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Il catapan di Codroipo, di Manuela Beltramini
Premessa
In Friuli il termine catapan1 è usato indifferentemente per designare il libro degli anniversari o dei legati, il necrologio o l’obituario, ovvero una categoria
di fonti che traeva origine dalla commemorazione liturgica dei defunti2.
L’intercessione nella messa è attestata fin dai primi tempi della Chiesa e consisteva nella recitazione dei nomi delle persone da ricordare; nel corso del Medioevo
la pratica riceve un fondamentale impulso dall’istituto monastico, per imporsi, intorno al IX secolo, presso le grandi congregazioni canonicali3. Nel corso del
Due-Trecento, in concomitanza con il progressivo moltiplicarsi delle domande di suffragio4i necrologi, da semplici elenchi di nomi, appuntati spesso in margine
ai libri liturgici, assumono dimensioni più ampie e complesse, prendendo la forma di calendari, come già i martirologi, di cui avevano costituito molte volte un
supplemento5.
Anche nelle pievi e parrocchie rurali o presso le confraternite6 si rende ben presto necessaria la compilazione di un simile registro. La grande maggioranza dei
fedeli, infatti, chiedeva le preghiere per sé e per i propri defunti alla chiesa del villaggio, poiché l’inserimento nel necrologio di un convento o di una collegiata
era un privilegio concesso solo a pochi. I sacerdoti vi annotavano per ciascun giorno dell’anno i morti di cui far memoria, indicando i beni e le somme di denaro
disposti per le funzioni o per la distribuzione dl elemosine, ma lo utilizzavano pure per la trascrizione di tutto ciò che poteva interessare il culto o la gestione
economica della chiesa.
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Gli obituari di area friulana costituiscono un patrimonio documentario di straordinario interesse, sia per la loro diffusione, sia per il fatto di essere giunti fino
a noi in gran numero, diversamente da quanto si è potuto riscontrare in altre regioni italiane7. Secondo i dati emersi da una prima ricognizione, negli archivi delle
chiese delle arcidiocesi di Udine e Gorizia e della diocesi di Concordia-Pordenone se ne conservano decine prodotti in ambito rurale, oltre a quelli più noti e meglio
studiati delle chiese maggiori8. La recente e puntigliosa schedatura eseguita da Enrica Capitanio, per conto dell’Istituto “Pio Paschini”, indagando gli stessi
fondi, ha consentito di individuarne altri. I più antichi datano a partire dai secoli XIX e XV ma rimangono in uso per molto tempo9: non mancano le trascrizioni
eseguite nel Cinquecento o addirittura nel Settecento, per salvare il contenuto dei vecchi registri saturi di scritture o eccessivamente danneggiati dall’usura e
dal tempo10, a dimostrazione dell’importanza e soprattutto dell’ufficialità che questi codici dovevano ricoprire ai fini dell’accertamento delle competenze dei
sacerdoti e delle chiese, derivanti dalle fondazioni di messa e dai lasciti.
L’auspicio di un accurato inventario che consentisse agli studiosi di procedere con un progetto organico allo studio alla divulgazione di queste fonti è stato
finalmente realizzato, mentre la ricerca continua: solo negli ultimi sei anni sono stati pubblicati i catapani parrocchiali di San Lorenzo di Sedegliano, di Rizzolo,
di Ribis, di Tricesimo e di Trivignano Udinese11e si sta lavorando ad altre edizioni. A questa lista oggi possiamo aggiungere anche quello di Codroipo.
L’obiettivo principale di questo lavoro è quello di dare l’edizione del testo del Catapan, corredata da note di carattere palegrafico-codicologico. Gli indici
dei nomi di persona e di luogo sono stati tradotti in italiano in modo da fornire uno strumento valido a quanti vorranno utilizzare l’obituario come punto di
partenza per ulteriori studi, ma anche a coloro che volessero ricercarvi il nome di un luogo conosciuto o quello della propria famiglia.
Nella parte introduttiva si dà una descrizione dettagliata del codice, composto dal calendario-obituario e da numerosi documenti aggregati ad esso; poi si esaminano
le annotazioni, distinguendole a seconda della loro appartenenza alla categoria degli obiti o dei legati.
