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Padre Arji Roest Crollius "Identità aperta all'universale"
Se "non ci fosse globalizzazione ci sarebbe mero nazionalismo, o peggio, provincialismo. Credo che il globale sia l'unica atmosfera possibile dove tutte le religioni e le culture possono incontrarsi e cooperare fruttuosamente. Quanto al pluralismo linguistico, l'unica maniera civile per vivere è nella dimensione di ciò che è "discorde-concordante", non nella monotonia. Anche le minoranze possono far sentire le loro voci senza imposizione. E il riconoscimento del vostro friulano in questo contesto globale è un'azione pioneristica, coraggiosa e molto importante".
Danese, ma di sangue olandese e polacco, padre Arij Roest Crollius, ordinario di Storia delle religioni e della cultura alla Pontificia Università Gregoriana, ""costretto" a vivere da sempre nel plurilinguismo e fare grande mescolanza di idiomi", ha tracciato a Udine un'affascinate percorso per affrontare il tema della relazione "La parola e le parole nel mondo di oggi. Globalizzazione e dialogo delle culture", affrontandolo "sia dal punto di vista dell'antropologia religiosa, cioè dell'essere umano inteso come un essere dialogale la cui identità più profonda è di essere ascoltatore di una parola divina, sia dal punto di vista della storia, cioè il ruolo del popolo friulano nel percorso storico di questa parte del "globo"".
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Parola dopo parola, concetto dopo concetto, una strenua difesa della globalizzazione, liberata da pregiudizi e "paure da recinto": questa è stata la serrata - e ricca di spunti ironici - relazione di p. Crollius."Nei confronti della globalizzazione tanti in questi anni hanno avuto quella che io chiamo "la sindrome della locomotiva" - ha detto -. Mi spiego: quando nella mia piccola patria, l'Olanda, arrivarono i primi treni sulle ferrovie non solo le povere vacche cominciarono a correre in panico nei loro verdi prati, ma c'erano anche dei predicatori nelle chiese che fulminavano contro questa invenzione diabolica "perché non poteva mai essere intenzione del creatore che gli umani viaggiassero con tale rapidità". Ecco, nei confronti della globalizzazione si è avuta la stessa errata diffidenza. Ma essa non deve fare paura, non è un fenomeno nuovo: da millenni gli uomini vivono nella consapevolezza che il mondo è più grande del lorto villaggio".
E soprattutto in Friuli quasta apertura al "globale" è più viva. "La storia della vostra regione, con il ruolo assunto da Aquileia - ha ricordato p. Crollius - è stata caratterizzata da incontri e scontri tra numerosi popoli e ha lasciato infatti una profonda traccia nella memoria culturale dei friulani. Voi, che oggi difendete il vostro friulano, lingua madre, non fate altro che dimostrare la vostra identità aperta all'universale. Infatti globalizzazione, in realtà, non è altro che l'intensificazione e l'espansione di questa consapevolezza universalistica".
E. P.
Fonte: "La Vita Cattolica", 7 aprile 2001.
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