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Copertina

Il Missale Aquileyensis Ecclesie (edizione Liechtenstein, 1517) fa parte di una serie di cinque edizioni apparse tra il 1494 e il 1519. Del Missale qui riprodotto esistono sette copie, custodite in biblioteche dell'Italia Settentrionale e della Slovenia. Gran parte di esse, purtroppo, sono mutile o seriamente rovinate. L'esemplare preso in considerazione, completo e in buono stato di conservazione, si trova nella Biblioteca Palatina di Parma, Sezione Musicale.
Il Missale Aquileyensis Ecclesie contiene formulari per la messa in onore di santi venerati nella regione aquileiese, con circa 1300 orazioni e molte sequenze. Significativi sono inoltre alcuni testi relativi a situazioni drammatiche vissute dalle popolazioni locali intorno all'epoca di compilazione del Missale, come le messe contra turcos sive paganos, quella pro pestilentia e una pro pace. Il lettore si trova, pertanto, davanti alla testimonianza di una comunità cristiana che nell'assemblea eucaristica riconsidera le vicende del territorio, e alla luce della Parola e con la forza dello Spirito, affronta le medesime vicende. Emerge in tal modo la fede di una comunità locale, una fede radicata nella storia. II volume è impreziosito da numerose xilografie e da testi con notazione musicale.

 
Indice

Presentazione (Manlio Sodi), p. V

Le Diocesi di Gorizia e di Udine (+ Dino De Antoni - + Pietro Brollo), p. VII

Introduzione, p. IX
l. Cenni storici, p. X
2. Il Missale aquileiese, p. XIV
2.1. Messali manoscritti, p. XIV
2.2. Messali a stampa, p. XVII
3. Il Missale Liechtenstein, p. XX
4. Alcune specifiche peculiarità, p. XXI
4.1. Messe in onore della Beata Vergine Maria, p. XXII
4.2. Messe in onore dei Santi della Chiesa di Aquileia, p. XXXIII
5. Criteri della presente edizione, p. XXXIV
5.1. Numeri marginali progressivi, p. XXXIV
5.2. Ruolo dell'Appendice, p. XXXIV
6. Conclusione, p. XXXV

Missale Aquileyensis Ecclesie, p. 1
Calendarium, p. 3 -
Tabulae, p. 15
Index, p. 17
Proprium de Tempore, p. 21
Canon Missae et praefationes, p. 182
Tempus post Pentecosten, p. 233
Proprium de Sanctis, p. 279
Communia, p. 347
Varia, p. 377

