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Sul finire del primo decennio del secolo XVIII, il patriarca d'Aquileia Dionisio Dolfin costruiva, nel suo palazzo di Udine, una splendida biblioteca e la dotava di una vasta e pregiata raccolta di codici, incunaboli, e libri rari allo scopo di creare un punto di riferimento per gli studiosi dell'intera città.
Figlio di una grande tradizione culturale come quella veneziana, il Dolfin avvertiva la stretta connessione e le sottili implicanze che legano il fatto religioso al mondo composito delle lettere e delle arti. E per poter sfruttare in maniera completa il grande patrimonio librario che aveva raccolto, creò una Accademia di scienze, composta da laici ed ecclesiastici, alla quale affidò un compito specifico: " illustrare la storia di questa celebre Chiesa d'Aquileia e di tutta la Patria ".
Nel 1740, il nuovo patriarca, pure lui di casa Dolfin, costruì al piano terra dello stesso palazzo un grande salone per la conservazione dei documenti d'archivio e, nel contempo, sollecitava i canonici della Collegiata di Udine a salvare il loro archivio ed a costituirsi una propria biblioteca. Si andava così profilando un fatto singolare: mentre il patriarcato si stava inesorabilmente spezzando nella sua unità territoriale, una parte notevole del materiale documentario si andava raccogliendo nel palazzo udinese.

Sulla scia dei due patriarchi Dolfin hanno continuato più tardi anche i loro successori: a partire dal vescovo Gian Girolamo Gradenigo che arricchì enormemente il patrimonio librario della biblioteca; non solo, ma fondò una nuova accademia per lo studio d'Aquileia e della cultura friulana, per giungere allo Zorzi, al Lodi, fino ai vescovi del Novecento. Chi si mette a studiare la storia delle biblioteche e degli archivi dell' arcivescovado si trova dinanzi ad una costante: i patriarchi prima e gli arcivescovi poi hanno guardato sempre al patrimonio culturale del loro palazzo con un intento preciso e cioè di sfruttarne la grande ricchezza per rendere presente la loro Chiesa nel tessuto vivo della città.
In questa precisa prospettiva storica, nell'aprile 1979, ho voluto costituire un Istituto vero e proprio, intitolandolo al nome prestigioso di Pio Paschini, per continuare l'attività di scavo nel patrimonio documentario che, raccogliendo ormai due grandi archivi come quello patriarcale-arcivescovile e quello dei due capitoli d'Aquileia e Udine e due biblioteche di grande prestigio come sono appunto quella arcivescovile e quella Bartoliniana, costituiscono un polo di riferimento che nessuno studioso può ignorare. L 'Istituto mira anche a favorire un dialogo culturale con l'Università degli Studi recentemente eretta a Udine.
Sono passati tre anni ed ora finalmente l'Istituto si presenta con la prima pubblicazione: Il " Necrologium Aquileiense ".
Uno spaccato di storia singolarissimo, condotto con assoluto rigore scientifico e che mira a prospettare ai cultori di studi storici una fonte, o meglio, la prima fonte, tra quelle che ci sono rimaste, che sia in grado di far emergere dal passato le vicende più note e quelle più nascoste della Chiesa d' Aquileia.
In fondo, questa prima opera si intona perfettamente a quella linea di ricerca che, quasi tre secoli fa, Dionisio Dolfin volle affidare alla sua nuova biblioteca ed alla Accademia che le aveva affiancato.
Esprimo viva gratitudine ai membri dell'Istituto " Pio Paschini " ed a quanti hanno lavorato per questa pubblicazione che apre la serie di Fonti e Ricerche di Storia della Chiesa in Friuli.

Udine, 12 luglio 1982 - Festa dei Ss. Ermagora e Fortunato
+ Alfredo Battisti,
Arcivescovo



