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Le note di Guglielmo da Cividale (1314-1323)
Si va arricchendo la collana delle Fonti per la storia della Chiesa in Friuli con la pubblicazione di documenti inediti. Si tratta di uno degli obiettivi principali assegnati all'Istituto Pio Paschini di Udine.
Una delle fonti più singolari e preziose per la storia del Friuli, nel tardo medioevo, sono i registri dei notai che annotavano gli estremi di ogni rogito prima della stesura del documento integrale che veniva consegnato ai destinatari dell'atto. I protocolli non soltanto avevano valore giuridico pari al documento, ma consentono oggi agli studiosi di accedere a una fonte inesauribile di informazioni sui personaggi del tempo e del luogo, sulle condizioni economiche dell'epoca, sui rapporti tra istituzioni ecclesiastiche e civili, sulla gamma di relazioni sociali che animavano la vita della città o dell'area geografica interessata.
Nel caso vengono pubblicate le "Note" di Guglielmo da Cividale, figlio di Egidio. Era questi un personaggio non soltanto influente nella prestigiosa città ducale, ma introdotto nella cancelleria patriarcale dell'epoca e presente in diverse località del Friuli. Chierico e notaio, era dotato di prestigio, godeva della fiducia di patriarchi e vescovi, partecipò a diverse "paci" tra comunità friulane come, ad esempio, tra la Comunità di San Daniele e i nobili da Villalta. Curava assai bene la propria "carriera" ecclesiastica, dove interessi spirituali s'intersecavano con quelli materiali. Di qui la collezione notevole di cariche: non soltanto canonico e poi preposito di Cividale, ma anche preposito della chiesa di Concordia e di San Pietro in Carnia, oltre che detentore di numerosi benefici.
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L'epoca in cui visse ed operò Guglielmo fu alquanto turbolenta e tragica per il Friuli, infestato da contese tra comunità e casati, privo della guida spirituale e civile che sarebbe dovuto essere il Patriarca, che non viveva in loco e si avvaleva di vicari, e attraversato da conflitti più generali. Basti ricordare il fatto della residenza papale, costretta a quel tempo in Avignone. E proprio dal Papa in Avignone troviamo anche Guglielmo a perorare la nomina di un nuovo Patriarca di Aquileia, dopo la morte di Pagano Della Torre. Nuovo Patriarca sarà Bertrando da Saint-Geniès, al cui primo concilio del 1335 partecipa anche il notaio Guglielmo da Cividale.
Le sue Note, che vanno dal 1314 al 1323, si trovano presso il Fondo Principale della Biblioteca Comunale "Vincenzo Joppi" di Udine e sono state attentamente studiate da Luca Gianni per un lavoro di tesi, che per la sua valenza critica e storica l'Istituto Pio Paschini ha ritenuto di inserire nella sua collana delle "Fonti per la storia della Chiesa in Friuli".
Mons. Duilio Corgnali
Presidente dell'Istituto Pio Paschini
Il notaio Guglielmo di Egidio da Cividale e il suo protocollo.
Un notaio chierico.
Non è facile a prima vista riscontrare, in un registro notarile, per quanto particolareggiato sia, informazioni dirette sul notaio che l'ha redatto, in quanto ci si trova di fronte ad uno strumento professionale che, come tutti gli strumenti di tal genere, non dovrebbe lasciar trasparire alcuna forma di coinvolgimento personale da parte di chi lo utilizza. Con questo non si vuole negare la possibilità di ricostruire anche grazie ad un registro la figura storica di un notaio. Infatti, dalle persone che vi ricorrono, dalle presenze di determinati testimoni in atti di diversa natura, dalle poche e spesso inconsapevoli informazioni personali, che sfuggono alla penna del notaio, è possibile ricostruire il tessuto sociale nel quale egli lavorò, i rapporti all'interno della città in cui visse, gli eventuali spostamenti, e, nella più fortunata delle ipotesi, delinearne con buona approssimazione la vicenda storica. E' questo il caso di Guglielmo da Cividale.