Frontespizio


Le Diocesi di Gorizia e Udine eredi della tradizione ecclesiale di Aquileia

Il nome di Aquileia evoca subito davanti agli occhi la visione della sua maestosa Basilica che, come in uno scrigno, conserva le memorie più care e belle del Cristianesimo delle origini, quello giunto qui molto presto, a ridosso dei tempi apostolici.
E forse pensiamo che questa sia l'unica testimonianza di quel glorioso passato, consegnata e scritta litteris lapideis, con lettere di pietra.
La vitalità della Chiesa di Aquileia invece è testimoniata non solo dai superbi resti archeologici e dallo splendido mosaico pavimentale, ben noti, ma anche da una multiforme varietà di fonti diversificate nel tempo: fonti storiche e artistiche, e fonti patristiche, letterarie e liturgiche.
Ed è proprio la Liturgia con i suoi documenti, fragili eppure duraturi, che ci parla e ci racconta di una Chiesa che, nella preghiera e nella celebrazione del Mistero di Cristo, ha attinto la forza per far acquisire dignità
e identità di popolo a quelle genti, che lungo i secoli hanno riconosciuto Aquileia come madre e maestra di fede e di umanità.
Così la bellezza straordinaria del tempio materiale non può non richiamarci ancor oggi al fascino suggestivo del popolo riunito in preghiera sotto le sue arcate romaniche e gotiche, nella travolgente trascendenza di una 'sua' liturgia, nel legame tra la Chiesa pellegrina sulla terra e quella dei santi, aquileiesi ma non solo, che vivono nella luce del Signore risorto.
È nel ricordo di questa storia e di questa vita di fede che viene messo a disposizione degli studiosi e di chiunque ami i documenti della cultura cristiana, il Missale Aquileyensis Ecclesie (del 1517) in riproduzione anastatica. In tal modo è data la possibilità di potersi confrontare con una fonte di grande interesse liturgico, difficilmente reperibile, e riscoprire la bellezza antica e sempre nuova del pregare cum Ecclesia e in Ecclesia. Il Missale qui riprodotto è il risultato di un lavoro di discernimento e di creatività da parte di una Chiesa vissuta in contatto con altre Chiese (poi soppressa nel 1751 per dare vita alle due Diocesi di Gorizia e Udine).
Erano quelli i tempi in cui non si confondeva l'unità con l'uniformità. A1 contrario, la diversità delle forme liturgiche rispettava e raccontava sensibilità, tradizioni e costumi differenti e veniva a rendere più variegata e ricca la modalità del pregare cristiano.
Già allora il testo del Missale era composto da tre parti: quella propria del Tempo, quella dei Santi e quella dedicata alle diverse circostanze. Come dire che al primo posto stava, e sta, la celebrazione del Mistero di Cristo, che scandisce il tempo e ce lo fa vivere come tempo visitato adesso dalla salvezza. Poi veniva la memoria del Santi, in particolare di quelli 'locali', grandi testimoni dell'efficacia dell'azione di grazia e del possibile coinvolgimento dell'uomo. Infine la terza parte, quella per le varie necessità, che legava in modo stretto la preghiera alla vita, le celebrazioni all'esistenza, come un monito a non separare le esigenze spirituali da quelle materiali.
La riedizione del Missale avviene in un tempo certamente distratto e disinteressato alla preghiera, specialmente a quella fatta in forma ecclesiale. Si preferiscono altri modi e forme di preghiera. Sembra contare, oggi, più l'individuo che la comunità; si favorisce più la spontaneità che la ritualità.
In questo contesto apparentemente sfavorevole risulterà emblematico riscoprire ed apprezzare non solo l'antico, ma ciò che l'antico ci ha insegnato ed ora rischiamo di smarrire, appunto il pregare cum Ecclesia e in Ecclesia.
Ecco allora l'augurio dei due Vescovi eredi della Chiesa aquileiese. Questo nuovo tassello, aggiunto alle tante testimonianze che la storia di Aquileia ci consegna, possa non solo ravvivare il ricordo del passato ma, rimirando le memorie, stimoli oggi le nostre genti a riscoprire il fascino della liturgia e soprattutto a viverla con partecipazione da parte di tutto il popolo cristiano.

+ DINO DE ANTONI Arcivescovo Metropolita di Gorizia
+ PIETRO BROLLO Arcivescovo Metropolita di Udine

Gorizia-Udine, 8 aprile 2007
Dominica Paschae, in Resurrectione Domini


Libro per eccellenza della Comunità cristiana
In margine all'edizione del Missale Aquileyensis Ecclesie (1517)

