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Zecca, crogiolo della politica
Uomini e intrighi attorno all'istituto aquileiese che coniava a Udine dal 300.
Nel libro di V. Mansutti edito dal "Pio Paschini" glorie e miserie del Patriarcato


A distanza di diciotto anni dal Necrologium Aquileiense, con cui ebbero inizio le pubblicazioni dell'istituto "Pio Paschini", esce ora ad opera di Vittoria Masutti il terzo volume della collana "Fonti per la storia della chiesa in Friuli" su "La Zecca di Aquileia. Dal 1400 al 1420". Il lavoro di 270 pagine raccoglie gli atti finora reperiti, relativi ai saggi operati nella zecca del patriarcato di Aquileia durante quegli anni.

"La Zecca di Aquileia" è, nel complesso, l'edizione, condotta con grande padronanza di metodo e in conformità alle norme stabilite per questa particolare tipologia di fonti, di quasi duecento documenti per lo più inediti, anche se non del tutto sconosciuti agli studiosi che si sono occupati in precedenza dell'argomento. Ci si riferisce in particolare a Bernardo Maria de Rubeis e a Gian Giuseppe Liruti, due capisaldi della storiografia friulana tuttora pienamente validi, nella scia dei quali si può degnamente collocare questa e le altre ricerche della Masutti. Una delle maggiori difficoltà del lavoro, che sono state affrontate e superate in modo eccellente in anni di faticoso lavoro, riguarda la condizione materiale delle fonti. Come ricorda l'autrice, "le imbreviature qui edite, specie quelle del notaio Manino da Cremona, sono redatte in grafia approssimativa e sono costellate da sgrammaticature, omissioni e ripetizioni di termini". L'obiettivo principale del lavoro rimane la pubblicazione degli atti notarili riguardanti le prove ufficiali in Zecca, operante nel ventennio considerato a Udine, che occupano circa due terzi del volume. L'edizione vera e propria è preceduta da un'ampia introduzione di oltre un'ottantina di pagine in cui si ricostruiscono l'ambiente della zecca e i personaggi ai quali essa faceva capo.

Il conio, specchio di "salute" dello Stato.
Non vi è dubbio che i problemi relativi alla moneta, il cui conio era prerogativa di uno Stato autonomo, fossero avvertiti con forte preoccupazione tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento all'interno dello stato patriarcale. L'analisi di questi problemi, intrinsecamente connessi alla situazione politica ed economica del momento, diventa uno strumento privilegiato di lettura e di interpretazione degli eventi gravissimi e procellosi che sconvolsero il Friuli. Basti ad esempio fare un confronto tra quantità di monete d'argento coniate in periodi diversi per trovare un'immediata corrispondenza nelle oscillazioni delle condizioni economiche e politiche del momento. L'autrice a questo proposito rapporta il volume di coniazione degli anni 1405, 1416, 1419, consistente rispettivamente a marchi 5485, 6459, 514, per evidenziare un immediato rapporto con le diverse situazioni di pace e di guerra. Considerazioni analoghe potrebbero essere fatte partendo dalla consistenza degli utili netti degli appaltatori della Zecca, legati ovviamente al volume delle monete coniate. Merito della Masutti è aver offerto agli specialisti di numismatica e di storia economica una fonte di grande interesse per le loro ricerche. Non è questo tuttavia l'aspetto che più interessa all'autrice, che intende "semplicemente indagare sugli uomini che a Udine, in quel ventennio di gravi difficoltà, di guerre, di dominazioni, segnato dal trapasso dal regime patriarchino alla sovranità di Venezia, si occuparono della moneta o come funzionari, o come pubblici amministratori, o come appaltatori della Zecca o come tecnici all'interno della stessa, o come persone che con tutti questi ebbero contatto perché del denaro fecero oggetto di lucro".

Mercat veneziana, essa richiedeva tuttavia lo stesso tipo di competenze e di personale della Repubblica di San Marco "Tecnici specializzati si muovevano tra fornelli mantici e crogioli, versavano il metallo fuso a piastre, saggiavano, pesavano, tagliavano, incidevano e battevano secondo ruoli precisi, sotto l'occhiuta vigilanza del padrone o del suo amministratore. A scadenze prefissate il saggiatore ufficiale si faceva autorevolmente ascoltare dal notaio che doveva rogare l'atto della prova e dal custode della moneta nominato dal patriarca". Da queste pagine emergono alcuni personaggi legati al mondo del denaro e del potere economico, personaggi in grado di condizionare pesantemente l'attività politica e amministrativa della città e dello stato. Uno di questo è l'orefice Giacomo del fu Francesco di Montegnacco, che a più riprese presta somme consistenti di denaro all'amministrazione cittadina e assieme ai toscani Domenico Brunacci e Giovannutto di Bene diventa appaltatore della Zecca patriarcale.

Toscani in Friuli, i padroni dell'economia.
Tra questi banchieri-mercanti, abili speculatori e investitori del proprio capitale, sono da cercare anche gli altri vincitori dell'appalto della Zecca, quali Zanobi di Paolo da Ghiacceto, Nicolò di Candido, Ambrogio Marchesini. Di costoro, come pure di alcuni altri personaggi minori che avevano nella Zecca l'incarico di custodi o di saggiatori, la Masutti ricostruisce le vicende biografiche, i rapporti parentali e culturali, il ruolo svolto nel mondo degli affari e della pubblica amministrazione. Da queste pagine si ha la conferma che anche a Udine, come in molte altre città dell'Italia settentrionale, i banchieri e i mercanti toscani si erano impadroniti gradualmente dell'economia urbana. Come ricordava Amelio Tagliaferri nell'introduzione al Convegno sui Toscani in Friuli del 1990, l'attrazione esercitata dal Friuli sui banchieri fiorentini dipende da un sistema economico locale sottosviluppato e dal ritardato sviluppo del territorio. Gli operatori provenienti da un'economia più matura sono attratti da un'economia in via di sviluppo, nella quale il saggio di sviluppo stesso (e di remunerazione dei capitali) è più elevato e le opportunità di investimento molto più frequenti. A questi aspetti della nostra storia, che si ripresentano anche nell'epoca dell'economia globale, riporta l'introduzione di Vittoria Masutti.

Mercanti nell'autunno del Patriarcato.
Da uno sfondo complesso, descritto in queste pagine, che vede uomini limpidi e onesti, ma pure disonesti o semplici arrampicatori sociali, spiccano alcuni protagonisti dell'inglorioso e sofferto autunno del patriarcato d'Aquileia: "uomini di atteggiamento pragmatico non illetterati, ma soprattutto attenti al valore del denaro e delle alleanze che in tale chiave erano loro necessarie. Su questo realismo si sarebbe fondato il nuovo regime che si instaurava con l'avvento della Repubblica di Venezia".

Cesare Scalon

Fonte: "La Vita Cattolica", 10 marzo 2001