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Mons. Tamburrino: "Sia per voi un libro vivo"
"Purtroppo parlerò in una lingua forestiera". Mons. Pio Francesco Tamburrino, Segretario della Congregazione per il culto e la disciplina dei Sacramenti, inizia con un’arguta formula la sua relazione che ha tracciato la storia del lungo iter di approvazione e del raggiungimento dello status di lingua liturgica della marilenghe. "Sono qui per congratularmi con le tre Chiese locali che hanno generato questo "pargoletto", che ha avuto "lunga gestazione" e ha rischiato spesso qualche "aborto"". Mons. Tamburrino è stato decisivo nell’appoggiare da lungo tempo la battaglia della Chiesa friulana. "Al tema del friulano come lingua liturgica - ha detto - mi occupo da diversi anni, da quando mons. Guido Genero presentò un dossier alla considerazione della Cei, di cui ero allora segretario. Erano primi passi importanti". Il Segretario ha poi ricordato le tappe fondamentali della storia dell’introduzione nella liturgia delle lingue parlate. "E’ stata la risposta dei Padri conciliari alle necessità del popolo di Dio che chiedeva una più conscia partecipazione alla liturgia. Nel periodo immediatamente sucessivo al Concilio Vaticano II lo sforzo fu dedicato a tradurre nelle più diffuse lingue dei continenti, ma quasi contemporanemente si sviluppò l’attenzione a non trascurare le lingue delle minoranze. E’ stata in particolare la "Varietatis legitimae" del ’95 sulla inculturazione e l’adattamento della liturgia, ad evidenziare il valore rappresentato dalla lingua materna per raggiungere una penetrazione più profonda del culto". Oggi le unità linguistiche nel mondo che hanno avuto la "recognitio" della Santa Sede per l’uso liturgico con un "decretum tipicum" sono circa 350 nel mondo. Le lingue in cui sono state tradotte parti della liturgia o solo in forma sperimentale sono 420. In Italia sono state approvate l’italiano, lo sloveno e tedesco nel ’64, il francese nel ’65, il croato nel ’70 e, infine, il friulano nel 2001. "Il Lezionario - ha concluso mons. Tamburrino - è un dono del Signore: non deve restare un libro da sacrestia, deve diventare un libro vivo, per una liturgia più penetrante"
Fonte: "La Vita Cattolica", 7 aprile 2001.
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