Le informazioni relative all'origine e alla composizione della sua famiglia sono poche e frammentarie: figlio del dominus Egidio, che nel 1299 si riconosceva feudatario del patriarca Raimondo Della Torre, il notaio aveva due fratelli, Gregorio, il maggiore, morto nel 1319, e Stefano, che gli rimase particolarmente legato per tutta la vita. Un cugino, cresciuto nella loro casa, Egidio, sposò una figlia di Paolo Boiani. Si hanno notizie anche di uno zio e di una zia, fratello e sorella del padre, Donato e Dialerba.
Per quanto riguarda l'aspetto professionale, Guglielmo lavorò inizialmente per Raimondo Della Torre. Fu quindi cancelliere del patriarca Ottobono dal 1303. Non svolse però l'attività di notaio a tempo pieno. Un documento redatto nel settembre del 1316 ci permette, infatti, di stabilire che egli fu prima di tutto un chierico, impegnato nella propria carriera ecclesiastica. Sin dalle prime pagine del registro emergono rapporti molto forti con la collegiata della città ducale e con alcuni collaboratori del vescovo di Concordia Giacomo da Cividale. Con la nomina di Artico da Castello (1317-1331) alla cattedra di Santo Stefano, Guglielmo, legato da vincoli di familiaritas all'ecclesiastico friulano, ottenne un canonicato presso il capitolo cattedrale della Destra Tagliamento. La fiducia dimostratagli dal nuovo presule lo portò a ricoprire un ruolo di primo piano nell'amministrazione della diocesi di Concordia. Il notaio cividalese documentò l'attività vescovile in molti suoi aspetti, notificando tutta una serie di iniziative, indirizzate al recupero e al consolidamento delle prerogative vescovili sia in ambito ecclesiastico che temporale. La collaborazione con Artico da Castello gli fece raggiungere in breve tempo un altro traguardo nella propria carriera ecclesiastica: nel 1319, infatti, alla morte di Bernardo da Ragogna, Guglielmo divenne preposito di Concordia.
Nonostante i nuovi impegni nella Destra Tagliamento, Guglielmo mantenne stretti rapporti con la propria città natale e con molti esponenti della sua classe dirigente, sia ecclesiastici che laici, per i quali continuò a redigere numerosi documenti. Le informazioni tratte dagli atti del registro e un'attenta analisi della provenienza della sua clientela consentono di stabilire che egli fu un personaggio importante della realtà cividalese del tempo, un uomo dotato di prestigio, degno di fiducia e di considerazione. Dei suoi servigi si avvalsero anche membri della nobiltà friulana, impegnati nell'amministrazione del patriarcato. Al loro seguito Guglielmo viaggiò in più occasioni per il Friuli, presenziando a numerose paci, tra cui quella interna alla comunità di San Daniele e quella tra i da Villalta.
Gli spostamenti derivati dagli impegni professionali non frenarono però la sua carriera ecclesiastica, che fu contraddistinta da un'intensa attività cumulativa di cariche e di benefici. Nel 1321 il notaio, infatti, figura tra i canonici della chiesa di San Pietro in Carnia che approvarono la revoca del canonicato a Sigfrido da Altemburg. Anche in questo caso non si conosce la data di conferimento del beneficio che, comunque, non può essere precedente al 1319, visto che Guglielmo non compare nel novero degli otto canonici carnici che, in quell'anno, subirono l'inchiesta sulle condizioni spirituali e materiali della chiesa, voluta dall'allora amministratore patriarcale Pagano Della Torre. Il conferimento del canonicato carnico avvenne in un momento particolare della vita del notaio cividalese che, a causa della difficile situazione interna alla diocesi di Concordia, e probabilmente mosso da nuove prospettive riguardanti il suo stato ecclesiastico, era ritornato a Cividale, allentando gradualmente i rapporti con il vescovo Artico. In un atto dell'aprile del 1324 infatti compare tra i testimoni della scomunica per debiti, inflitta a Fulcherio da Gorizia, come preposito di Concordia e arcidiacono "pro capitulo Civitatis". Pur avendo assunto la carica arcidiaconale, Guglielmo non era ancora canonico della collegiata della città ducale. Nel settembre dello stesso anno egli nominò dei procuratori per ottenere un canonicato. Non è possibile stabilire quando avvenne il conferimento. Esso è infatti documentato chiaramente solo nel 1330.