Chi conosce la storia della liturgia in più occasioni si è trovato di fronte a documenti che testimoniano la vitalità dell'antico Patriarcato di Aquileia il cui più noto esponente è senza dubbio il vescovo Cromazio, vissuto tra il IV e il V secolo.[1]
Il rinnovato Martirologio Romano nel giorno del 12 luglio proclama: «Ad Aquileia in Friuli, santi Fortunato e Ermagora, martiri».[2]
Aquileia è stata una di quelle Chiese locali, dalla lunga e vivace tradizione, che ha saputo esprimere la fede anche attraverso un proprio linguaggio liturgico. Il Rito aquileiese, con la testimonianza di forme liturgiche proprie, ha saputo esprimere una vitalità che in preciso momento della storia ha cessato di essere trasmessa.
La confluenza del Rito aquileiese in quello romano se da una parte è stata il segno di una comunione di fede con tutte le altre Chiese di Rito romano - comunione che del resto mai era venuta meno - attraverso l'uniformità del linguaggio rituale, dall'altra ha segnato l'occasione per una perdita di valori locali che solo in tempi recenti è stato possibile recuperare.
L'edizione anastatica del Missale Aquileyensis Ecclesie del 1517 (= MAE) costituisce un'operazione dal valore quanto mai eloquente ed emblematico sotto molteplici aspetti.[3] La circostanza della "presentazione" dell'opera offre un'occasione peculiare per verificare alcune dimensioni e caratteristiche non tanto del volume in questione quanto soprattutto del ruolo del Messale e della sua tipologia.[4]
La "presentazione" avviene in un tempo in cui le Conferenze episcopali stanno provvedendo alla traduzione dell'editio typica tertia del Missale Romanum, pubblicata nel 2002.[5] Ciò costituisce un momento quanto mai opportuno per la verifica di alcuni aspetti che interpellano il ruolo dell'operatore pastorale e di conseguenza la formazione del popolo cristiano. La circostanza coincide anche con la pubblicazione del Motu proprio Summorum Pontificum (7 luglio 2007) con cui Benedetto XVI liberalizza l'uso del Missale Romanum secondo l'editio typica del 1962.[6]
Perché rivolgere grande attenzione al Missale? Perché esso è presentato come il libro per eccellenza della comunità cristiana? Sono alcuni degli interrogativi che ci si pone di fronte al libro simbolo della liturgia cristiana. Qui l'attenzione è rivolta non alla storia e all'evoluzione che ha caratterizzato - e continua a caratterizzare nel tempo - questo libro liturgico, ma a quelle prospettive che l'educatore deve tener presenti, al di là del momento delle novità. La conoscenza della storia permette di cogliere le ricchezze racchiuse nel Missale; talvolta permette di conoscere anche la loro provenienza. Tutto, comunque, sempre orientato in vista di una comprensione del mistero attraverso le più variegate espressioni eucologiche e rituali racchiuse nel libro liturgico per eccellenza.
Pertanto, la riflessione si muove attorno a tre ambiti individuati in tre termini: conoscere, comprendere, valorizzare. L'approfondimento dei contenuti del Missale è il primo necessario passo per coglierne il significato in vista della valorizzazione delle innumerevoli potenzialità ivi racchiuse.


1. "Conoscere" il Missale nella sua evoluzione storica

Circa la storia del Missale si può dire che oggi si conosce molto; non tutto per la verità. Numerosi sono gli studi elaborati, in particolare durante il sec. XX.[7] Anche l'operatore pastorale può avvalersi - all'occorrenza - di opere significative per colmare lacune. In sintesi è possibile ricordare che il percorso dalle prime raccolte di testi eucologici ("libelli") alla loro organizzazione negli antichi Sacramentari, sfocia - nel Medio Evo - nel Messale "plenario": quel libro, cioè, che riunisce insieme tutti gli elementi propri della celebrazione (antifone, orazioni, letture, sequenze, ecc.).
Strutturato così, il Missale diventa uno strumento maneggevole, facile da usare nelle più diverse circostanze e situazioni. Francescani, Domenicani, Serviti, Agostiniani e altri Ordini ancora lo valorizzeranno e lo diffonderanno in parallelo all'annuncio del vangelo.
Con la prima edizione a stampa realizzata a Milano nel 1474 il Missale percorre le vie della cristianità in modo ancora più veloce. In contemporanea, con il moltiplicarsi delle edizioni, si diffonderanno anche imprecisioni, errori, ecc.; per questo i Padri del Concilio di Trento si dovranno preoccupare, tra l'altro, anche di una rinnovata edizione del Missale (come pure di altri libri liturgici), la cui edizione apparirà nel 1570.[8]
Tra il Concilio di Trento e il Concilio Vaticano II si annoverano numerosissime edizioni e ristampe. Quelle che si caratterizzano come "edizioni tipiche" avvengono nel 1604 (Clemente VIII), nel 1634 (Urbano VIII), nel 1884 (Leone XIII), nel 1920 (Benedetto XV), e nel 1962 (Giovanni XXIII). È in questo contesto che s'inserisce anche la storia del Missale di Aquileia di cui possiamo ora ammirare e conoscere meglio una delle ultime edizioni a stampa, quella del 1517.[9]
Per l'operatore pastorale la conoscenza anche di questi percorsi storici diventa motivo per rendersi conto delle ricchezze racchiuse nel Missale; per percepire la preoccupazione della Chiesa nel rendere il libro liturgico uno strumento il più possibile appropriato di fronte alle attese; per comprenderne le potenzialità educative nel perenne oggi del cammino di fede e di vita della comunità cristiana. È in questa prospettiva, pertanto, che trova la sua giustificazione l'approfondimento che segue.


