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Convegno dell'istituto «Paschini» sulla comunità  di Tricesimo nel medioevo - Ospite il primo fondatore dell'istituto di ricerca, mons. Alfredo Battisti.
Il «Catapan», un libro vivente
L'inventario degli archivi parrocchiali di Tricesimo verrà completato l'anno prossimo», ha annunciato mons. Franco Frilli, presidente del «Pio Paschini». L'istituto continuerà a impegnarsi in questa ricerca sulle fonti documentarie. Il prossimo studio di Manuela Beltramini sarà quello sul «Catapan» di Codroipo.

Una porta che delineava il solco tra mondo dei vivi e mondo dei morti. Un ponte tra passato e presente. Estremamente interessante nella sua valenza storica, il lavoro di ricerca di Manuela Beltramini, raccolto nel volume «L'obituario di Tricesimo» presentato alla comunità sabato 28 agosto, getta nuova luce sulla storia sociale medioevale di Tricesimo e del Friuli.
Durante il XIV° secolo il diritto di redigere un testamento venne esteso anche agli strati poveri della popolazione. Per questo motivo si rese necessario creare uno strumento, l'obituario appunto, per elencare i nomi dei defunti da commemorare durante la messa, indicando anche i lasciti in favore dei celebranti o della chiesa per le funzioni o per la distribuzione di elemosine.




Tali manoscritti erano, in sostanza, dei calendari non molto diversi dalle moderne agende sui quali venivano annotati dati relativi ai morti per finalità amministrative. Gli obituari di area friulana, detti «catapani», contenevano inoltre informazioni fra le più varie sugli usi religiosi e sociali delle comunità parrocchiali.
Le ricerche condotte da Beltramini sul «Catapan» di Tricesimo, un volume di 237 fogli che copre un arco di tempo compreso tra il 1277 e il 1560, hanno permesso di scoprire uno straordinario contenitore di preziose informazioni riguardo alle origini e all'identità cristiana nel medioevo.
Il libro in questione, redatto parte in latino e parte in friulano, venne copiato da un manoscritto più antico, nel 1534, da Antonio Belloni, notaio e umanista udinese.
L'indagine si è concentrata prevalentemente sulle note obituarie, in particolare sui ben 345 stralci di testamenti che rispecchiano la volontà dei testamentari di onorare la propria memoria con una determinata funzione liturgica. Generalmente i lasciti consistevano in piccole quantità d'olio per l'illuminazione della chiesa, frumento, tessuti, vestiti, mobili, immobili o, più raramente, denaro. La diffusione dei legati testamentari, una serie di disposizioni mediante le quali venivano favoriti soggetti diversi dagli eredi, corrisponde, nel medioevo, all'affermarsi di una nuova coscienza della continuità tra la vita terrena e l'aldilà.
«Le opere di misericordia - ha spiegato Flavia De Vitt, ricercatrice di storia medioevale dell'università degli studi di Udine - venivano viste come una possibilità per garantire il cammino dell'anima verso il paradiso. Vi era, inoltre, il desiderio di essere ricordati dopo la morte e la volontà di tramandare il culto dei morti anche ai posteri».
In quel periodo storico l'aiuto e il nutrimento dei poveri era affidato non solo all'assistenza delle istituzioni religiose, ma anche all'iniziativa dei singoli. La tendenza a offrire servizi caritatevoli si acuiva in corrispondenza delle feste, in quanto in questi atti si scorgeva la possibilità di assicurarsi i favori e le preghiere dei santi. I documenti ora a disposizione consentiranno inoltre a molte famiglie del tricesimano di ritrovare tracce dei propri antenati, magari definiti da qualche colorito soprannome o diminutivo.
L'enorme mole di dati e informazioni presente nei "Catapani" promette di farne uno strumento fondamentale per capire un periodo, il medioevo, determinante per l'evoluzione storica non solo del Friuli, ma dell'intera Europa. Soprattutto considerando la ricerca negli archivi parrocchiali è appena all'inizio e che di quel tempo, a parte i registri battesimali, non esistono fonti simili.
«Da molti punti di vista - ha osservato Cesare Scalon, ordinario di paleografia latina dell'Università di Udine e vicepresidente dell'Istituto Pio Paschini, che ha commissionato la ricerca - è stato proprio il rapporto tra vivi e defunti a costruire la civiltà occidentale. Questo sia da un punto di vista spirituale che materiale. Basti pensare, ad esempio che molti ospedali, strutture sociali e religiose o anche opere d'arte che abbiamo oggi sono state realizzate grazie ai lasciti caritatevoli».
Determinanti, per la realizzazione del progetto, la volontà e l'impegno del «Pio Paschini», un esempio fondamentale di punto di incontro tra Chiesa e ricerca.
«L'inventario degli archivi parrocchiali verrà completato l'anno prossimo - ha annunciato mons. Franco Frilli, presidente dell'Istituto Pio Paschini - ma di sicuro il materiale non manca, visto che i "catapani" sono sicuramente più di 100. Il Pio Paschini continuerà a impegnarsi in questa ricerca e, anzi, colgo l'occasione per affidare formalmente a Manuela Beltramini anche lo studio del "Catapan" di Codroipo».
L'arcivescovo emerito di Udine, mons. Alfredo Battisti, elogiando il progetto svolto dal «Pio Paschini», da lui stesso fondato nel 1982, ha raccontato un aneddoto personale legato al nome dell'Istituto. «Mons. Pio Paschini era rettore del laterano quando mi apprestavo a preparare la tesi - ha spiegato mons. Battisti - e accettò di farmi da relatore. Non avrei mai pensato di andare a prestare servizio proprio nella sua terra, lui che era di Tolmezzo. Onorare l'Istituto con il suo nome mi sembrava un atto di gratitudine. Ora il "Pio Paschini" è una realtà importante che con la sua attività tiene vivo il ricordo di una chiesa ricca di storia come quella aquileiese».

Mario Giudici

Fonte: "La Vita Cattolica", 28 agosto 2004.