Nel 1333 fu chiamato a far parte della delegazione, guidata dal decano di Cividale Guido da Manzano e da Ettore Savorgnan, che, dopo la morte di Pagano Della Torre, si recò ad Avignone per chiedere al papa la nomina di un nuovo patriarca. In quest'occasione, Guglielmo ottenne dal pontefice una vicaria perpetua nella diocesi di Aquileia. Nella lettera di conferimento di papa Giovanni XXII (1316-1334), il notaio cividalese viene detto non solo preposito di Concordia e canonico di Cividale ma anche preposito di San Pietro in Carnia. La nomina a preposito della collegiata carnica deve essere avvenuta non prima dell'agosto 1327, essendo, in quel periodo, ancora in vita il precedente preposito Manno Capponi. L'ultima attestazione della vita di questo notaio-chierico risale al maggio 1335, quando a Udine partecipò al primo sinodo provinciale del patriarca Bertrando da Saint Geniès (1334-1350).
Guglielmo da Cividale visse in un periodo molto delicato della storia del Friuli, in cui la maggior parte degli ecclesiastici conservava costumi secolari e subordinava i propri doveri spirituali agli interessi personali. La sua carriera testimonia la consapevolezza dei vantaggi spirituali e materiali riservati a un chierico. Dalle frequentazioni professionali, dai rapporti di collaborazione con diversi esponenti della nobiltà locale emerge la capacità del notaio di intessere relazioni durature con la classe dirigente friulana e in particolar modo con quegli esponenti legati alla collegiata di Cividale. La valorizzazione di queste conoscenze e i rapporti intrattenuti con le istituzioni ecclesiastiche presso le quali detenne dei benefici portarono Guglielmo a svolgere un ruolo importante nella vita del principato ecclesiastico aquileiese.
L'importanza del protocollo.
Nel tardo medioevo la figura del notaio viene ad assumere un ruolo di primo piano all'interno dell'azione documentaria. La nuova centralità dell'intervento notarile comportò dei cambiamenti nella tradizione e nella custodia archivistica. Alla pergamena, con il dettato integrale del documento, si affianca, in questo periodo, con pari valore giuridico, il protocollum, cioè il registro in cui il notaio annota gli estremi di ogni rogito, prima della stesura definitiva. Il protocollo si rivela per lo studioso di storia come una fonte inesauribile di informazioni. Per la grande quantità di autori e di forme contrattuali in esso contenute, offre, infatti, la possibilità di ricostruire tutta quella gamma di relazioni che animavano la vita della città o della zona in cui gli atti furono redatti.
Nelle Note di Guglielmo da Cividale, come nella maggior parte dei registri notarili, sono presenti documenti riguardanti sia la sfera del diritto privato, quali compravendite, mutui, livelli, affitti, divisione di beni familiari, testamenti, sia quella del diritto pubblico come infeudazioni, tregue, paci, arbitrati. Quello che, però, contraddistingue questo protocollum è il fatto che Guglielmo non svolga la sua professione di notaio a tempo pieno. Egli è in primo luogo un chierico impegnato nella propria carriera ecclesiastica che redige atti solo per una ristretta cerchia di persone, legate a diverso titolo alle principali istituzioni ecclesiastiche friulane. Questa sua peculiarità fa sì che i rogiti contenuti nelle Note, al contrario di quelli di molti altri notai a lui contemporanei, non ci permettano di delineare un quadro esaustivo di una particolare situazione sociale o economica ma si rivelino essenziali per ricostruire quella fitta rete di relazioni esistente tra le istituzioni ecclesiastiche della regione. Se, infatti, gli oltre quattrocento documenti redatti nell'arco del decennio 1314-1323, non ci consentono di stabilire l'articolazione del credito a Cividale o il movimento della proprietà fondiaria nella diocesi di Concordia, essi offrono d'altro canto uno spaccato molto interessante sulla vita dei canonici e sui loro interessi. Guglielmo, vista la propria condizione ecclesiastica, presenta nel suo registro soprattutto la realtà dei capitoli friulani nei primi anni del Trecento, privilegiando per ovvi motivi di frequentazione gli enti presso i quali detenne dei benefici, come i capitoli di Cividale e di Concordia e la prepositura di San Pietro in Carnia.
