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fonti Fonti per la storia della Chiesa in Friuli

1) C. Scalon, Necrologium Aquileiense, Udine 1982, pp. 478.
Si tratta di un documento dell’archivio Capitolare aquileiese, confluito, dopo la soppressione del Patriarcato di Aquileia, nella Biblioteca Capitolare di Udine. Il Necrologio, nelle due redazioni, è stato compilato tra l’inizio e la fine del sec. XIV. Documenta i rapporti tra Friuli e mondo tedesco, lo strapotere della nobiltà locale, l’inserimento di lombardi e toscani, lo sfruttamento della popolazione nel medioevo friulano. Al testo segue la pubblicazione di alcune delle fonti più antiche cui hanno attinto i redattori: una lista del XII sec. e testamenti del XIII. Note introduttive riferiscono sulla formazione della signoria feudale, le scuole del Capitolo aquileiese e la società friulana medioevale.

2) C. Moro, Visitatio Ecclesie Capituli Utinensis (1346), Udine 1994, pp. 142.
E’ la più antica relazione di una Visita pastorale aquileiese della Chiesa capitolare di Udine effettuata nel 1346 dal vescovo di Concordia, Guido de Guisis, Vicario generale del Patriarca Bertrando di Saint Geniès. Un documento importante per la storia del Patriarcato e del Capitolo udinese. Mette in evidenza i fermenti del rinnovamento religioso in atto nel XIV sec., indotti dalla personalità impetuosa e lungimirante del patriarca Bertrando. L’edizione è corredata da una contestualizzazione storica dei documenti e da una sintesi su alcuni aspetti di particolare interesse: la politica ecclesiastica del patriarca Bertrando, i provvedimenti assunti dallo stesso.

3) V. Masutti, La Zecca dei Patriarchi di Aquileia. Uomini ed eventi dell’ultimo ventennio (1400-1420), Udine 2000, pp. 272.
Questo studio raccoglie gli atti relativi ai saggi operati nella zecca del Patriarcato d'Aquileia fra il 14 aprile 1400 e il 30 gennaio 1420. Non ha un taglio numismatico e neppure economico: intende invece indagare sugli uomini che in Friuli, in quel ventennio di gravi difficoltà, di guerre, di dominazioni, segnato dal trapasso dal regime patriarchino alla sovranità di Venezia, si occuparono di moneta o come funzionari o come pubblici amministratori o come appaltatori o come tecnici della zecca.

4) G. Brunettin, I Protocolli della Cancelleria Patriarcale dal 1341 e del 1343 di Gubertino da Novate, Udine 2001, pp. 436.
Lo studio si riferisce a due protocolli della cancelleria patriarcale del 1341 e del 1343, conservati nell'archivio arcivescovile di Udine. I registri fanno parte dell'attività del cancelliere patriarcale Gubertino da Novate, cittadina dell'hinterland milanese, iniziata nel 1328 con il patriarca di Aquileia Pagano della Torre e proseguita con diversi patriarchi fino al 1370, in particolare a fianco del patriarca Bertrando di Saint-Geniès. L'autore ragguaglia sull'attività della cancelleria patriarcale a partire dal XIII secolo.

5) L. Gianni, Le note di Guglielmo da Cividale (1314-1323), Udine 2001, pp. 447
Personaggio influente nella prestigiosa città ducale, Guglielmo era ben introdotto nella cancelleria patriarcale dell'epoca e presente in diverse località del Friuli. Era dotato di prestigio, era notaio, godeva della fiducia di patriarchi e vescovi, partecipò a diverse "paci" tra comunità friulane. Curava bene la propria "carriera" ecclesiastica, per la quale collezionò notevoli cariche. L'epoca in cui operò fu alquanto turbolenta per il Friuli, infestato da contese intestine e privo della guida spirituale e civile che sarebbe dovuto essere il Patriarca, che non viveva in loco. Le sue note si trovano presso la Biblioteca comunale "V. Joppi" di Udine.

6) G. Ribis, Il Catapan di Rizzolo in Friuli (1307-1610), Udine 2002, pp. 158.
Il Catapan di Rizzolo comprende un periodo che va dal 1307 al 1610, ma è testimone di datazione più antica. G. Ribis l'ha studiato, l'ha trascritto, ne ha ricavato annotazioni importanti riguardo al testo, alla gente, al territorio, alla lingua, al significato dei legati. Il codice offre anche altre curiosità: la mobilità della gente, la trama sociale di un piccolo paese fondata sulla centralità della famiglia numerosa, la partecipazione attiva di tutta la comunità a favore della sua chiesa, la condizione socio-economica, le coltivazione e la religiosità del popolo.