2. "Comprendere" l'importanza del Missale

Bisogna onestamente riconoscere che il Missale non è un libro sufficientemente conosciuto, neppure da coloro che lo usano tutti i giorni in ragione del servizio di presidenza dell'assemblea! Il rilievo scaturisce dal constatare spesso la povertà di orizzonte nella valorizzazione delle forti potenzialità ivi racchiuse. E questo valga sia in rapporto ai contenuti eucologici, sia a tutte quelle opportunità di adattamento che sono racchiuse nell'Introduzione generale, come pure nelle disposizioni rubricali disseminate lungo lo stesso Missale.
Solo una conoscenza dettagliata del libro liturgico per eccellenza - dalla prima all'ultima pagina! - permette di far percepire l'importanza di un simile "strumento" per la preghiera della comunità cristiana e, di riflesso, per la sua vita spirituale.
Anche in questo caso valga un riferimento ad una pagina di storia. Quando il Concilio di Trento si trovò a dover precisare elementi dogmatici circa l'Eucaristia (soprattutto la sua dimensione sacrificale), ci fu la preoccupazione di educare il popolo cristiano attraverso le due forme più ordinarie e classiche nella Chiesa: la catechesi e la liturgia. Per questo già nel 1566 - quattro anni prima del Missale - fu pubblicato il Catechismus ad parochos. In tal modo, catechesi e liturgia realizzarono un cammino formativo di ortodossia e di ortoprassi![10] Una lezione simile si è ripetuta anche dopo il Vaticano II; solo che in questa occasione prima sono stati elaborati i libri liturgici, e successivamente il Catechismo della Chiesa Cattolica nel 1992.[11]
La pagina di storia conferma, comunque, che il libro liturgico costituisce il documento della "fede orante" della Chiesa. Il rapporto tra lex credendi (la fede) e lex orandi (il culto) qui appare in tutta la sua evidenza. È il segno della comunione nella stessa fede: comunione che affonda le sue radici nella Parola celebrata, e che si manifesta nei testi eucologici e nei segni e simboli propri della celebrazione.


3. "Valorizzare" il Missale per alimentare la vitalità della Comunità

La valorizzazione del Missale implica un insieme di attenzioni e di strategie che l'operatore pastorale deve tener presenti nel proprio lavoro. Si tratta di difficoltà da affrontare e superare; si tratta di valori e opportunità da sviluppare; si tratta di lezioni da accogliere e rilanciare in vista dell'animazione. Ecco una rassegna di elementi che, pur solo a livello indicativo e in modo schematico, possono contribuire alla comprensione e alla valorizzazione di ogni Missale.

- Il confronto più immediato con un Missale passa attraverso la comprensione del linguaggio eucologico. Si tratta di un linguaggio che costituisce la sintesi tra quello biblico e quello che può sintetizzare l'atteggiamento spirituale o le necessità impellenti dell'assemblea. È un linguaggio codificato ufficialmente, perché la comunità ecclesiale vi si deve ritrovare, e deve sentire quelle parole come proprie. Per entrare in questa comprensione, da una parte è necessaria una formazione al linguaggio biblico, dall'altra è indispensabile cogliere il senso del mistero quale scaturisce dalla singola celebrazione, dal tempo liturgico, ecc.
In questa linea il MAE possiede una ricchezza peculiare di testi che denotano situazioni specifiche della vita e della vitalità della Chiesa di Aquileia. Interessanti sono le esemplificazioni relative a situazioni contingenti segnalate nell'Introduzione dell'edizione anastatica. Testi tipici sono le tre orazioni della Messa; un esempio emblematico e di peculiare sintesi si legge nella richiesta: «... concedi che queste offerte siano efficaci per la salvezza del corpo e dello spirito».[12]

