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L'edizione, in due volumi, è stata approvata personalmente dal Papa. Già in lavorazione anche il Messale. La gioia del vescovo Brollo: "Lo Stato e la Chiesa restituiscono la dignità a un popolo e alla sua cultura"
Pronto il Lezionario "par furlan"
La Santa Sede promuove la "marilenghe" nel novero delle 350 lingue ammesse in liturgiaUdine. Lingua e fede, un binomio inscindibile. Nel Nuovo Testamento il racconto della Pentecoste cita espressamente la discesa dello Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco, che infusero ai discepoli la capacità di predicare la buona novella in tutte le lingue del mondo. Da ieri anche i friulani hanno la loro Pentecoste, visto che la "marilenghe" è entrata ufficialmente nel novero degli idiomi (poco più di 350) accettati dalla Chiesa universale per la sua liturgia. La presentazione del nuovo Lezionario in friulano è molto più di un semplice atto limitato alla sfera ecclesiale. È il segno che ormai le barriere che separano lingue di serie A e di serie B sono state abbattute anche dalla Santa Sede.
Il rapporto della Chiesa con la questione linguistica è sempre stato molto problematico. Le rivendicazioni contro il rito latino hanno spesso coinciso con movimenti riformisti e talora con vere e proprie lacerazioni del tessuto cristiano: basti pensare alla vicenda di Jan Hus in Boemia e alla traduzione della Bibbia di Martin Lutero in Germania, che fu tra le cause scatenanti della Riforma protestante. Molto però è cambiato dopo il Concilio Vaticano II: da lì in poi il Vaticano ha dato impulso alla traduzione e all'uso rituale delle lingue parlate, a cominciare dalle più diffuse nel mondo ma con un'attenzione speciale ad alcune lingue minoritarie. In Italia tra il 1964 e il 1970 la Santa Sede ha concesso l'uso liturgico alle lingue delle comunità slovene, tedesche, francesi e croate. Il friulano quindi entra ora in un novero particolarmente ristretto di lingue "privilegiate", decisione a cui ha dato il beneplacito lo stesso Papa che ha personalmente approvato le bozze del Lezionario.
Il segretario della Congregazione pontificia per il culto e la disciplina dei sacramenti, monsignor Pio Francesco Tamburrino, parla chiaro: "non è così facile battezzare un'opera del genere. La gestazione è particolarmente lunga, l'iter è complesso e più volte la stessa Chiesa rischia l'"aborto" nonostante i divieti in materia". E lo stesso arcivescovo di Udine monsignor Pietro Brollo spiega: "Da sempre qui si è pregato e predicato in friulano. La differenza è che oggi lo Stato e la Chiesa hanno simultaneamente restituito dignità a un popolo e alla sua cultura". La simultaneità era doverosa: rari sono i casi di lingue riconosciute dalla Chiesa senza esserlo ancora dallo Stato.
Ma cosa comporta ora questo traguardo? Il vescovo ha le idee molto chiare in materia: "il compito della Chiesa resta difficile, ma ora abbiamo uno strumento in più per radicare la profezia della Parola in una comunità che attraverso la lingua può riscoprire e preservare la propria identità profonda. Identità che è sempre stata legata a filo doppio alla Chiesa e alla fede". A sua volta l'uso nel rito ecclesiastico può cementare la vitalità della lingua friulana, per cui l'introduzione del regime di tutela è pur sempre un segno di minaccia di estinzione.
La Bibbia prima, il Lezionario adesso e il Messale in futuro sono anche - val la pena di ricordarlo - piccoli capolavori letterari. Per confezionarlo è servito un enorme lavoro di traduzione coordinato da pre Toni Beline, e a cui ha collaborato un pool di biblisti d'eccezione e - per i salmi - anche da musicologi. Tanti sono i nomi ricordati nel coro di ri