7) M. Beltramini, L'obituario di Tricesimo, Udine 2004, pp. 323.
A partire dai primi anni del XIV secolo un numero sempre crescente di fedeli istituisce fondazioni pie, da cui la necessità di compilare un registro dei defunti oblatori e dei rispettivi legati anche nelle piccole chiese plebanali e parrocchiali o presso le confraternite. Fra queste iscrizioni presto si inseriscono notizie di ogni genere, oppure si uniscono copie di documenti di vario tipo. L'obituario rende così un importante contributo sia alla storia della liturgia e del sentimento religioso, che alla storia economica e sociale della comunità che l'ha prodotto. Senza contare lo straordinario interesse le centinaia e centinaia di nomi propri, di persona e di luogo che ricorrono con frequenza incessante nelle sue pagine.

8) V. Cunja, Lettere di Carlo Michele d'Attems a Franz Xaver Taufferer (1764-1773), Udine 2003, pp. 307.
L'edizione completa del carteggio fra il vescovo di Gorizia l'abate di Sticna, negli anni Sessanta-Settanta del Settecento. Il carattere "privato" delle lettere, il ruolo e la qualità umana dei corrispondenti le rendono una "via privilegiata" per accedere all'animo e al sentire che rea proprio della nobiltà degli stati asburgici in un delicato periodo storico: il crinale tra tarda pietà barocca e decenni "illuminati" che divide una lunga e tradizionale concordia Chiesa-Impero da un ruvido conflitto tra questo e Roma, il Papa, la Curia.

9) E. Maffei, Le carte del monastero femminile di S. Maria in Valle di Cividale (secoli XI-XIII), Udine 2006, in coedizione con l'Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, p. 594.
Il Monastero di S. Maria in Valle di Cividale è, insieme con S. Maria di Aquileia, la maggiore fondazione monastica femminile del Friuli medievale. Dalla documentazione risulta un'istituzione matura, che vantava una presenza di primo piano nel panorama dei poteri patrimoniali e giurisdizionali dell'area. Il monastero poteva contare sugli introiti derivanti da un'ampia rete di possessi fondiari, sulle largizioni dotali delle monache, sui proventi derivanti dalla gestione di un mulino e di un forno che esse possedevano a Cividale, su lasciti e donazioni devoluti a vario titolo. La raccolta delle pergamene monastiche costituisce quindi uno dei maggiori depositi documentari di età medioevale nell'ambito della regione, il cui utilizzo è stato fino ad oggi scarso o episodico.


10) Il catapan di Codroipo, di Manuela Beltramini. (Fonti per la storia della Chiesa in Friuli, 10).
In Friuli il termine catapan è usato indifferentemente per designare il libro degli anniversari o dei legati, il necrologio o l’obituario, ovvero una categoria di fonti che traeva origine dalla commemorazione liturgica dei defunti.
L’intercessione nella messa è attestata fin dai primi tempi della Chiesa e consisteva nella recitazione dei nomi delle persone da ricordare; nel corso del Medioevo la pratica riceve un fondamentale impulso dall’istituto monastico, per imporsi, intorno al IX secolo, presso le grandi congregazioni canonicali . Nel corso del Due-Trecento, in concomitanza con il progressivo moltiplicarsi delle domande di suffragio i necrologi, da semplici elenchi di nomi, appuntati spesso in margine ai libri liturgici, assumono dimensioni più ampie e complesse, prendendo la forma di calendari, come già i martirologi, di cui avevano costituito molte volte un supplemento.



bibbia Fonti per la storia della Chiesa in Friuli. Serie medievale

La serie nasce dalla collaborazione editoriale fra l'Istituto storico italiano per il Medioevo - il quale ha voluto accogliere nelle proprie collane le più diverse testimonianze dell'articolata geografia culturale dell'Italia medievale - e l'Istituto Pio Paschini che persegue il suo ruolo di riferimento primario per la cono­scenza delle fonti della storia regionale.


