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Una nuova pubblicazione dell'Istituto "Pio Paschini" di Udine sugli archivi.
Il 19 aprile la presentazione a Udine con la relazione del Prof. Antonio Rigon

Cattedrali e preti nel Trecento

Da tempo è in atto un processo di rivisitazione e rilettura del medioevo patriarchino, non più soltanto sotto laspetto politico ed istituzionale, ma anche da quello del recupero della storia economica e sociale. I registri dei notai rappresentano una fonte preziosa per capire la gestione della complicata realtà politica e ecclesiastica del patriarcato di Aquileia. In questo filone di approfondimento si colloca una nuova pubblicazione edita in questi giorni dallIstituto "Pio Paschini" nella collana delle fonti per la storia della Chiesa in Friuli. Nel tardo medioevo la figura del notaio viene ad assumere un ruolo di primo piano allinterno dellazione documentaria. La nuova centralità dellintervento notarile comportò dei cambiamenti nella tradizione e nella custodia archivistica.
Alla pergamena, con il dettato integrale del documento, si affianca, in questo periodo, con pari valore giuridico, il "protocollum", cioè il registro in cui il notaio annota gli estremi di ogni rogito, prima della stesura definitiva.
Il protocollo si rivela per lo studioso di storia come una fonte inesauribile di informazioni. Per la grande quantità di autori e di forme contrattuali in esso contenute, offre, infatti, la possibilità di ricostruire tutta quella gamma di relazioni che animavano la vita della città o della zona in cui gli atti furono redatti.



Nel volume edito dallIstituto "Pio Paschini" vengono pubblicate le "Note" di Guglielmo da Cividale. Nelle sue "Note", come nella maggior parte dei registri notarili, sono presenti documenti riguardanti sia la sfera del diritto privato, quali compravendite, mutui, livelli, affitti, divisione di beni familiari, testamenti, sia quella del diritto pubblico come infeudazioni, tregue, paci, arbitrati.
Quello che, però, contraddistingue questo protocollum è il fatto che Guglielmo non svolga la sua professione di notaio a tempo pieno. Egli è in primo luogo un chierico impegnato nella propria carriera ecclesiastica che redige atti solo per una ristretta cerchia di persone, legate a diverso titolo alle principali istituzioni ecclesiastiche friulane. Questa sua peculiarità fa sì che i rogiti contenuti nelle "Note", al contrario di quelli di molti altri notai a lui contemporanei, non permettano di delineare un quadro esaustivo di una particolare situazione sociale o economica ma si rivelino essenziali per ricostruire quella fitta rete di relazioni esistente tra le istituzioni ecclesiastiche della regione.



Se, infatti gli oltre quattrocento documenti redatti nellarco del decennio 1314-1323, non ci consentono di stabilire larticolazione del credito a Cividale o il movimento della proprietà fondiaria nella diocesi di Concordia, essi offrono daltro canto uno spaccato molto interessante sulla vita dei canonici e sui loro interessi. Guglielmo, vista la propria condizione ecclesiastica, presenta nel suo registro soprattutto la realtà dei capitoli friulani nei primi anni del Trecento, privilegiando per ovvi motivi di frequentazione gli enti presso i quali detenne dei benefici, come i capitoli di Cividale e di Concordia e la prepositura di San Pietro in Carnia.
Lo stretto rapporto di collaborazione con il vescovo Artico da Castello e il ruolo ricoperto nella diocesi di Concordia lo portarono, inoltre, a redigere molti documenti relativi a questa chiesa. Sebbene non possa essere considerato un "notarius curie",