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Alla fonte del Friuli: visite guidate ai giacimenti storico culturali della Chiesa friulana


Viene presentato questa sera il volume "La zecca dei patriarchi di Aquileia, uomini ed eventi dell'ultimo ventennio 1400 - 1420".E' il terzo volume della collana fonti per la storia della chiesa in Friuli, ed è edito dall'istituto Pio Paschini. La curatrice, Vittoria Masutti è una ricercatrice storica ed è oggi ospite in studio.

Comincio subito col chiederle come nasce questo volume.
Questo è un volume di documenti, come dice chiaramente la collana che si occupa specificatamente di fonti, ed è un'opera costituita da 186 documenti più altri 8 in appendice che si riferiscono ai saggi fatti nella zecca dai patriarchi di Aquileia. Questi ultimi sono dei rogiti notarili conseguenti all'operazione di saggio. Da questi documenti si possono trarre molte notizie che permettono di ricostruire aspetti della storia del patriarcato e anche della storia udinese in particolare. Non ho voluto dare né un taglio economico né un taglio numismatico, ma ho voluto fare una storia di uomini ed eventi come il titolo precisa. Si tratta di documenti inediti, qualcuno era conosciuto, alcuni regestati, però pubblicati tutti insieme e integralmente danno un volto ben preciso a tutto il fenomeno del ventennio.Questi documenti sono utili per ricostruire la storia della zecca ma anche per ricostruire la storia degli eventi che caratterizzano il patriarcato e la città di Udine. Va subito detto che questo è il periodo in cui si conclude la storia del patriarcato ed è inoltre un momento di grande debolezza politica da parte del potere centrale del patriarca. Pensiamo ad un principe - vescovo che ha tra i suoi diritti anche quello di battere moneta, ma pensiamo anche ad un periodo in cui le città e le comunità si stanno ribellando a questo tipo di potere e si sta cercando una propria economia. Udine nel periodo che stiamo considerando è la città più importante, come dimostra anche la storia di questa zecca. Le comunità vogliono pesare in questa operazione e vogliono avere anche un'influenza sulla storia della moneta e sulla quantità da battere e quindi entrano in trattative in questo senso. E' questo il motivo perché nella storia della zecca bisogna tener conto anche dell'importanza degli uomini politici, e cioè dei pubblici amministratori, che fanno parte di questa storia. Nell'introduzione è stata illustrata la biografia di alcuni di questi, tutti udinesi, anche se bisogna comunque tener conto di tanti altri personaggi, come, ad esempio, degli appaltatori. Proprio in questo momento avviene il passaggio tra imprenditori di origine forestiera, dotati di grossi capitali e imprenditori di minore calibro dal punto di vista economico ma sicuramente di un certo peso locale che subentrano a questi. Si tratta prima di coogestione tra un fiorentino e un udinese e dopo, decisamente, di un passaggio a un personaggio di origine friulana.

Nel modo in cui lei ha stilato questo volume è fondamentale l'importanza che viene data agli eventi e agli uomini che hanno fatto questa storia.
Non sempre gli eventi dipendono dagli uomini, comunque è molto importante tener presente anche l'opera degli uomini che lavorano sul campo. Non sono importanti solo quelli che decidono e che fanno quindi da cerniera fra gli uomini d'affari e i potenti in senso economico, ma sono da considerare anche quelli che lavorano manualmente, e cioè i tecnici che operano nell'ambiente, che in fondo è una vera e propria fucina monetaria. Sottolineo anche il fatto che la zecca ha conosciuto diverse sedi, attraverso la regione, prima di finire ad Udine, anche se, in fondo è questa la città che pesa di più delle altre nelle decisioni che la riguardano E' ancora il patr custodi della moneta, gli ufficiali nominati dal patriarca che devono controllare che l'operazione sia effettuata secondo le regole e secondo i patti stilati con l'appaltatore. Sono dei personaggi che hanno rilievo non soltanto nell'opera ma anche nella storia della città: se uno legge per esempio gli annali del consiglio della città li trova citati ogni momento. Sono inoltre personaggi ben introdotti nel mondo economico e politico del momento, per esempio i Soldonieri sono anche in grado di fare gli ambasciatori per la comunità.
Se potessimo tornare indietro nel tempo, dal volume che lei ha curato emerge un'immagine di una città che ha una struttura completamente diversa da quella di ora: ma quale immagine di Udine vedremmo alla fine del trecento?
Vedremmo una città molto diversa non solo nell'aspetto ma anche nelle dimensioni, perché era una città di circa 5000 abitanti o poco più. Di questi 5000 abitanti nell'opera sono citati circa un migliaio, che sono poi gli stessi che vengono ricordati nei documenti. Udine è una città già racchiusa entro l'ultima cerchia di mura anche se le frange più esterne sono popolate in maniera diversa: ci sono meno case e in alcune contrade si conduce ancora una vita semiagricola. Sicuramente si faceva una vita molto diversa, il cuore pulsante della città era "il mercato nuovo2, quello che noi chiamiamo oggi piazza G.Matteotti, che anche quella volta era già circondata da portici e che aveva intorno delle strutture importanti come il macello e alcuni uffici di cambio. Se andassimo a quel tempo vedremmo sicuramente tutto un altro mondo.

Fonte: "Alla fonte del Friuli: visite guidate ai giacimenti storico culturali della Chiesa friulana", a cura di Francesca Pelessoni, Udine, "Radio Spazio 103", 9 marzo 2001, ore 17.30.