1) A. Tilatti, I protocolli di Gabriele da Cremona. Notaio della curia patriarcale di Aquileia (1324-1336, 1344, 1350), Roma 2006, pp. 495
La vicenda personale del notaio Gabriele da Cremona si interseca con la storia istituzionale di una delle maggiore Chiese dell’Italia settentrionale e della cristianità occidentale. Al pari di molti suoi corregionali, il Friuli rappresentò per lui una terra in cui far fruttare i propri talenti, permettendogli di raggiungere la ricchezza, la fortuna e la promozione sociale grazie ad un intreccio fa politica ed affari in cui il notaio cremonese seppe felicemente inserirsi. Emergono in tal modo i lineamenti ecclesiastici, religiosi e politici dell’istituzione patriarcale, così come furono incarnati dall’azione quotidiana di singoli e di gruppi di potere.

2) L. Gianni, Le note di Pietro dell'Oca da Reggio Emilia (1360-1375), Roma 2006, pp. 448
L'impegno del notaio Pietro Dell'Oca da Reggio Emilia presso la curia spirituale del patriarcato di Aquileia fa dei frammenti di protocollo di questo scriba, operante a Udine quanto meno dal 1361 al 1377, una fonte importante per lo studio delle funzioni dei vicari in spiritualibus e del tribunale ecclesiastico, sia in ambito diocesano che metropolitico. La stretta collaborazione con i vicari del patriarca Marquardo di Randeck, Giorgio Torti da Pavia e Ottobono da Ceneda, permette di chiarire le modalità con cui veniva esercitata la giurisdizione ordinaria del clero e offre numerose informazioni sulla tipologia e la frequenza delle cause esaminate. La loro analisi permette di tracciare un quadro abbastanza accurato dei modelli di vita degli ecclesiastici e dei laici, dei loro rapporti con la società del tempo, in particolar modo nell'ottica del rispetto delle costituzioni sinodali.

3) A. Tilatti, I catapan di Trivignano Udinese (secoli XIV-XVI), Roma 2006, pp. 285
Pievi, parrocchie, cappelle, corrispondenti a modeste comunità contadine si munirono sovente di un Catapan, ovvero di obituario che perpetuava la memoria degli estinti, garantiva il rispetto degli obblighi culturali, tutelava la ricezione dei benefici ecclesiastici che ne derivavano, sovrintendeva all’ordinato svolgimento del calendario liturgico, solennizzava le feste del proprium sanctorum e delle ricorrenze particolari. Viene qui edito uno dei più antichi e ricchi della diocesi aquileiese, quello di Trivignano Udinese, piccolo centro immerso nella pianura friulana che ha vissuto una vita analoga ai villaggi friulani del medioevo e dell’età moderna, e perciò ne costituisce un campione significativo e particolarmente idoneo alla comparazione.

4) F. De Vitt, I registri del Notaio Maffeo d'Aquileia (1321-1332), Roma 2007, pp. 278
Nei primi decenni del Trecento, Aquileia rimaneva la capitale spirituale del Patriarcato, la sede dove si riunivano i concili della sua vastissima provincia ecclesiastica. Essa era la meta di vescovi suffraganei, che dovevano visitarne la cattedrale, e di fedeli della diocesi, preti e laici, che si recavano in pellegrinaggio alla chiesa madre, ricca di preziose reliquie, specialmente di martiri paleocristiani. L’attività di Maffeo di Aquileia offre numerose informazioni sulla società, l’economia, il diritto e l’amministrazione della cittù nel XIV secolo. I documenti abbracciano non solo il centro urbano bensì una rete geografica più ampia, il che consente approfondimenti sulla storia della famiglia, del credito dei commerci e dell’antroponimia.

5-6) I libri degli anniversari di Cividale del Friuli, I-II, a cura di C. Scalon
Libri degli anniversari (detti anche obituari, necrologi o catapan) sono i libri che registrano i nomi dei defunti di cui una chiesa nel corso del medioevo celebrava l’anniversario. Scopo del lavoro è stato quello di predisporre l’edizione critica di tre libri cividalesi prodotti dalle istituzioni ecclesiastiche chiamate a svolgere un ruolo di primo piano nella città: il capitolo dei canonici e i conventi di San Domenico e di San Francesco. L’interesse che queste fonti presentano non riguarda solo la storia delle istituzioni ecclesiastiche, da cui i libri ebbero origine, o la storia della mentalità e della pietà popolare, ma anche la vita della città fra il XIII e il XV secolo, rappresentata dal mondo articolato e complesso dell’amministrazione civile e militare, dei mestieri e delle professioni, e dall’universo femminile, che costituisce la metà della popolazione e che in nessuna altra fonte trova rappresentanza adeguata pari a questa.

7) Le passioni dei martiri aquileiesi e istriani, I, a cura di Emanuela Colombi

Robert Godding Presentazione del prof. Robert Godding s.j. Sociètè des Bollandistes – Bruxelles, svolta il 9 gennaio 2009 presso la Sala Paolo Diacono nel Centro Paolino di Aquileia a Udine.

Con orgoglio presento il primo di due volumi di edizioni critiche, con introduzioni e commenti di testi di letteratura martiriale di area aquileiese e istriana a cura di Emanuela Colombi. La ricerca, maturata e cresciuta nell’Ateneo udinese per almeno un decennio, ha potuto giovarsi dell’aiuto di studiosi di fama, ma anche e soprattutto del lavoro appassionato di un gruppo di giovani ricercatori guidati dalla curatrice, così da giungere ora al suo esito naturale, grazie all’impegno editoriale dell’Istituto ‘Pio Paschini’ per la Storia della Chiesa in Friuli in collaborazione con l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo. La veste prestigiosa è pienamente meritata dai due volumi che offrono ampia ed accurata messe di dati nuovi o finalmente sicuri sia per l’interesse degli studiosi di cose medievali sia per la curiosità degli appassionati di cose locali.



bibbia Ricerche per la storia della Chiesa in Friuli

1) S. Tavano, I monumenti fra Aquileia e Gorizia. 1856-1918: la cultura, gli studi e la fototeca del Seminario teologico centrale, Udine-Gorizia 1988, pp. 172
Il lavoro si propone di contribuire alla ricostruzione di oltre sessant'anni di vita culturale e di storia della politica culturale applicata ai monumenti. Questa raccolta ragionata di dati può costituire o contribuire a fornire un repertorio utile (specialmente col ricorso agli indici onomastici) a quanti vogliono o devono intraprendere lo studio di quel mezzo secolo in cui Gorizia raggiunse il culmine della sua vitalità e della maturità nella fecondità culturale e morale. Rispetto alla prima edizione apparsa nel volume decimo di "Arte in Friuli - Arte a Trieste", quest'opera si completa, fra l'altro, con una sezione dedicata ex novo alla fototeca e alla diateca che il Museo diocesano di Gorizia aveva allestito prima del 1915.

2) R. Bratoz, Il Cristianesimo aquileiese prima di Costantino fra Aquileia e Poetovio, Udine-Gorizia 1999, pp. 536.
Rajko Bratoz, studioso ormai affermato in campo internazionale per le sue ricerche sulla tarda antichità e sulle origini del cristianesimo nell'area alpina orientale, ci riporta con questo lavoro alle radici dell'Europa moderna individuando alcuni tra i filoni fondamentali che ne hanno contrassegnato la storia fino ai nostri giorni. Ricostruire le origini del cristianesimo nelle terre che vanno da Aquileia a Celia-Celje significa cogliere ancora meglio l'identità di una regione che, prima di essere attraversata da una frontiera che separava popolazioni in guerra tra loro, è stata un luogo di incontro nel cuore dell'Europa fra etnie, lingue e culture diverse.

3) C. Scalon (a cura di), Il monachesimo benedettino in Friuli in età patriarcale (Atti del convegno internazionali di studio, Udine - Rosazzo, 18-20 novembre 1999), Udine 2002, pp. 344
La storia del Friuli fra XI e XIV secolo riuscirebbe incomprensibile se negletta la presenza benedettina, visto che il 25 per cento delle documentazione scritta, riguardante il Friuli e conservata in archivi italiani e stranieri, si deve alle istituzioni monastiche. Inoltre anche la vicenda benedettina mette in luce la peculiarità della regione friulana, che la differenzia dalle altre contermini al di qua ed al di là delle Alpi. Il Friuli fuoriesce ancora una volta come terra di "con-fine", di frontiera, aperto all'Europa centro-orientale, in relazione stretta con la Carinzia, la Stiria e la Slovenia, luogo d'incontro tra culture, etnie e lingue diverse.



bibbia Pubblicazioni in friulano

1) La Bibie, Bologna 1997 (1. ed.), Bologna 1999 (2. ed.).
Tra le sue iniziative, l'Istituto annovera la pubblicazione della Bibbia tradotta in friulano (volume unico), con l'autorizzazione della conferenza episcopale italiana. Si tratta di un evento di carattere non solo religioso, ma anche culturale e sociale, come peraltro testimoniato dalla Mostra della Bibbia, tenuta all'Abbazia di Rosazzo, ed il Convegno internazionale di studi su "Bibbia, popoli e lingue", che ha avuto tra i suoi relatori, fra gli altri, il cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, ed il filosofo Massimo Cacciari.


bibbia 2) Lezionari furlan pes domeniis e pes fiestis tal Timp Ordenari; Vol. I, Avent-Nadâl-Coresime-Pasche, vol. II: Timp vie pal an, .