Premessa

Nella Biblioteca Capitolare di Udine confluirono, dopo la soppressione del patriarcato, parte dei codici e documenti che costituivano la biblioteca e l'archivio del Capitolo aquilelese. Fra questi si trova il Necrologio, nelle due redazioni corrispondenti agli attuali codici Udinesi 33 e 34, compilati rispettivamente a partire dagli inizi e dalla fine del secolo XIV.
Al termine " martirologium " con il quale le fonti coeve definiscono il testo, qui si preferisce il termine di origine umanistica " necrologium ", usato tradizionalmente anche nella storiografia friulana sulla scia del De Rubeis e del Florio e divenuto ormai tecnico e familiare agli storici, assieme alla parola latino medioevale " obituario ", per indicare " una raccolta o registro dove un'istituzione religiosa fa iscrivere nella data in cui se ne fa memoria, i nomi dei defunti raccomandati alle preghiere dei suoi membri " (1).
Il primo ad avvertire l'interesse di questo documento per la storia del Friuli fu, nel corso del Settecento, Francesco Florio che all'amico Bernardo Maria de Rubeis ne inviava alcuni estratti per i suoi Monumenta Ecclesiae Aquilejensis affinchè " celeberrimae olim ecclesiae atque provinciae antistitum virorum principum ac magnatum nominibus, attritae urbis imagini, moribus maiorum, sacris demum eiusdem ecclesiae ritibus lucem aliquam, ut opinor, afferre posset " (2), Un secolo più tardi, il Necrologio veniva segnalato nell'iter italicum di Ludwig Bethmann tra i documenti dell' Archivio Capitolare di Udine degni di particolare attenzione per la sua antichità e per le numerose note di interesse storico (3). Erano quelli gli anni in cui in Italia, " cogliendo il sommo valore di queste preziose fonti della storia medioevale che sono i Necrologi e i libri di Fratellanza ", Francesco Novati dava inizio alla pubblicazione di alcuni di questi testi e in Germania prendeva il via l'edizione sistematica dei Necrologia Germaniae (4). Notizie di una pubblicazione imminente del Necrologio di Aquileia da parte di mons. Giuseppe Vale, allora bibliotecario arcivescovile e archivista del capitolo di Udine, venne data nel 1913 da Pier Silverio Leicht in uno dei primi numeri delle " Memorie Storiche Forogiuliesi ", la notizia fu ripresa più tardi nel 1934 al convegno della Deputazione friulana di storia patria (5). Di fatto le prime e le seconde bozze del testo riferentesi al mese di gennaio furono composte e da Luigi Suttina inviate al Vale per le correzioni, ma il lavoro rimase inspiegabilmente interrotto a questo punto (6).
Un'analisi paziente e attenta conferma il grande interesse di un testo, come questo del Necrologio, all'apparenza così arido e scarno (7). La sua importanza viene dal fatto di essere il Necrologio della chiesa di S. Maria di Aquileia, sede delle cattedra episcopale e capitale politica dello stato patriarcale e dalla sua relativa antichità. I nomi che affiorano dal passato, cui non sempre si riesce a dare un volto preciso, sono quelli dei protagonisti di un lungo periodo di storia friulana: sono nomi di patriarchi e conti, nobili e soldati, canonici e notai, banchieri e maestri di scuola, ma anche nomi di piccoli proprietari di allodi, di contadini e di servi che lavorano le campagne del Friuli, trapiantati molte volte dalla Slavia per ripopolare la regione dopo i saccheggi e le distruzioni del secolo X. In queste pagine c'è la testimonianza di quattro secoli di storia corrispondenti al periodo delle origini, dello sviluppo e del tramonto dello stato patriarcale. Il lungo elenco di nomi documenta e conferma in modo puntuale la natura dei rapporti tra il Friuli e il mondo tedesco, lo strapotere della nobiltà locale, il progressivo inserimento nelle leve del potere politico ed economico da parte dei Lombardi e dei Toscani, le condizioni di servitù e di sfruttamento di tanta parte della popolazione durante le varie fasi del Medioevo friulano.
Il presente lavoro intende anzitutto dare l'edizione del testo del Necrologio, corredata da una serie di annotazioni che permettono di identificare, almeno in parte, i personaggi qui ricordati. Al testo farà seguito in appendice la pubblicazione di alcune tra le fonti più antiche cui hanno attinto i redattori dei due manoscritti: una lista compilata nel corso del XII secolo con i nomi dei benefattori e dei lasciti fatti ai canonici (Nomina Defunctorum: Appendice I) e alcuni testamenti del XIII secolo (Appendice III). Vengono infine le disposizioni emanate dal Capitolo nel Trecento sulla divisione delle offerte in occasione degli anniversari (Ordinationes per decanum et capitulum facte: Appendice Il) e le numerose note conservate nel cod. 33 che ricordano la manomissione dei servi di masnada e la loro successiva donazione alla chiesa di Aquileia (Appendice IV).
Le note introduttive sono un tentativo di inquadrare, senza pretese di completezza, alcuni aspetti di storia locale che si riferiscono alla formazione della signoria feudale, all'istituzione della vita comune, alle scuole del Capitolo aquileiese e alla società friulana medioevale come appare dalla lettura del Necrologio.
Gli indici che concluderanno il lavoro avranno lo scopo di rendere più accessibile agli studiosi una fonte non secondaria della storia locale e di fornire uno strumento di lavoro utilizzabile per ulteriori ricerche.
Non posso chiudere questa breve premessa senza ringraziare quanti mi sono stati vicini nel portare a termine la fatica intrapresa. Ricordo qui i nomi di Giuseppe Billanovich, cui devo un particolare tributo di riconoscenza, Luigi De Biasio bibliotecario della Capitolare di Udine, Mirella Ferrari, Luciano Gargan e Giancarlo Menis per la lettura attenta e le osservazioni fattemi.
Un grazie sincero e affettuoso a mia moglie che ha collaborato alla trascrizione del manoscritto, alla correzione delle bozze e alla compilazione degli indici. La mia gratitudine infine va ad Emilio Pizzoni vescovo, a Carlo Guido Mor e all'intero Istituto "Pio Paschini "che ha voluto dare inizio con questa ricerca alla collana di Fonti per la storia della chiesa in Friuli.



1) Sul termine " martirologium " usato dalle fonti contemporanee cfr. Nota al testo, n. 1.
2) Udine, Biblioteca Civica, Fondo Joppi, ms. 327 bis, busta IV.
3) Tra i documenti più importanti dell'Archivio Capitolare di Udine il Bethmann menziona i "Necrologia, eine ziemliche Anzahl s. XIV ff., fur die Localgeschichte sehr wichtig" (L. BETHMANN, Nacbricbten uber die von ibm fur die Monumenta Germaniae Historica beniitzen Sammlungen und Urkunden Italiens, aus dem Jabre 1854, " Archiv der Gesellschaft fur altere Geschichtskunde", 12, 1872, 677).
4) F. Novati, L' obituario della cattedrale di Cremona, " Archivio Storico Lombardo", s. I, 7 (1880), 245. A cura dell'Istituto Storico Italiano per il Medioevo furono in seguito pubblicati tra gli altri: P. EGIDI, Necrologi e libri affini della Provincia Romana, I-II, Roma 1908-1914 (Fonti per la storia d'Italia, 44-45); C.A. GARUFI, Necrologio del Liber Confratrum di S. Matteo di Salerno, Roma 1922 (Fonti per la storia d'Italia, 56); M. IGUANEZ, I Necrologi Cassinesi, I, Roma 1941 (Fonti per la storia d'Italia, 83). I Necrologia Germaniae furono editi nei Monumenta Germaniae Historica dal 1886 al 1913.
5) Nell'adunanza del consiglio direttivo della Società Storica Friulana del 311uglio 1913, il prof. P.S. Leicht comunica che "col 3° fascicolo dell'annata saranno distribuiti ai soci i primi fogli dei Necrologi di S. Maria di Aquileia, la preziosa fonte che vedrà la luce per cura del benemerito prof. Vale ("Memorie Storiche Forogiuliesi", 9, 1913, 328). Al convegno della Deputazione friulana di storia patria tenuto ad Arta il 23 settembre 1934, il Leicht parla nuovamente del Necrologio: "Venendo adesso ad accennare alle pubblicazioni che si stanno allestendo o sono in corso, dirò che dei Necrologi di S. Maria d'Aquileia la stampa procede lentamente a causa delle difficoltà che presenta la composizione tipografica, la quale deve mettere dinanzi al lettore costantemente le due redazioni" ("Memorie Storiche Forogiuliesi", 30, 1934, 246 ).
6) II manoscritto del Vale con le prime e le seconde bozze del mese di gennaio si trova in Udine, Archivio Arcivescovile, Fondo Vale, ms. 573. Sul frontespizio del cartoncino contenente le cartelle manoscritte del mese di gennaio c'è una nota del bibliotecario mons. Guglielmo Biasutti: " Mancano i mesi di febbraio e marzo: evidentemente il Vale li aveva già inviati al Suttina per la stampa ". In margine alle seconde bozze del mese di gennaio, in corrispondenza del giorno 16, sottoscrizione del Suttina: " Si prega nuove bozze in colonna. L. Suttina ".
7) M. DYKMANS, Les obituaires romains. Une definition suivie d'une vue d'ensemble, "Studi medievali ", s. 3a, 19 (1978), 604, sintetizza molto bene il molteplice interesse dei necrologi come documenti storici: " Les disciplines les plus diverses y ont leur terrain de chasse: onomastique, topographie, paleographie, erudition locale et histoire religieuse. L'histoire générale ne peut les negliger. Avant tout les personnes vont attirer I'attention".


Necrologium Aquileiense / [a cura di] Cesare Scalon - Udine : Istituto Pio Paschini, 1982 - XVI, 477 p., XXXIII p. di tav. di cui 1 ripieg. : ill. ; 24 cm. - Fonti per la storia della Chiesa in Friuli ; 1