- In stretta continuità con quanto sopra accennato, rimane il lavoro di accostamento e di comprensione della pedagogia del Lezionario. Il Missale trae il suo valore dalla Parola proclamata; ma la Parola è annunciata secondo una particolare pedagogia che procede in armonia con la stessa eucologia, tanto che i due linguaggi si illuminano e si interpretano reciprocamente.
Anche il MAE possiede un suo proprio Lezionario, incorporato - sulla linea dei Messali di quei secoli - nel relativo formulario. Lo studio della disposizione delle letture rivela un itinerario di annuncio della fede, destinato a farsi vita nel cuore dei credenti attraverso la celebrazione. Il MAE possiede, inoltre, come ulteriore esplicitazione della Parola di Dio, una serie notevole di Sequenze, cioè di composizioni che interpretano in forma lirica il mistero che si celebra, sempre a partire dai contenuti biblici o dall'esempio delle figure di martiri e santi. Valga l'esempio della Sequenza per la solennità dei santi Ermacora e Fortunato:[13]

È in festa il nostro popolo,     esulta nella gioia:
onora il grande Ermacora     la Chiesa aquileiese.
A Fortunato martire     uguale onor sia dato:
la stessa prova vinsero,     uniti nella fede.
Guidato dallo Spirito,     Ermacora converte
i peccatori e i deboli     li libera per Cristo.
Condotto poi nel carcere     resiste ad ogni pena;
la sua preghiera illumina     l'attesa dei credenti.
Or Fortunato predica:     e chiama a vita nuova
coloro che professano     la fede trinitaria.
Incarcerato, vittima,     per Cristo lotta e vince.
Insieme al santo vescovo     il diacono si immola.
Colui che a questi martiri     il vero premio ha dato,
a noi, per loro tramite,     conceda uguale gloria. Amen.

- Una delle lezioni talvolta più difficili da interpretare è quella relativa al linguaggio "non verbale" e rituale. È senza dubbio uno degli aspetti che fa problema. Anche in questo caso, però, la base per un cammino di formazione è sempre costituita dalla comprensione del linguaggio biblico: è qui che i principali segni liturgici trovano la loro origine e il loro significato.
Al di là del velo costituito dalla lingua latina, l'accostamento del MAE può rivelare interessanti notazioni di ordine cronologico, ambientale, locale, cerimoniale... elementi che nel loro insieme denotano una ritualità finalizzata all'espressione del mistero, ma sempre in rapporto con la vita della Comunità di fede. L'obiettivo non è il Rito, ma ciò che quel Rito intende esprimere per una vita di fede.

- L'educatore alla fede e in particolare colui che presiede l'assemblea liturgica sa cogliere la pedagogia della indicazione rubricale, in modo che l'insieme dell'azione liturgica risponda da una parte al progetto di Dio, e dall'altra alle attese delle singole assemblee. È a partire da queste realtà che è possibile cogliere lo specifico della singolarità di alcune feste rispetto all'ordinario. Ciò emerge anche dalle varianti rituali che caratterizzano sia i giorni di festa sia certi periodi dell'anno liturgico.
Anche il MAE ha un complesso dispositivo rubricale. Il confronto con le numerose indicazioni rivela le modalità celebrative dell'antico Rito, ma presenta anche la situazione "rubricale" della liturgia nel sec. XVI. Un confronto con i manoscritti di questi Missale, a cominciare da quello del sec. XII conservato nella Biblioteca Patriarcale-Arcivescovile di Udine[14] permetterà di cogliere l'evoluzione (o come si suol dire oggi: l'adattamento, o più ancora l'inculturazione) che anche in questo ambito è stata realizzata attraverso il MAE.

- Nella sua ovvietà, l'affermazione che il Missale è uno strumento per la celebrazione mantiene la sua consistenza se la si mette a confronto con un concetto dinamico di celebrazione; con un modo di vedere e realizzare la celebrazione come "azione di Cristo e del popolo di Dio gerarchicamente ordinato".[15] Nel contesto, il libro liturgico assume il ruolo di strumento che orienta, prepara, guida l'interazione di questi molteplici dinamismi propri dell'umano e del divino, che nella celebrazione realizzano il loro punto di convergenza e di sintesi.
Il confronto con le ricchezze del MAE può costituire per l'educatore alla fede uno stimolo efficace per conoscere e far conoscere ricchezze che costituiscono il patrimonio di una fede, di una cultura, di una Chiesa - l'antico Patriarcato di Aquileia - che non parla solo con i monumenti artistici o archeologici, ma che continua ad essere eloquente nelle composizioni scaturite dal suo seno vitale. È in quei testi che si può riascoltare la fede di Atanasio, di Girolamo, di Ambrogio, di Cromazio, e di una schiera di Padri il cui nome non emerge immediatamente, ma la cui sapienza traspare dai testi liturgici.