L'Istituto Pio Paschini ha recentemente presentato il Lezionari per domeníis e pes fiestis tal Timp Ordenari, un'iniziativa editoriale di grande importanza culturale, solennemente approvata dalla Congregazione per il culto divino e la dottrina dei sacramenti. Al primo volume (Avent-Nadâl-Coresime-Pasche) si affianaca ora il secondo (Timp vie pal an), entrambe pubblicate presso le Grafiche Dehoniane di Bologna, specializzate in questo genere di stampa.
Tale pubblicazione rientra nel "Progetto liturgia in Friulano", di cui è disponibile una dettagliata descrizione sia nel testo italiano che nella versione inglese. È anche possibile consultare la presentazione ufficiale del Lezionario, emanata congiuntamente dai vescovi di Udine, Gorizia e Concordia-Pordenone. Tra iniziative dell'istituto vanno inoltre ricordate la pubblicazione del Massâl Furlan, attualmente in preparazione.

bibbia 3) Prediche in friulano. Fondo Costantini. Vol. I, Inventario, a cura di Enrica Capitanio. Vol. II, Don Giuseppe Tirelli (1803-1875) e due predicatori non identificabili, a cura di Gabriele Zanello, Udine 2004

L'uso della lingua friulana in Friuli è stato costante nel tempo, prima e dopo l'invenzione di Gutenberg. Anche l'uso ecclesiastico del friulano è certificato nella sua continuità. Al punto che gli studiosi identificano proprio nella prassi ecclesiale dell'uso della lingua friulana un contributo notevole e forse decisivo per la stessa identità linguistica del popolo friulano.Di qui la necessità di dare un ordine, di tentare un inventario ragionato del patrimonio omiletico sepolto e dimenticato negli archivi delle tante parrocchie friulane. La necessità dunque di dar corso a una operazione scientifica che consentisse non soltanto di censire, ma anche di pubblicare con criteri scientifici questa testimonianza ecclesiale dell'uso della lingua friulana.

bibbia Varie

1) A. Cedarmas, Per la cruna del mondo. Carlo Camucio e Moisé Vita Cafsuto, due pellegrini nella Terra Santa del Settecento
Per molti secoli, dalla distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme, la Terra Santa è stata la meta di pellegrinaggi compiuti sia da Cristiani che da Ebrei, i quali hanno affrontato il lungo e pericoloso viaggio spinti da motivazioni diverse, i primi per visitare i luoghi descritti dai Vangeli, e i secondi per ristabilire un contatto con la Terra dei Padri, malgrado la secolare dispersione nei Paesi della diaspora. [...] II pellegrinaggio di Carlo Camucio, pur svolgendosi in un'epoca di rinnovamento socio-culturale, si realizza secondo i parametri tradizionali: il pievano di Tolmezzo non sembra incuriosito dalle altre religioni praticate in Terra Santa e osserva nel suo diario un insistente silenzio nei confronti di tutto ciò che esula dal suo itinerario di pellegrino. II pellegrinaggio di Moisè Vita Cafsuto, uomo di mondo, ma anche osservante delle mitzwot, appare, invece, più moderno e attuale.


2) G. Peressotti (a cura di), Missale Aquileyensis Ecclesie (1517). Edizione anastatica, introduzione e appendice, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2007
Il Missale Aquileyensis Ecclesie contiene formulari per la messa in onore di santi venerati nella regione aquileiese, con circa 1300 orazioni e molte sequenze. Significativi sono inoltre alcuni testi relativi a situazioni drammatiche vissute dalle popolazioni locali intorno all'epoca di compilazione del Missale, come le messe contra turcos sive paganos, quella pro pestilentia e una pro pace. Il lettore si trova, pertanto, davanti alla testimonianza di una comunità cristiana che nell'assemblea eucaristica riconsidera le vicende del territorio, e alla luce della Parola e con la forza dello Spirito, affronta le medesime vicende. Emerge in tal modo la fede di una comunità locale, una fede radicata nella storia. II volume è impreziosito da numerose xilografie e da testi con notazione musicale.