Lo stretto rapporto di collaborazione con il vescovo Artico da Castello e il ruolo ricoperto nella diocesi di Concordia lo portarono, inoltre, a redigere molti documenti relativi a questa chiesa. Sebbene non possa essere considerato un notarius curie, essendo il suo legame con l'episcopato più di natura personale che istituzionale, Guglielmo si rivelò come uno dei principali collaboratori del nuovo presule. Nel periodo di permanenza nella Destra Tagliamento egli alternò atti relativi ad affitti, prestiti, compravendite, ad altri riguardanti collazioni di benefici, promozioni agli ordini sacri, littere monitorie, sentenze vescovili, visite a chiese e monasteri.
Il porsi come figura di rilievo nella vita quotidiana delle istituzioni ecclesiastiche presso le quali deteneva dei benefici fece sì che a richiedere i suoi servigi fossero non solo i confratelli ma anche altri ecclesiastici e religiosi in veste privata, fittavoli delle chiese, familiari di chierici, benefattori. Per questo motivo le sue Note si rivelano non solo fonti interessanti per lo studio delle istituzioni ecclesiastiche ma anche e soprattutto per la capacità di delineare con maggior chiarezza quel rapporto, a volte di collaborazione, a volte conflittuale, che esse mantenevano con la società del tempo.
Descrizione del manoscritto.
Le Notae Guillelmi- questo il titolo riportato sul dorso del protocollo- sono conservate presso il fondo principale della Biblioteca Comunale "Vincenzo Joppi" di Udine. Si tratta di un codice cartaceo di 138 fogli, le cui dimensioni sono di mm 235x155, tranne i fascicoli X e XI che misurano mm 227x158, e i fogli 20 bis (mm 110x156) e 77 bis (mm 148x94) che sono legati all'interno della fascicolazione. Il manoscritto non presenta foliazione. Una numerazione per pagine è stata aggiunta in epoca recente.
La legatura, non originale, è allentata e poco salda sul dorso, con i singoli fascicoli che tendono a staccarsi l'uno dall'altro. I piatti sono in cartone, ricoperti di carta variegata e misurano mm 245x165. Sul dorso sono presenti due tasselli cartacei di età moderna, con l'attuale segnatura. Il primo riporta: Notae Guillelmi- Notarii Civitatensis- 1314-23. Il secondo indica, invece, il numero di catena. Sono presenti tre fogli di guardia all'inizio del codice e tre alla fine. Sul recto del secondo foglio di guardia iniziale, si presentano tre note manoscritte: la prima di cui non sono riuscito a identificare la mano riporta "Per il nome dell'autore vedi pag. 152", la seconda dell'erudito udinese Giuseppe Manfroi, databile alla seconda metà del secolo scorso, "Guglielmo: nella collezione Bianchi il nome di questo notaio è erroneamente segnato Stefano Guglielmini", e la terza di Giovanni Maria Del Basso, più recente, "Era figlio di maestro Egidio di Cividale, come da Indice G. D. Guerra nell'Otium Foroiuliense". Alla fine del codice, l'ultimo foglio di guardia è incollato al piatto della legatura, mentre gli altri due fanno da supporto a fogli mutili.
Il registro consta di 17 fascicoli, tutti di 8 fogli, tranne il IX che ne ha 10. Il motivo di questa discrepanza è dovuto al fatto che il notaio Guglielmo, alla fine dell'VIII fascicolo, comprendente rogiti del 1317, ha aggiunto un bifolio di cui ha utilizzato solo il recto e il verso del primo foglio; chi ha effettuato la legatura ha incamiciato il fascicolo IX, all'interno di questo bifolio "sciolto", provocando così la differenza nel numero delle carte. Rinforzi cartacei, dovuti ad un cattivo restauro, che coprono richiami di fine fascicolo e alcune note marginali, sono presenti nei fascicoli I, XV, XVI e XVII, quest'ultimo incompleto e particolarmente rovinato. La carta si presenta spessa, ruvida, consistente al tatto, di colore bruno, molto opaca, con tracce di muffa e macchie di umidità che impediscono la lettura di alcune parole. Sono presenti anche buchi di tarlo, caratteristici nelle loro dimensioni e nei contorni ben definiti, e alcune rosicature di topo.
