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Diventa realtà il sogno a lungo cullato dalla Curia udinese di far entrare l' "idioma della "Bibie" nel ristretto novero dei 350 che la Santa Sede ammette alla celebrazione della Parola di Dio
Friulano lingua della Chiesa
Presentato il Lezionario in "marilenghe", approvato dallo stesso Pontefice

Udine. Da ieri la Chiesa universale parla anche friulano. Il Papa stesso ha dato l'imprimatur al Lezionario in "marilenghe" che è stato presentato ieri al Centro "Paolino d'Aquileia" di Udine. E così il friulano diventa una delle 350 lingue nel mondo il cui uso è ammesso dalla Congregazione pontificia per la disciplina del culto e dei sacramenti, il cui segretario monsignor Pio Francesco Tamburrino era presente in mezzo alla folla dei fedeli che ha battezzato l'evento. La grande soddisfazione della Curia ha per portavoce il pastore della Diocesi, monsignor Pietro Brollo: "abbiamo sempre pregato in friulano, ma così la Chiesa, come lo Stato, restituisce piena dignità a un popolo e alla sua cultura". Si accoda la società civile: il rettore Marzio Strassoldo benedice l'evento come "un ulteriore tassello verso la tutela delle radici di un popolo che deve procedere con forza e coraggio verso la piena autocoscienza». Il saluto del sindaco di Udine Sergio Cecotti è invece arricchito da un aneddoto personale, più da neo-papà che da amministratore. "Sono andato in anagrafe per registrare il nome di mio figlio, Vittorio Luîs, ma i computer non erano adeguati alla grafia friulana. Per questo ho rivolto formale protesta all'Insiel".

Giurovich e Tomada

Fonte: "Il Gazzettino", 1 aprile 2001