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Recensione a: Gabriele Ribis, Il catapan di Rizzolo del Friuli (1307-1610), Udine, Istituto Pio Paschini, 2002.
Gli orientamenti storiografici del XX secolo hanno spinto la ricerca anche verso la valorizzazione di testi manoscritti che avvicinino al periodo sotto indagine in prospettiva antropologica. Preda ghiotta sono pertanto diventati necrologi e obituari, particolarmente idonei a fornire di una determinata comunità innanzi tutto una serie di antroponimi e toponimi, quindi elementi utili alla lessicografia, alla storia del costume, a quella dell'economia e spesso a quella della prassi religiosa e della liturgia, nonché alla genealogia. In sede locale l'illustre erudito Giuseppe Bini già nel 1737, occupandosi del catapan della chiesa di S. Maria di Flambro, aveva compreso l'importanza di questo tipo di documenti; ma sarebbero trascorsi centosessantatrè anni perché fosse dato alle stampe il primo necrologio, quello di Rosazzo (Joppi, 1900) e altri ottantadue perché fosse edito quello di Aquileia (Scalon, 1982); circa gli obituari, nel Veneto chiamati anche catapani, dopo le segnalazioni su quelli di Fizzolo, Qualso e Trivignano (Londero, 1964 e Venuti, 1969), la storiografia friulana si arricchì delle trascrizioni e degli studi di quello di Fagagna (Zenarola Pastore, 1985) e di San Lorenzo di Sedegliano (Capitanio, 2001). l'Istituto Pio Paschini, che già vantava l'edizione del Necrologium Aquileiense a cura dello Scalon, ora propone il Catapan di Rizzolo, che Gabriele Ribis ha studiato e trascritto prima come tesi di laurea sotto la guida di Flavia De Vitt e che ora presenta con gli eleganti tipi delle Arti Grafiche Friulane nella prestigiosa collana delle `Fonti per la storia della Chiesa in Friuli'. Secondo lo schema degli obituari, il manoscritto, oltre al nome e alla data di morte della persona ricordata, riferisce anche l'eventuale fondazione del lascito, trasmettendo nel complesso delle voci una messe di notizie relative al periodo compreso fra il 1307 (data della consacrazione della chiesa restaurata o riedificata) e il 1610, benché la redazione delle prime annotazioni sia posteriore di oltre un secolo. II Catapan è opera di varie mani, in parte di notai (undici), in parte di sacerdoti che talvolta - come Tommaso Colauti nel Cinquecento - potevano assommare le due funzioni, ma che non sempre erano responsabili della direzione spirituale della villa. Gli obituari di questi piccoli centri, come quelli ricordati di Fagagna e di San Lorenzo di Sedegliano, sono impostati sull'esempio dei nobili necrologi delle comunità monastiche e capitolari, a loro volta strutturati secondo gli antichi martirologi. In Friuli la loro base è costituita dal calendario liturgico aquileiese (la parrocchiale stessa di Rizzolo è intitolata ai santi Ilario e Taziano di tradizione aquileiese), nel quale s'infiltrano santi di origine tedesca, come per esempio Floriano, presente del resto in tutto l'arco alpino. La particolare accuratezza della grafia della stessa mano che caratterizza la preparazione del calendario richiama un analogo fenomeno riscontrabile a metà del XIV secolo nella Francia centrale, dove esistevano maestri pergamenai che predisponevano e vendevano codici nei quali scrivevano solo il calendario. La stessa particolarità si rileva nel catapan di San Lorenzo di Sedegliano e nell'inedito necrologio del monastero di Santa Chiara in Udine. Come nei necrologi classici, anche in quello di Rizzolo si isolano le singole settimane e di queste i giorni ricorrendo alle lettere dell'alfabeto nel blocco da a a g ripreso in successione per tutto l'anno. La trascrizione è preceduta da un corposo saggio dell'autore (p.13-68) che offre un panorama storico della comunità nei suoi agganci con il territorio e nelle relazioni con l'abbazia di Rosazzo, della quale la chiesa era giuspatronato sin dalla sua prima menzione alla metà del secolo XII. A tale proposito nella serie dei rettori è opportunamente sottolineata la frequente presenza di clero forestiero specie durante il Quattrocento.
II catapan offre inoltre all'autore sufficiente materiale per un discorso sulla mutevole geografia del territorio nel tempo e sui toponimi ricordati nei lasciti. Naturalmente viene approfondito l'argomento sul tipo dei legati a beneficio della chiesa del paese, i quali moti vano l'esistenza dell'obituario. Il loro numero, centotrenta in tre secoli, entità e natura forniscono già notizie che permettono alcune considerazioni. Di ottantatré di questi si individuano trentotto di tipo devozionale senza obblighi per il beneficiario, trentasei implicanti l'obbligo della celebrazione di messe di suffragio (da una a sei) e nove legati per la distribuzione di cibo, in genere costituito da frumento, pane, vino e talvolta formaggio, dei soliti generi insomma elargiti anche nelle feste delle confraternite religiose. Taluni lasciti sono garantiti dall'esistenza di beni immobili, la lui localizzazione da parte del redattore arricchisce le conoscenze toponomastiche del territorio. II legato più frequente è costituito da frumento, che l'autore calcola in staia 11 quarte 1 pesinali 10 in toto nell'arco dell'anno. Si sa tuttavia che gli eredi per vari motivi non sempre rispettavano o potevano onorare l'impegno del defunto. I lasciti risultano più abbondanti e consistenti nel Trecento e diminuiscono gradatamente nel tempo. Destinatari ne risultano innanzi tutto la chiesa dei SS. Ilario e Taziano (trentadue), quindi la confraternita della Madonna (ventuno), poi quella di S. Rocco (7), tanto importante da dare origine a una seconda chiesa in paese, e infine all'altare di S. Giacomo (4), con qualche ricordo anche per chiese di ville vicine. Tra defunti da ricordare ed eredi responsabili delle erogazioni di lasciti sono coinvolte seicentoquindici persone, di cui trecentocinquantacinque maschi. I;elenco onomastico preparato per l'indice mostra chiaramente che si tratta di popolazione di estrazione modesta, quasi sempre priva di una qualifica anche di mestiere, solo tredici sono notai, diciassette ecclesiastici e cinque nobili. Per il resto solo una donna, Oliva, è ricordata con l'apposizione di tabernaria. Sembra ovvio sottolineare che questo spaccato di comunità rurale non può costituire uno specchio integrale
e privilegiato di gruppo sociale come quello dei necrologi dei monasteri, dei conventi e dei capitoli, dove tutti i componenti sono ricordati. Tuttavia la pietà, la catena che collega queste centinaia di vivi e di morti, ancorché molto ridotta rispetto alla popolazione reale, costituisce, oltre ogni censimento e ogni interesse genealogico od onomastico, un elemento importante per valutare la sensibilità e la religiosità degli abitanti di Rizzolo. E, se accanto a ciò si considera che in fondo l'obituario era un tipo di manoscritto del quale non si avvertiva la necessità della pubblicazione anche perché soggetto ad aggiunte continue, bisogna però ammettere che oggi tale comunità, grazie alla pietà degli avi e a un maturato interesse per la conoscenza delle proprie radici, tramite l'operosità di un solerte studioso, può disporre di una traccia stampata che delinea una continua sua storia di tre secoli.
Vittoria Masutti
Fonte: "Memorie storiche forogiuliesi", LXXXII (2002), pp. 276-278.
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