Per quanto riguarda l'organizzazione della pagina, la scrittura è ad un'unica colonna, priva di rigatura, con le rubriche riquadrate che separano nettamente un rogito dall'altro. Le colonne che tendono a rispettare il margine sinistro e a invadere quello destro hanno una larghezza variabile da 73 a 110 mm. Il numero delle righe per ogni pagina varia, invece, tra le 6 e le 36. Non tutte le pagine del protocollo sono state utilizzate per redigere atti: alcuni fogli si presentano bianchi.
Il notaio comincia ogni imbreviatura con la data cronica e quella topica: se redige più atti in uno stesso giorno usa locuzioni tipo item, die, loco et testibus eisdem o semplicemente eodem die. Nel primo documento di ogni anno è presente l'invocazione che può essere indirizzata alla Trinità In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, amen oppure alla sola Persona del Padre In Dei nomine, amen. L'invocazione è presente anche nell'imbreviatura riguardante la conferma dell'elezione di Artico da Castello a vescovo di Concordia.
I documenti non si susseguono sempre cronologicamente. Questo è dovuto molto probabilmente al fatto che il notaio non portava sempre con sé i fascicoli su cui scrivere gli atti ma li redigeva su fogli sciolti, ricopiandoli solo in un secondo momento. Egli aveva, inoltre, l'abitudine di inserire rogiti la cui stesura richiedeva poche righe in spazi rimasti inutilizzati alla fine delle singole pagine, senza tener conto della successione cronologica. In alcuni casi essa veniva riprodotta tramite l'uso di lettere di richiamo (A, B) e di note del tipo: supra ubi scriptum est A esse debet hec nota.
Alcuni atti si presentano interrotti: solitamente non sono seguiti da spazi bianchi ma segnalati da una lineatura e da una nota che dice: vacat. Le note, quasi sempre lungo il margine sinistro della pagina, indicano la pubblicazione dell'imbreviatura (publicatum est) o la sua cancellazione (cancellatum est de partium voluntate). Nel primo caso è indicato di solito anche il nome di chi ha fatto redigere il documento in pubblica forma. La lineatura è quasi sempre in relazione con questi due casi.
La scrittura di un'unica mano è una minuscola cancelleresca, regolare, nervosa, con una corsività accentuata, tipica dell'uso notarile. Caratteristiche evidenti di questo tipo di scrittura sono la rotondità del corpo delle lettere, il tratteggio fluido, l'uso di svolazzi e code ornamentali, la d con lungo occhiello rinchiuso a bandiera, la b con l'asta desinente in ampia ansa triangolare, la forma singolare delle maiuscole B e soprattutto R, la a di tipo corsivo eseguita in uno o due tempi, la presenza di molte abbreviazioni e di scarse legature. Il notaio corregge depennando o espungendo: in una sola imbreviatura è ricorso a rasura. In molte occasioni aggiunge parole o parti di frasi apponendo il segno ^ in interlinea.
Criteri d'edizione.
L'ortografia seguita dallo scriptor è stata sempre rispettata sciogliendo le abbrevazioni e riproducendo il testo il più fedelmente possibile, anche se con alcune eccezioni. Si è distinta, infatti, la u dalla v. Le j sono state ridotte sempre a i. La varietà d'uso t\c (soprattutto ti\ ci) e c\ç è stata valutata alla luce della possibilità di distinguere i relativi tratti grafici. Gli aggettivi derivanti da nomi di luoghi sono stati scritti sempre con l'iniziale maiuscola. Essa si presenta minuscola solo nel caso in cui questi aggettivi si riferiscano alla monetazione corrente. Si è preferito non correggere eventuali errori di morfologia o di sintassi allo scopo di conservare la lezione originale.
