L'oriente di Aquileia
Il cristianesimo aquileiese nella costruzione dell'Europa moderna
Il libro Qual è il contributo del cristianesimo aquileiese nella costruzione dell'Europa moderna? Lunedì 3 aprile, ricorrenza della "Festa della Patria del Friuli", il convegno su "Il Cristianesimo aquileiese alle radici dell'Europa moderna", in programma ad Udine, presso il centro "Paolino d'Aquileia", alle ore 18, proporrà una risposta a tale interrogativo. L'iniziativa è promossa dal Vicariato per la cultura dell'Arcidiocesi di Udine insieme all'istituto "Pio Paschini" per la storia della Chiesa in Friuli. Ad affrontare il tema sarà l'accademia dei Lincei Lellia Cracco Ruggini, componente di numerosi istituti di ricerca italiani ed europei, nonchè relatrice in svariati congressi internazionali. Interverranno, inoltre, l'arcivescovo di Udine mons. Alfredo Battisti e gli storici dell'Università del Friuli, Cesare Scalon ed Edmondo Lupieri. L'appuntamento è stato pensato per la presentazione del volume "il Cristianesimo aquileiese prima di Costantino fra Aquileia e Poetovio" del prof. Rajko Bratoz, dell'università di Lubiana, dato alle stampe dall'istituto "Pio Paschini" e dall'istituto di storia sociale e religiosa di Gorizia. Bratoz, studioso affermato in campo internazionale per le sue ricerche sulla tarda antichità e sulle origini del cristianesimo nell'area alpina orientale, propone un volume che raccoglie studi ventennali.
Uno studio puntuale delle fonti della parte orientale del futuro patriarcato aquileiese significa un "arricchimento della conoscenza degli inizi del cristianesimo nell'ambito della Chiesa aquileiese" e scopre nel contempo "numerosi tratti comuni nell'evoluzione storica e nella successiva tradizione culturale". Ne è convinto il prof. Rajko Bratoz, che firma il corposo volume "Il Cristianesimo aquileiese prima di Costantino fra Aquileia e Poetovio".
Prof. Bratoz, la sua ricerca ha preso in considerazione la Venetia orientale, l 'Histria e la provincia romana del Noricum nell'età diocleziana, usando termini antichi. Quali i nomi geografici contemporanei che definiscono l'area? "Si identifica con il Friuli, l'Istria, la Slovenia e quasi tutta l'Austria. In alcuni casi eccezionali, l'area di riferimento è stata più ampia, perchè certe questioni molto complesse, riferite ad esempio alla tradizione martirologica, possono essere studiate solo prendendo in considerazione tutto il mondo cristiano".
Qual è stata la via prevalente di evangelizzazione nelle province orientali della futura area di influenza della Chiesa di Aquileia? Salona, Sirmio o Aquileia stessa? "Sicuramente la via di evangelizzazione attraverso Aquileia fu prevalente, anche se bisogna prendere in considerazione pure le altre vie, quella balcanica e quella marittima, lungo l'Adriatico orientale. Meritano però pari attenzione i casi, per cos' dire, fortuiti: viaggi (quello del vescovo Vittorino verso la Palestina), contatti occasionali...tutti elementi che di per sè potrebbero essere stati motivo di sviluppo indipendentemente dalle vie predominanti di cristianizzazione".
Una città, per essere propulsiva del cristianesimo, quali caratteristiche doveva avere all'epoca? "Non esiste un modello di città "irradiante". Si possono evidenziare le caratteristiche che hanno reso importante una città come centro di evangelizzazione. Nel III secolo, un elemento forte fu la presenza di popolazione di origine orientale, che conosceva il cristianesimo o almeno il cristianesimo era vicino alla sua vita religiosa e / o spirituale. Determinanti anche la posizione della città nel sistema viario romano, le sue connessioni marittime (favorivano il contatto con regioni ormai cristianizzate), il ruolo del centro nella vita economica e nell'apparato amministrativo roma
coscienza e della consapevolezza della Chiesa locale. Del resto la tradizione aquileiese era generalmente accettata non solo nelle grandi Chiese delle vicinanze (Ravenna o Salona/Spalato), ma anche in tutta l'Europa cattolica occidentale. Esiste un gran numero di riscontri di questa tradizione in scritti di origine tedesca, francese e inglese. Solo nel mondo bizantino, a quanto ci consta, non è noto alcun testo riguardante la tradizione aquileiese".
Quali gli elementi che rendono davvero interessante volgere lo sguardo ad Est di Aquileia, per cogliere quella parte di territorio che fu sotto la sua influenza? "Per l'epoca presa in considerazione nella ricerca, meritano speciale attenzione alcuni tratti del pensiero teologico del vescovo Vittorino di Poetovio. Ci resta una parte dei suoi scritti (circa una decina), dai quali si evince che fu un grande erudito, che conosceva la maggior parte della produzione letteraria cristiana, attraverso Aquileia. In parte il suo pensiero è simile a quello che andava maturando in Aquileia, ma vi sono anche importanti differenze, a testimonianza di come allora lo sviluppo del cristianesimo fosse condizionato da peculiarità individuali".
Nell'area da lei studiata, quale fu la vita dei cristiani durante le persecuzioni? "Alcuni tratti li forniscono gli scritti di Vittorino, meno sicuri sono i dati rintraccaibili in alcune "passiones" dei martiri aquileiesi. Tuttavia, fu una vita di angosce ed incertezze. I cristiani erano una minoranza religiosa, all'epoca delle vessazioni più gravi. Reagirono in modi diversi: con resistenza passiva, con abbandono della fede, con un atto eroico. Per alcuni si può parlare di "cupiditas martyrii", ovvero "cercavano" la morte martiriale. Secondo Vittorino, i cristiani di allora attendevano la fine del mondo".
Quale il rapporto tra le comunità cristiane di allora? Si aiutavano, si sostenevano, si facevano guerra? "Nessun testo appartenente all'area presa in considerazione parla dei rapporti fra le comunità in questo senso. Li conosciamo solo attraverso alcuni scritti quasi tutti di provenienza orientale ed africana: le comunità cristiane erano molto aperte, con alcuni tratti cosmopoliti. Di esse non è possibile immaginare un appoggio reciproco all'epoca delle persecuzioni, ciascuna angosciata com'era dal pericolo imminente".
Per concludere, tanti studi storici a che le servono nella vita di ogni giorno? E nella sua professione di fede? "Scopo principale della scienza storica è la ricostruzione della verità storica e nient'altro. Del resto solo la verità può servire nel quotidiano. Ogni allontanamento da essa significa il danneggiamento della scienza e la corruzione della vita di ogni giorno".
Antonella Lanfrit
Fonte: "La Vita Cattolica", 1 aprile 2000
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