- In quanto strumento per la celebrazione, il libro liturgico non è mai definitivo, ma sempre "perfettibile"; per questo ha bisogno di essere adattato secondo i diversi livelli di competenza e continuamente "mediato" perché la celebrazione sia ogni volta un segno del mistero di Cristo che continua ad incarnarsi nel vissuto di ogni persona.
L'edizione del MAE secondo l'originale del 1517 ricorda che non si tratta né della prima né dell'ultima stampa del Missale. A partire dai primi codici manoscritti, anche il MAE denota un successivo sviluppo dei testi quale segno eloquente di una vitalità in atto. Il confronto tra le tante edizioni, a partire dal periodo dei codici, può rivelare quegli elementi di novità che hanno caratterizzato le situazioni della Chiesa di Aquileia. In questo senso il MAE può essere assunto anche come specchio di cultura cristiana e come testimone di tradizioni, sia in riferimento a situazioni locali sia a quelle a vasto raggio, dal momento che il Patriarcato accomunò nella stessa fede e nella solidarietà popolazioni di origine latina, tedesca e slava.

- Nell'offrire gli elementi della celebrazione - in cui convergono passato, presente e futuro -, il libro liturgico parla con il linguaggio della tradizione: quella che viene celebrata è la fede della Chiesa di sempre, espressa in modo sempre nuovo anche attraverso i testi eucologici. Ecco perché l'accostamento del libro liturgico implica un rinnovamento interiore, un aggiornamento culturale, teologico e pastorale.
Nella colletta dei santi martiri Ermacora e Fortunato il "Proprio" della Chiesa Udinese evidenzia la domanda di possedere la "stessa fede e l'unica grazia battesimale" per la quale sono rinati i figli della luce.[16] Ma è proprio questo linguaggio della tradizione che costituisce la fonte e la sorgente per la vita spirituale e mistica: quella vita, cioè, che scaturisce dall'azione dello Spirito che agisce nell'azione liturgica e che si fonda sulla celebrazione dei santi misteri.

- Il contenuto racchiuso nel libro liturgico riguarda, infine, tutto un cammino formativo che precede e accompagna la celebrazione, e che in questa trova il vertice, la sintesi e la fonte. È in tale prospettiva che bisogna pertanto evidenziare la dimensione pedagogica che il libro liturgico offre sia nel progetto pastorale che nell'itinerario di formazione. Gli ambiti che vengono coinvolti sono molteplici e rinviano tanto ai contenuti che ai destinatari.
È in questa prospettiva che il MAE costituisce ancora uno stimolo per la catechesi e per la formazione, nel senso che offre un invito a rileggere, ad esempio, il rapporto tra le celebrazioni relative all'iniziazione cristiana e il contenuto musivo del pavimento della basilica di Aquileia o degli affreschi absidiali recentemente restaurati.[17]


4. Un peculiare strumento per educare

I principi su cui si basa questa capacità educativa tipica del libro liturgico, hanno come base alcuni dati che, in sintesi, possono essere così individuati:
- Fondamento teologico. Nel libro liturgico lex credendi e lex orandi raggiungono una sintesi tale che non trova uguali in nessun altro ambito della vita della Chiesa o del singolo fedele; la fede annunciata costituisce l'oggetto della preghiera in modo da permeare il vissuto quotidiano.
- Fondamento liturgico-celebrativo. Il libro liturgico educa a celebrare bene per vivere meglio ciò che si celebra; è uno strumento destinato a mediare il mistero nella vita attraverso la celebrazione. La garanzia di tutto ciò è data dal fatto che il libro attua i criteri conciliari della riforma, permettendo così un sempre più facile incontro dei fedeli con il mistero.
- Fondamento catechetico-pastorale. "Sebbene l'azione liturgica non sia, per se stessa, una forma particolare di catechesi, essa ha però un suo criterio didattico, che affiora anche nel Lezionario... tanto che il Lezionario stesso si può considerare a buon diritto uno strumento pedagogico per incrementare la catechesi".[18] Quanto è detto esplicitamente del Lezionario, si può estendere ad ogni altro libro liturgico dove è ben espresso il significato delle formule e dei riti: anche da qui la catechesi attinge i propri valori per contribuire a fare della liturgia una vita. La stessa azione pastorale trova nel libro liturgico gli obiettivi e le strategie essenziali per il loro conseguimento. Ciò scaturisce dal fatto che il libro liturgico non solo è pervaso di afflato pastorale, ma anche dal fatto che si presenta come una scuola di creatività (e non solo a livello rituale!).
- Fondamento ecclesiale. La capacità pedagogico-educativa del libro, infine, si presenta con le categorie di universalità, costante linearità, adattabilità ad ogni situazione... Il libro liturgico risulta così uno strumento che s'impone all'attenzione del complesso mondo dell'animazione pastorale come segno e fonte di unità, pur nella diversità che caratterizza tanto le singole Chiese locali, come ogni assemblea liturgica.

A conclusione di questo percorso, è possibile evidenziare che il Missale è fondamentalmente un segno eloquente di "incarnazione" della fede nelle diverse culture. È una realtà questa non statica, ma dinamica, nel senso che il cammino è tuttora in atto, e si realizza e si attualizza man mano che lo stesso Missale diventa strumento effettivo per un'esperienza viva del mistero attraverso il suo uso attento e corretto nella stessa celebrazione.
Visto in questa ottica, non è forzato affermare che il Missale costituisce uno strumento di "cristificazione" e "divinizzazione", in quanto permette un cammino di conformazione sempre più piena al modello che è Cristo.
A motivo del suo contenuto e dell'obiettivo cui è destinato, il libro liturgico costituisce di fatto un punto di convergenza per l'attenzione dei responsabili della celebrazione, e insieme il punto di verifica per continuare a realizzare nella vita dei singoli, mediante la pastorale e la catechesi, ciò che è stato celebrato nel mistero.
Tutto questo comporta (o rinvia ad) una conoscenza approfondita dei diversi contenuti racchiusi in tale strumento. L'operatore pastorale è chiamato ad un uso rispettoso e creativo del libro liturgico in modo da saper unire il linguaggio della tradizione con la situazione storica della comunità che celebra in ogni tempo il Signore risorto.

Manlio Sodi
Università Pontificia Salesiana



[1] Per una prima informazione cf G. Trettel, Cromazio di Aquileia, in M. Sodi - A.M. Triacca (edd.), Dizionario di Omiletica, Ldc-Velar, Leumann (To) - Gorle (Bg) 2002, pp. 342-346 (con bibliografia).
[2] Martirologio Romano, Conferenza Episcopale Italiana, Libreria Editrice Vaticana [2007]. Si tratta della versione italiana dell'editio typica altera del Martyrologium Romanum, approvata dall'Episcopato italiano e confermata dalla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti in data 11 luglio 2006. Il Decreto del Card. C. Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, porta la data del 14 settembre 2006 (cf ib. pag. 12).
[3] Si tratta dell'opera a cura di G. Peressotti, Missale Aquileyensis Ecclesie (1517). Edizione anastatica, Introduzione e Appendice. Presentazione di M. Sodi = Monumenta Studia Instrumenta Liturgica 48, Lev - Istituto Pio Paschini, Città del Vaticano - Udine 2007, pp. 36 + 474. L'opera è introdotta da una Prefazione dal titolo: Le Diocesi di Gorizia e Udine eredi della tradizione ecclesiale di Aquileia, a firma di Mons. D. De Antoni, arcivescovo di Gorizia, e di Mons. P. Brollo, arcivescovo di Udine (pp. VII-VIII).
[4] La "presentazione" dell'opera al pubblico è avvenuta nella Basilica di Aquileia l'11 luglio 2007, al termine dei I vespri dei santi Ermacora vescovo e Fortunato diacono, Patroni principali dell'arcidiocesi e della città di Udine.
[5]Missale Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum, auctoritate Pauli PP. VI promulgatum, Ioannis Pauli PP. II cura recognitum, Editio typica tertia, Typis Vaticanis A.D. MMII, pp. 1318. Per la valorizzazione dei suoi contenuti cf il fascicolo monografico di Rivista Liturgica 90/4 (2003) dal titolo: "Missale Romanum": la "novitas" della terza edizione latina; inoltre: M. Sodi - A. Toniolo (edd.), Concordantia et Indices Missalis Romani. Editio typica tertia = Monumenta Studia Instrumenta Liturgica 23, Lev, Città del Vaticano 2002, pp. XVI + 1965; Iid. (edd.), Praenotanda Missalis Romani. Textus - Concordantia - Appendices. Editio typica tertia = Monumenta Studia Instrumenta Liturgica 24, Lev, Città del Vaticano 2003, pp. XIV + 807.
[6] Cf al riguardo M. Sodi - A. Toniolo (edd.), Missale Romanum, Editio typica 1962. Edizione anastatica e Introduzione = Monumenta Liturgica Piana 2, Lev, Città del Vaticano 2007. Si veda inoltre il fascicolo monografico di Rivista Liturgica 95/1 (2008) dal titolo: Celebrare con il Messale di san Pio V?
[7] Per uno sguardo d'insieme oltre che per vari elementi di dettaglio, si può utilmente vedere l'opera a cura di M. Sodi - A.M. Triacca (edd.), Missale Romanum. Editio princeps (1570). Edizione anastatica, Introduzione e Appendice = Monumenta Liturgica Concilii Tridentini 2, Lev, Città del Vaticano 1998, pp. XLVI + 719. Nell'ampia Introduzione si possono cogliere le fasi essenziali della storia del Missale; per uno sguardo d'insieme circa la riforma dei libri liturgici tridentini si vedano gli altri cinque volumi della stessa collana (Breviarium, Martyrologium, Pontificale, Caeremoniale, Rituale: Lev 1997-2005).
[8] Cf nota precedente.
[9] Cf sopra, nota 3, e in particolare l'ampia Introduzione del curatore G. Peressotti, pp. IX-XXXVI.
[10] Cf R. Lanzetti, Catechismus ad parochos, in M. Sodi - A.M. Triacca (edd.), Dizionario di Omiletica, Ldc-Velar, Leumann (To) - Gorle (Bg) 2002, pp. 252-255 (con bibliografia).
[11] Cf R. Martinelli, Catechismo della Chiesa Cattolica, in M. Sodi - A.M. Triacca (edd.), Dizionario di Omiletica, Ldc-Velar, Leumann (To) - Gorle (Bg) 2002, pp. 245-252 (con bibliografia).
[12] Messale e Lezionario proprio della Chiesa Udinese (= MLCU), Arcidiocesi di Udine 1988, pp. 223: Sulle offerte, p. 61; lat. pag. 179: «... tam ad profectum vitae, quam animae nobis, salutari miserationeprovenire concede».
[13] MLCU, Sequenza, p. 60; testo latino p. 178.
[14] Per una prima informazione cf S. Piussi (ed.), La Biblioteca Patriarcale-Arcivescovile. Codici e manoscritti, Ed. Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo, Udine 2005, pp. 98; per il codice ms. 76 che contiene il Messale Aquileiese cf scheda a pag. 50 (con bibliografia e illustrazioni).
[15]Missale Romanum, Institutio generalis, n. 16.
[16] MLCU, Oratio collecta, p. 57; testo latino p. 177: «... quia una fide et una baptismi gratia renati sumus...».
[17] Cf al riguardo le splendide riproduzioni con commento a cura di G. Marini et Alii, I mosaici della Basilica di Aquileia, Fondazione Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia, Aquileia 2003, pp. 211.
[18] Introduzione al Lezionario, n. 61.



Missale Aquileyensis Ecclesie (1517) / Edizione anastatica, introduzione e appendice a cura di Giuseppe Peressotti ; presentazione di Manlio Sodi. - Città del Vaticano : Libreria Editrice Vaticana ; Udine : Istituto Pio Pachini, 2007. XXXVI, 474 p. ; 25 cm. - Monumenta Studia Instrumenta Italica ; 48. - ISBN - 978-88-209-7947-8







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"La Vita Cattolica", 21 luglio 2007



Opera pubblicata con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
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