiesa di S. Michele e ai lavori di manutenzione necessari. Le due comunità, alla presenza del notaio, nominano in rappresentanza i loro procuratori che si presentano al vescovo di Concordia fra' Pietro e si impegnano ad accettare l'esito dell'arbitrato, qualsiasi esso sia.
NOTAIO: Isacco da Cordovado del fu Ianzello di Spilimbergo.
B) SENTENZA
1353, gennaio 24, nel palazzo vescovile di Cordovado, alla presenza, tra gli altri, del prete Alberto di Portogruaro pievano di Arba, di fra' Paolo monaco presso il monastero di Sesto, di Asquino del fu Artico di Varmo, di Pregogna figlio del nobile Francesco di Sbrojavacca
In relazione alla controversia tra le comunità di Arba e Tesis, il vescovo di Concordia fra' Pietro, con il suo collegio arbitrale, sentenzia che gli uomini di Tesis debbano contribuire per metà delle spese necessarie alla costruzione, alla riparazione, al decoro e agli arredi della chiesa e del campanile di S. Michele di Arba. Sentenzia, inoltre, che gli uomini di Arba intervengano a sostegno dei restauri della cappella di Tesis quando le risorse non siano sufficienti e che contribuiscano per la metà delle spese correnti necessarie al mantenimento della cappella. Il vescovo stabilisce ancora che dei tre camerari di Arba uno sia di Tesis, e dei tre camerari di Tesis uno sia di Arba e due di Tesis. Alla comunità di Tesis viene imposto di versare, in occasione della prossima festa di S. Michele nel mese di settembre, 2 marche frisacensi di monete nuove aquileiesi per il restauro della chiesa e del campanile di S. Michele.
NOTAIO: Isacco di Cordovado del fu Ianzello di Spilimbergo.
51-ATTO DI VENDITA
1506, gennaio 22, all'interno della cinta di Arba, in casa del notaio
Giacomo del fu Venuto Agostino di Colle vende per 5 ducati alla chiesa di S. Maria e S. Gottardi di Ripa di Arba, attraverso i camerari Andrea del fu Andrea Baiarzatti e Lazzaro del fu Arbano Zanelle, un terreno situato a Colle, nel distretto del Comitato di Fanna, in luogo detto sotto arada. Il terreno confina a est con una proprietà di maestro Giorgio di Colle, a sud con una proprietà di Antonio del fu Giovanni mugnaio di Colle, a ovest con un possedimento di Pasquale del fu Carundio di Colle, a nord con la via pubblica che conduce a Maniago. Lo stesso giorno, i camerari della chiesa di S.Maria affittano il terreno acquistato allo stesso venditore Giacomo, per un canone annuo di due quarte di frumento della misura di Spilimbergo.
NOTAIO: Pre' Domenico Missalio del fu maestro Martino Falzario di Arba.
70-ATTO DI VENDITA
1523, settembre 17, sotto la loggia di Arba
Andrea del fu Nicola Marcon di Arba vende per 15 libbre di soldi piccoli alla chiesa di S. Maria e S. Gottardo di Ripa, attraverso il camerario Floretto del fu Faito Todesco, un livello annuo di una quarta di frumento, da pagare in agosto alla festa dell'Assunzione della Madonna, gravante su una casa posta all'interno della cinta di Arba. Essa confina a est con il sedime di Domenico di Matteo di Arba, a sud con la strada pubblica, a ovest con la casa di Domenico del fu Giovanni Minigino di Arba, a nord con il fossato della cinta.
NOTAIO: Pre' Domenico Missalio del fu maestro Martino Falzario di Arba.
150-ATTO DI VENDITA
1570, aprile 19, Arba, in casa del notaio
Giovanni del fu Valentino vende alla chiesa di S. Michele di Arba, rappresentata dal camerario Arbano del fu Lazzaro, un terreno arativo sito in luogo detto il zucholo, che confina a est con proprietà del venditore, a sud con la strada consortile, a nord con proprietà di Costantino di Cargnello. Il prezzo del terreno è di 10 ducati. Il camerario Arbano, a nome della chiesa, affitta il terreno acquistato allo stesso venditore per due quarte di frumento all'anno, della misura di Arba, da pagare il giorno della Madonna d'agosto.
NOTAIO: Pre' Giovanni Maria d'Agostino del fu ser Marco di Spilimbergo
151-ATTO TESTAMENTARIO
1570, maggio 16, nella villa di Arba
Testamento di Giuseppe del fu Martino Carli che dichiara di voler essere sepolto nella tomba di famiglia, nel cimitero della chiesa di S. Michele di Arba e lascia alla stessa chiesa una rendita annua di due quarte di frumento e una casa in muratura, con il tetto in coppi, che fu di sua madre. Lascia inoltre una quarta e mezza di frumento e due secchie di vino della misura di Arba da distribuire al popolo in occasione della processione alla vigilia della festa dell'Ascensione, giorno in cui desiderava che fosse celebrata una messa per la sua anima.
NOTAIO: Pre' Giovanni Maria [de Agosti]nis di Spilimbergo.
Francesca Bertolo
Laura Pavan
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