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Con orgoglio presento il primo di due volumi di edizioni critiche, con introduzioni e commenti di testi di letteratura martiriale di area aquileiese e istriana a cura di Emanuela Colombi. La ricerca, maturata e cresciuta nell’Ateneo udinese per almeno un decennio, ha potuto giovarsi dell’aiuto di studiosi di fama, ma anche e soprattutto del lavoro appassionato di un gruppo di giovani ricercatori guidati dalla curatrice, così da giungere ora al suo esito naturale, grazie all’impegno editoriale dell’Istituto ‘Pio Paschini’ per la Storia della Chiesa in Friuli in collaborazione con l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo. La veste prestigiosa è pienamente meritata dai due volumi che offrono ampia ed accurata messe di dati nuovi o finalmente sicuri sia per l’interesse degli studiosi di cose medievali sia per la curiosità degli appassionati di cose locali.

L’insieme dei due volumi proporrà un totale di oltre 20 passioni di martiri composte tutte in epoca tardoantica o medievale e di committenza delle chiese altoadriatiche, se non, come probabile in alcuni casi direttamente patriarcale. Questo primo volume si rivela di estremo interesse sia per la sua dimensione filologica sia per quella storica. Tutte le Passiones, infatti, sono qui editate criticamente per la prima volta e hanno rivelato una ricca storia compositiva, talora evidenziando l’esistenza di più redazioni, la loro dipendenza da di versi modelli più antichi, un’ampia quantità di contaminazioni fra esse e con altri testi agio grafici. Potrebbe stupire i lettori non adusi a questo tipo di letteratura l’estrema libertà con cui gli anonimi autori adattano, modificano, ricreano eventi e personaggi legati ai vari culti locali realizzando talora dei veri plagi. Tuttavia, proprio qui il testo diviene interessante per l’analisi storica, in quanto lo studio delle differenze rispetto ai modelli agiografici riutilizzati per la creazione di nuove leggende martiriali ci permette di comprendere i motivi di politica religiosa che stanno alla base della nuova produzione letteraria.

Mentre invito i lettori a delibare le novità che emergono a ogni singola edizione, così come sono presentate nelle introduzioni particolari e in quella all’intero volume, si impongono alcune riflessioni di carattere generale. Vedo infatti in questo lavoro una conferma autorevole della vivacità della chiesa patriarcale fra tardoantico e medioevo, capace di creare un supporto letterario a culti specialmente di santi presenti in forma di reliquie, che servivano a consolidare un’autorità talora bisognosa di puntelli nei conflitti con altre e concorrenti sedi episcopali. Dalla contrapposizione con Roma a partire dallo scisma dei Tre Capitoli allo scontro anche armato con Grado, sino alla competizione con Venezia, che alla fine fagociterà il Patriarcato, si può tracciare una linea di evoluzione e trasformazione del potere patriarcale che si fonda e giustifica anche con l’uso per noi spregiudicato di culti e di reliquie.

Emblematica la ricostruzione delle origini apostoliche del cristianesimo in Aquileia, di cui nulla abbiamo che possa essere storicamente confermato. Parallelamente alla pretesa del riconoscimento del titolo patriarcale, prese corpo il tentativo di legare la fondazione aquileiese all’apostolo Pietro, così da porre Aquileia in competizione con Antiochia e Roma, anche se non direttamente con la sua persona, bensì con quella di un vir apostolicus, Marco, l’evangelista tradizionalmente discepolo del primo degli Apostoli. Marco, di sua iniziativa o per ordine di Pietro, si sarebbe recato a evangelizzare la Città. La cosiddetta ‘leggenda marciana’ sembra prendere corpo fra VIII e IX secolo, sino a che la troviamo inserita in un racconto martiriale centrato su due personaggi di difficile identificazione storica. La sensazione che si ricava è che si sia replicata la figura di un martire di nome Fortunato, già associato ad Aquileia in più di una notizia del Martirologio Geronimiano, e che questi sia stato collegato con un personaggio storicamente nebuloso di nome Ermagora¹ . Quest’ultimo, che potrebbe già essere nominato nel Martirologio Geronimiano come martire aquileiese (ma il nome compare con forti variazioni nei manoscritti, la principale essendo quella di Armiger[us]), diviene il primo vescovo della Città e, addirittura, secondo una versione della leggenda, si reca a Roma con Marco a ricevere l’autorità episcopale direttamente da Pietro. Fortunato diviene il suo diacono e subisce il martirio con lui. Il controllo politico della figura di Marco, come è ben noto, sarà alla fine fatto proprio da Venezia quando, ormai in grado con la propria marineria di procurarsi le sue presunte reliquie² , potrà presentarsi come l’erede dell’erede (Grado) di Aquileia.

Fra le molte altre novità di questo volume, vorrei ancora sottolineare il probabile quanto inatteso significato storico della Passio delle quattro vergini aquileiesi Eufemia, Dorotea, Tecla ed Erasma, a mio avviso convincentemente datata all’epoca del Patriarca Poppone e perfettamente inseribile nella diatriba violenta con Grado. Addirittura il testo sembra costruito in funzione dei momenti chiave della liturgia battesimale e di (ri)consacrazione della basilica di Aquileia.

Sono convinto che questo lavoro, con le sue impeccabili analisi filologiche e la sua encomiabile prudenza nelle ricostruzioni storiche, potrà per un verso contribuire a consolidare la meritata fama di serietà che gli studi agiografici hanno saputo conquistarsi anche in Italia e per l’altro costituire una solida base per le future ricerche di agiografia altoadriatica.

¹Hermagoras è nome teoforico greco, come ad esempio Athenagoras e Pythagoras; il calco latino si presenta di solito con grafia (H)errnagoras o (H)ermachoras (nonché Armagoras o Armachoras) a seconda dei manoscritti.


²Era piuttosto usuale che le marinerie italiane rapinassero reliquie soprattutto nel bacino orientale del Mediterraneo, magari con il pretesto di proteggerle dai saccheggi dei ‘saraceni’; è famosa ad esempio la competizione fra genovesi e baresi per il controllo delle presunte ceneri di San Giovanni Battista, che finirono a Genova, mentre i baresi dovettero ‘accontentarsi’ delle reliquie di San Nicola.

Edmondo Lupieri
Università degli Studi di Udine

Indice

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Indice dei manoscritti

I. INTRODUZIONE
1. Caratteristiche delle Passiones aquileiesi e istriane: un primo bilancio
di Emanuela Colombi
2. I manoscritti delle Passiones aquileiesi e istriane
di Paolo Chiesa
Appendice. integrazioni alla lista dei manoscritti delle Passiones aquileiesi e istriane


II. TESTI

Nota alle edizioni critiche
1. Passio Hermachorae et Fortunati
a cura di Paolo Chiesa
2. Passio Felicis et Fortunati
a cura di Valeria Mattaloni
3. Passio Helari et Tatiani
a cura di Marianna Cerno
4. Passio Donati Venusti et Hermogenis
a cura di Marianna Cerno
5. Passio Euphemiae, Dorotheae, Theclae et Erasmae
a cura di Emanuela Colombi
6. Passio Primi, Marci et sociorum
a cura di Marianna Cerno
7. Passio Apollinaris; Passio Euphemiae et Theclae;Passio Lazari
a cura di Simona Paloscia
8. Passio Iustinae et Zenonis
a cura Marianna Cerno
9. Indici
a cura Marianna Cerno




Opera pubblicata con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
e della Fondazione CRUP. Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone.