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Padre Crollius alla presentazione del lezionario friulano approvato dal Vaticano
Globalizzazione sfida da raccogliere

"La globalizzazione è vitale per la cultura, come l'acqua per i pesci e l'aria per gli uccelli". È questa, una delle frasi più decise del bellissimo intervento di padre Arij A. Roest Crollius, olandese di origine e professore alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, intervenuto ieri, nella sala Paolino d'Aquileia, al convegno La paraule e lis paraulis tal mont di vuê, globalizazion e dialic des culturis. L'incontro - cui sono intervenuti monsignor Pietro Brollo, arcivescovo di Udine, monsignor Pio Francesco Tamburrino, arcivescovo e segretario della Congregazione per il culto e la disciplina dei Sacramenti, il rettore dell'Università di Udine Marzio Strassoldo ed il sindaco Sergio Cecotti - è stato la più bella cornice per la presentazione (da parte dell'arcivescovo) del Lezionari in friulano e, dunque, per il riconoscimento, anche da parte del Vaticano, del friulano come lingua minoritaria. Consentendo, di fatto, l'uso dello stesso anche durante le funzioni.
Al di là della grande importanza del Lezionari sul piano liturgico e culturale, l'intervento centrale, e sicuramente il più interessante, ci è sembrato quello di Crollius, il quale ha esordito sottolineando che il riconoscimento del friulano nel panorama globale rappresenta un fatto assolutamente positivo: "Sarebbe utile capire - ha detto poi - che cosa significa globalizzazione. Essa non deve far paura, e nemmeno essere considerata una nuova infezione, o un fenomeno nuovo. Già da millenni, infatti, gli uomini vivono nella consapevolezza che il mondo è più grande del loro villaggio, o del loro paese; e questo, in modo particolare, per i popoli che hanno fatto parte dell'impero romano, la cui cultura si è ispirata alle religioni monoteistiche riferite ad Abramo, religioni caratterizzate da una visione totale, che abbraccia l'umanità intera. Religioni, dunque, universalistiche. La storia della vostra regione, inoltre, con il ruolo assunto da Aquileia durante l'impero ed il patriarcato, è stata caratterizzata da incontri e scontri fra numerosi popoli, lasciando, così, traccia profonda nella sua memoria. E voi, che oggi difendete il vostro friulano, lingua madre, significa che avete un'identità aperta all'universale. E globalizzazione, in realtà non è altro che l'intensificazione e l'espansione di questa consapevolezza universalistica. Certamente, i mezzi più veloci e sofisticati possono far credere di essere entrati in una nuova era, ma in realtà essi sono un logico processo di mutamento culturale alla cui base, imprescindibili, ci sono i processi tecnologici. E dalla macchina a vapore si è arrivati a Internet".


Insomma, l'uomo deve imparare a comprendere - secondo Crollius - che la sua realtà interiore è diversa da quella sociale, poiché in lui esiste una dinamica di potenza infinita. "E questa salvifica percezione - ha precisato - inizia quando l'uomo prende coscienza di non appartenere a un solo gruppo e, perfino, a una sola religione. Solo allora egli sarà in grado di iniziare l'ascolto, partendo dalla solitudine umana e muovendosi innanzi al mistero. L'uomo deve trovarsi privo della protezione data dalla sicurezza delle dottrine, o dallo svolgimento dei riti familiari, senz'altro educativi ma non fondanti. Nel cuore della realtà, infatti, vi è un modo di esistere che trascende le convenzioni umane e si incontra con la maestà dell'amore folle di Dio. È questo incontro che fa dell'uomo una persona sorgente, capace di meraviglia, iniziante e principiante. E questo è l'incontro tra incontrarsi e cooperare. E arrivando al pluralismo linguistico, l'unica maniera civile per vivere è nella dimensione di ciò che è discorde-concordante. Anche le minoranze culturali ora possono far sentire le loro voci senza imposizione. E il riconoscimento del vostro friulano in questo contesto globale è, da parte vostra, un'azione pionieristica coraggiosa, quanto importante".

Lucia Burello

Fonte: "Messaggero Veneto", 1 aprile 2001