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Copertina I Protocolli della Cancelleria Patriarcale dal 1341 e del 1343 di Gubertino da Novate


L'edizione voluta dall'Istituto "Pio Paschini" per la sua collana "Fonti per la storia della Chiesa in Friuli" riguarda due protocolli della cancelleria patriarcale aquileiese di Gubertino figlio di Ressonado da Novate, un notaio che svolse il ruolo di notaio fiduciario durante diversi patriarcati e dovette contribuire non poco all'organizzazione della produzione documentaria della curia aquileiese nei decenni centrali del '300. In pratica, egli fu il cancelliere della Curia patriarcale, anche se questo titolo presuppone un'istituzionalizzazione del ruolo che rischia di essere fuorviante circa l'esatta configurazione della cancelleria patriarcale. Con la seconda metà del XIII secolo viene introdotto nella curia aquileiese il regime del protocollo: i documenti prodotti dall'autorità patriarcale, infatti, vengono trascritti in appositi registri, mentre al destinatario viene inviata la copia che possiamo definire "grossata". Si tratta di una pratica di ordinamento e di conservazione degli atti che da tempo si era consolidata nella cancelleria della Curia pontificia, ma che in sostanza era quella affermatasi nell'ambito del notariato pubblico. Il patriarcato di Gregorio di Montelongo (1251-1269), già legato pontificio per la Lombardia, aveva aperto le porte della curia aquileiese a scribi fiduciari, che avevano appreso tecniche e formulari sia dalla Curia romana sia dalla pratica notarile più all'avanguardia, quella che si allineava, in pratica, alla lezione di Rolandino de Passeggeri. Costituisce, dunque, il discrimine nella produzione del documento patriarchino.

In seguito il ricorso al notariato pubblico, che garantiva elevati livelli di professionalità, divenne naturale risposta dell'autorità patriarcale alle montanti esigenze non soltanto di scritture ufficiali, bensì anche - e soprattutto - di conservazione e di efficace utilizzazione delle medesime.
La trasfusione della professionalità notarile nell'apparato di curia per svolgere un ruolo tanto delicato e importante conduceva all'arruolamento di esperti e sperimentati esponenti di quella categoria e soprattutto di professionisti con requisiti tali da diventare veramente depositari di una fiducia personale da parte dei patriarchi, coadiutori zelanti di un'azione di governo che si concretizzava vieppiù con la mediazione dell'atto scritto. Ciò almeno per il periodo fino alla prima metà del XIV secolo. Dopo il giro di boa della metà del secolo, infatti, sembra prendere forza una tendenza all'istituzionalizzazione di un apparato organico e stabile di cancelleria.
Quanto accennato è più che sufficiente per valutare a pieno l'importanza dei registri di cancelleria - i protocolli, appunto - per ricostruire la storia non soltanto politica e istituzionale del Patriarcato, bensì anche amministrativa e ecclesiastica. I protocolli superstiti di Gubertino attestano una sua ininterrotta attività al servizio del Patriarcato almeno dal 1328, avvalendosi la curia della sua opera anche dopo la morte di Pagano (dicembre 1332), durante il difficoltoso periodo della lunga vacanza prima della nomina di Bertrand de Saint-Geniès (fine 1332-luglio 1334). Ne emerge un'indubitabile attestazione di fiducia da parte sia dei patriarchi avvicendatisi sia da parte dell'intero apparato di curia; tant'è che non è azzardato avanzare l'ipotesi che fossero proprio i notai di curia a garantire una certa qual continuità amministrativa sia durante le sedi vacanti sia nel passaggio tra due governi patriarcali
L'implicazione dei notai nella gestione delle attività amministrative, oltre che documentarie, poteva assicurare una stabilità nelle pratiche ordinarie di governo della quale il Patriarcato aveva estremo bisogno nel drammatico vuoto di potere e nel disordine che lo coglieva a ogni morte di patriarca; donde, nei casi di provata fedeltà e di sicura professionalità, il nuovo prelato aveva tutte le ragioni per dimostrarsi attento a non interrompere il filo della collaborazione. L'avvento del caorsino Bertrando non compromise, infatti, il rapporto di Gubertino con la curia, cui anzi venne affidato fin dalle prime battute del nuovo regime l'incarico delicato e di forte valenza politica della ricognizione dei feudi d'abitanza nel castello di Udine.


Il primo protocollo di Gubertino, che comprende atti curiali dalla fine del 1340 al luglio 1341, è composto di 72 carte e misura, dopo rifilature e restauri, mm 211x155 circa; è ovvio che l'asportazione di parte dei margini deve aver ridotto le dimensioni originarie. Esso si apre direttamente sui testi degli atti con la c. 1, segno della perdita di alcune carte di guardapagina, se accogliamo la tipologia del secondo protocollo. In questa costumanza Gubertino è in linea con il modo di compilazione dei registri proprio di tanti suoi colleghi nel Friuli patriarchino. "Note mei Gubertini de Novate notarii domini patriarche Aquilegensis" è la sua intestazione, cui segue il signum tabellionis gubertiniano; viene quindi la formula di datazione, con l'invocazione verbale: "In Christi nomine, amen. Anno nativitatis eiusdem millesimo trecentesimo quadragesimoprimo, indictione nona".
Il secondo protocollo, che comprende atti dalla fine del 1342 al maggio 1343, consta di 65 carte e le sue misure - salve le evidenti rifilature - sono mm 195x150 circa. Non è possibile sostenere che la differenza di formato sia da attribuirsi alle rifilature, poiché entrambi i protocolli riportano delle annotazioni originarie ai margini e ai piedi delle carte che non sono state mutilate dalle operazioni di rifilatura. Le prime due carte sono bianche e svolgono la funzione di guardapagina: sulla prima appare, quale frontespizio, la data "1343", forse originaria. Nella c. 3 - la c. 1 della numerazione antica - ossia la terza carta dopo le due di guardapagina, appare l'intestazione "MCCCXLIII. Note mei Gubertini de Mediolano notarii", cui seguono il solito signum tabellionis e la formula di datazione con invocazione verbale "In Christi nomine, amen. Anno nativitatis eiusdem millesimo trecentesimo quadragesimotertio, indictione undecima".
A partire dai grandi collazionatori di documenti, dall'abate Bianchi, alla metà del XIX secolo, al di Manzano, allo Joppi, per giungere a tutti i grandi storici del Friuli e della Chiesa di Aquileia, come il Paschini e il Leicht, l'attenzione verso i protocolli di cancelleria è stata molto alta, per l'esatta cognizione dell'apporto essenziale dato da questa tipologia di fonti per l'interpretazione storica. L'edizione integrale dei registri di Gubertino conservati presso la Biblioteca Arcivescovile di Udine (n° 29) è un tributo al rinnovato fervore di studi storici riguardo il Medioevo patriarchino, tributo che si confida non resti limitato a due soli campioni di una ricchissima serie di protocolli che spalancano davvero nuove conoscenze sull'organizzazione interna del principato ecclesiastico aquileiese.


I protocolli della cancelleria patriarcale del 1341 e del 1343 di Gubertino da Novate / [a cura di] Giordano Brunettin - Udine : Istituto Pio Paschini, 2001 - 435 p. : ill. ; 24 cm. - Fonti per la storia della Chiesa in Friuli ; 4. ISBN 88-87948-04-06





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