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Il rettore friulanista usa il paradosso: "L'italiano? Non è altro che toscano standard"
La benedizione del rettore
Strassoldo: "La globalizzazione è già in frantumi, il futuro è delle Piccole Patrie"

Udine. "Non mi esprimerò nel toscano standard che fu scelto come lingua dello Stato italiano": non usa mezzi termini il rettore dell'ateneo di Udine Marzio Strassoldo, per spiegare le ragioni per cui interviene in "marilenghe" alla presentazione del Lezionario. La platea friulanista si rallegra, a qualcuno l'uscita sembra "forte", ma Strassoldo aggiusta subito il tiro. In un lungo intervento parla di Friuli, di lingue e della materia che conosce meglio, dell'Università che a guidato per 8 anni e di cui lascerà la direzione tra pochi mesi.
"I padri dell'Università del Friuli - dice - hanno visto lontano. La nascita dell'ateneo nel '77 non poteva produrre risultati immediati; allora fummo giocoforza costretti a importare docenti da tutta Italia, ma pian piano si è innescato un processo di friulanizzazione che ha portato gli studenti di ieri a diventare oggi professionisti e ricercatori. Ed è anche grazie a queste persone - dice - che oggi possiamo avere gli strumenti legislativi e domani avremo quelli tecnici per usare il friulano in ogni settore della comunicazione".
E la globalizzazione? Non rischia di "uccidere" le lingue minori e di rendere vani tutti questi sforzi per cedere il loro posto al praticissimo inglese? "L'inglese che sembra bruciare ogni altra lingua - preconizza il rettore - farà la stessa fine del latino. Già ora la sua uniformità si sta sgretolando, indiani e australiani non si capiscono con gli inglesi". La lingua di Shakespeare, insomma, si spezzetterà in tanti volgari come capitò a quella di Virgilio e lascerà spazio a quelle delle Piccole Patrie: previsione che forse non tiene conto del fatto che l'inglese è anche la lingua dell'informatica e che ciò contribuirà alla sua persistenza.
Il rettore conclude con un appello: "è necessario che in Friuli avvenga ciò che è successo 150 anni fa in Slovenia e nel nostro secolo in Irlanda, in Catalogna e in tante altre regioni d'Europa che si sono riscoperte patrie di popoli fieri delle loro identità e delle loro radici, capaci di costruire una comunicazione moderna nella lingua dei loro padri. Ma ciò - conclude - deve avvenire senza conflitti, con forza e coraggio ma senza che si creino le contrapposizioni di paesi come il Belgio o simili. Con cautela e decisione, il friulano saprà riemergere".Il rettore scende dalla pedana, gli applausi fioccano; il Friuli come una piccola Catalogna resta però lontano anni luce.

W.T.

Fonte: "Il Gazzettino", 1 aprile 2001