Le parentesi quadre con una serie di tre puntini all'interno indicano le lacune, i guasti e le parti illeggibili: in nota è indicata in mm l'estensione del danno. Tra parentesi quadre sono state poste anche le restituzioni di parole non leggibili per guasti ma ricostruibili con certezza o probabilità. Si sono usate, invece, parentesi uncinate per introdurre parole o parti di esse omesse dal notaio per un lapsus evidente. Gli asterischi in serie di tre riproducono gli spazi bianchi presenti nel testo originale, riguardanti prevalentemente nomi di persona e di luogo: la loro misura è quantificata in nota in mm. Gli stessi asterischi in serie di tre, posti alla fine di un documento, indicano che esso non è stato ultimato dal notaio. Le iniziale dei nomi di persona sono state sciolte tra parentesi tonde.
E' stato ripristinato l'ordine cronologico indicato dallo scriptor tramite segni e note di posizione. Per i documenti inserti, trascritti con un corpo minore e posti a capo, è stato predisposto un secondo regesto che segue il principale. Si è ritenuto opportuno andare a capo anche nel caso di sentenze, testimonianze e dichiarazioni in prima persona.
Una ricerca ancora aperta
L'edizione del registro notarile di Guglielmo da Cividale è nata da una tesi di laurea in storia medioevale, discussa presso l'Università di Padova:
L. Gianni, Istituzioni ecclesiastiche, famiglie e vita politico-religiosa in Friuli. Dal registro del notaio Guglielmo di Cividale (1314-1323), Tesi di laurea, Università di Padova, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 1996-1997.
La ricchezza della sua documentazione ha permesso, però, nel corso degli anni, ulteriori approfondimenti:
Pubblicazioni:
L. Gianni, Marchetto da Padova e la scuola capitolare di Cividale. Un documento inedito del 1317 conservato a Udine, "Musica e Storia", VII, 1 (1999), p. 47-57.
In fase di pubblicazione (titoli provvisori):
L. Gianni, La diocesi di Concordia in Friuli. Difesa delle temporalità e consolidamento amministrativo: l'episcopato di Artico da Castello (1317-1331).
L. Gianni, La carriera ecclesiastica di un canonico friulano nel Trecento: Guido da Manzano.
L. Gianni, L'attività documentaria nella diocesi di Concordia (dalla seconda metà del XIII alla fine del XIV secolo).
L. Gianni, I canonici di Concordia nel primo Trecento.
L. Gianni, Un canonico friulano nel Trecento: Guarniero da Polcenigo.
Le informazioni tratte dal protocollum notarile di Guglielmo da Cividale si sono rivelate fondamentali anche per la realizzazione della mia tesi di dottorato in Storia della Chiesa medioevale e dei movimenti ereticali, presso l'Università di Padova, avente come argomento le istituzioni ecclesiastiche della diocesi di Concordia nel Trecento.
Le note di Guglielmo da Cividale, 1314-1323 / [a cura di] Luca Gianni - Udine : Istituto Pio Paschini, 2001 - 477 p. ; 24 cm. - Fonti per la storia della Chiesa in Friuli ; 5.- ISBN 88-87948-09-07
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Lucia Burello
Riemerge il Friuli del Trecento
Presentato un libro tratto dalle "Note" del notaio Guglielmo di Cividale
Nell'occhiello: La meticolosa ricerca di Luca Gianni č stata pubblicata a cura dell’Istituto Pio Paschini
"Messaggero Veneto", 20 marzo 2002. |
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Duilio Corgnali
Guglielmo da Cividale, notaio chierico di spicco
Nell'occhiello: 400 documenti dal 1314 al 1323
"La Vita Cattolica", 13 aprile 2002. |
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Luca Gianni
Cattedrali e preti nel Trecento
Nell'occhiello: Una nuova pubblicazione dell'Istituto "Pio Paschini" di Udine sugli archivi. Il 19 aprile la presentazione a Udine con la relazione del Prof. Antonio Rigon
"La Vita Cattolica", 13 aprile 2002. |
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L’evento
"La Vita Cattolica", 13 aprile 2002. |
Opera pubblicata con il contributo della Fondazione CRUP. Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone.
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