 | | Premessa Questo lavoro si propone di contribuire alla ricostruzione di
oltre sessant'anni di vita culturale e di storia della politica
culturale applicata ai monumenti, che riguarda un po' tutto
l'impero anche se è esemplificata attraverso
l'investigazione dei fatti, dei fenomeni e dei problemi del
Litorale e più particolarmente, per acquistare in precisione
e fors' anche in forza, della contea di Gorizia. Questa, oltre che
costituire la cerniera fra mondo latino e mondo slavo, in un
contesto secolarmente e strutturalmente tedesco, acquista un peso
rilevante anche perché comprendeva centri archeologici e
monumentali di grande valore come Aquileia e Grado, che proprio nei
decenni qui considerati, fra il 1856 e il 1918, rivelarono in pieno
l'alto significato e la complessità dei monumenti già
noti e soprattutto di quelli che allora si scoprivano. L'analisi è condotta quasi unicamente sulle edizioni che
documentano l'attività della Commissione Centrale per i
Monumenti, che si dipanano in una novantina di grossi volumi, dai
quali sono tratti gli essenziali e troppo spesso aridi riferimenti
problematici e bibliografici: se, come si vorrebbe, si volessero
rimpolpare i richiami ai «luoghi» in cui si parla dei
monumenti del Goriziano (Gorizia è punto di riferimento non
soltanto simbolico per un vasto territorio, da Grado a Cormons, da
Monfalcone al Carso e alle valli dell'Isonzo e del Vipacco) con i
tanti spunti e riferimenti storici, cronologici, topografici,
culturali che le «Mitteilungen» come lo
«Jahrbuch» propongono o suggeriscono, si potrebbe
tracciare una storia della cultura, della politica culturale,
dell'amministrazione dei beni culturali (che potrebbe avere anche
valore attuale) da cui trasse profitto grande l'orizzonte
goriziano, con la responsabile e zelante partecipazione di
istituzioni e di singoli studiosi, tra cui occuparono una posizione
primaria enti e personalità del mondo ecclesiastico.
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Non soltanto quell'orizzonte fu sconvolto e quasi cancellato
dalla «grande guerra» ma le stesse benemerenze, sia
della Commissione Centrale sia della Chiesa goriziana, furono
malignamente dimenticate, quando non furono travisate, nel clima di
fervido ma accecante nazionalismo subentrato al 1918. Anche indipendentemente da ogni velleità rivendicativa
più o meno antistorica o storicistica, questa raccolta
ragionata di dati può costituire o contribuire a fornire un
repertorio utile (specialmente col ricorso agli indici onomastici)
a quanti vogliono o devono intraprendere lo studio di quel mezzo
secolo in cui Gorizia raggiunse il culmine della sua
vitalità e della maturità nella fecondità
culturale e morale: allora però, in non pochi episodi, si
prepararono incautamente o si concorse a porre le basi della sua
alienazione.
Rispetto alla prima edizione apparsa nel volume decimo di
«Arte in Friuli - Arte a Trieste», quest'opera si
completa, fra l'altro, con una sezione dedicata ex novo alla
fototeca e alla diateca che, anche con l'aiuto della Commissione
Centrale, il Museo diocesano di Gorizia aveva allestito prima del
1915. La loro scoperta recente apre una visione ancora più
completa su quel mondo perduto di ieri, tanto per i criteri e i
modi con cui furono eseguite quelle assunzioni, quanto per i
soggetti fortunatamente fermati in immagine. Il legittimo dolore
per i molti monumenti irrimediabilmente perduti non è
infatti che in minima parte compensato dalla scoperta e dalle
possibilità di studio «in vitro».
I monumenti fra Aquileia e Gorizia, 1856-1918 : la cura, gli studi e la fototeca del Seminario teologico centrale / Sergio Tavano - Udine : Istituto Pio Paschini ; Gorizia : Istituto di storia sociale e religiosa, 1988 - 173 p. : ill. ; 24 cm. - Ricerche per la storia della Chiesa in Friuli ; 1
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Walter Frodl
Recensione a: S. Tavano, I monumenti fra Aquileia e Gorizia. 1856-1918: la cultura, gli studi e la fototeca del Seminario teologico centrale, "Memorie storiche forogiuliensi", LXXX (1990), p. 233-234.
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C. G:
Recensione a: S. Tavano, I monumenti fra Aquileia e Gorizia. 1856-1918: la cultura, gli studi e la fototeca del Seminario teologico centrale, "Memorie storiche forogiuliensi", LXVII (1988), p. 200.
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