Chiudendo questa breve premessa voglio esprimere la mia riconoscenza innanzittutto a Flavia De Vitt, che mi è sempre stata vicina sostenendo e incoraggiando il mio
lavoro. Un sentito ringraziamento va ad Andrea Tilatti per la lettura dell’edizione e per i suoi consigli, al professor Cesare Scalon e a tutto l’“Istituto
Pio Paschini”, che mi ha dato la possibilità di pubblicare questa ricerca.
1Si chiama catapan, per attestazione dell’abate Jacopo Pirona, nella sua prima edizione del vocabolario friulano del 1871, il «libro in cui erano
registrati i redditi, i diritti e le prerogative delle chiese e luoghi pii. Ha il nome non dal veneziano catapan (accattapane), ma dal greco καταπν = per tutto:
vale, libro che serve a tutto» (PIR0NA, Vocabolario, sub voce). Nell’accezione veneta è definito da Giuseppe Boerio nel suo dizionario del dialetto veneziano:
«accattapane o accattatozzi, pezzente che va accattando tozzi di pane per limosina» (BOERIO, Dizionario, p. 148). Sulla derivazione del termine e sul suo
significato in relazione al libro vedi: Catapan di Fagagna, p. 27; VALE, Catapàn della confraternita, p. 4; SCALON, Presentazione, p. 7. Per i diversi significati
della parola, ricavati dai lessici più noti, vedi anche: CORTELAZZO, L’influsso linguistico greco, pp. 275-276.
2HUYCHEBAERT, Documents, p. 33; Necrologium Aquileiense, p. 1; HOUBEN, Tra dizione commemorativa, p. 67; SCALON, Presentazione, p. 7.
32 HOUBEN, Realtà medievale, pp. 82-89; WOLLASCH, Sulla ricerca, pp. 15-17; LE MAITRE, Necrologes et ohituaires, p. 26.
4RIGON, Pratica testamentaria, p. 45; GATTI, Autonomia privata, p. 18; LEMAITRE, Necrologes et obituaires, p. 26.
5HOUBEN, Realtà medievale, p. 84; LEMAITRE, Necrologes et obituaires, pp. 37-56.
6BIASUTTI, La chiesa nascente, p. 22; LEMAITRE- LEMAITRE, Solidaritès paroissiales, p. 255.
7Sui principali studi editi in Italia vedi: Necrologium Aquileiense, p. 2; FONSECA, Introduzione, pp. 11-14; HUBEN, Il “libro del capitolo”,
in particolare il ricchissimo apparato bibliografico in nota alle pp. 13-20 dell’introduzione; TILATTI, Chest è, pp. 115-116.
8Ricordiamo l’edizione del Necrologium Aquileiense a cura di Cesare Scalon, il Necrologio del monastero di Santa Maria di Aquileia (SCALON Fonti e ricerche,
pp. 54 189) e il Liber anniversariorum del capitolo di Concordia (STIVAL, Il capitolo di Concordia, pp. 323 484). Vedi anche TILATTI, Chest è, pp. 116 117.
9Le norme stabilite dal Concilio di Trento (1545-1563) sanciscono lo sviluppo organizzato degli archivi ecclesiastici e l’obbligo della tenuta dei registri
parrocchiali (La “conta delle anime”). A partire da questo momento la fortuna del catapan, che di fatto aveva già cominciato a declinare, va progressivamente
esaurendosi, anche se non si cessa di apportarvi nuove annotazioni fino alla metà del XVII secolo. In epoca moderna, soprattutto nella seconda metà del ‘500,
ma anche successivamente, fino al ‘700, non a caso, vengono eseguiti solo rifacimenti di codici già esistenti, ascrivibili ai secoli XIV e XV, ovvero al tempo
della loro diffusione nelle chiese rurali.
10Necrologium Aquileiense, p. 89.
11Il Catapàn di San Lorenzo; RIBIS, Il Catapan di Rizzolo; PITASSI, Il catapan; BELTRAMINI, L’Obituario; TILATTI, Il catapan di Trivignano.
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