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Presentato il libro di Vittoria Masutti

Il libro di Vittoria Masutti su "La Zecca di Aquileia" pubblicato dall'istituto "Pio Paschini", va ben oltre lo studio numismatico ed economico, per rappresentare una società, quella udinese, tra il 1400 e il 1420, "con una gagliarda identità, ma generosamente aperta".
Questo il giudizio dato dal prof. Sante Bortolami, docente di storia medievale all'Università di Padova, sull'ultima fatica della studiosa udinese, nel corso della presentazione del volume, venerdì 9 marzo, nella sede della fondazione Crup a Udine.
Il libro, cha ha goduto del contributo della fondazione Crup (alla presentazione ha partecipato il vicepresidente, Pietro Commessatti) costituisce il terzo volume della raccolta "Fonti per la storia della Chiesa in Friuli". "è un lavoro che raccoglie documenti inediti e sconosciuti ai più - ha affermato mons. Duilio Corgnali, vicario episcopale per la cultura e presidente del "Paschini" - e che dimostra come i segni premonitori della caduta del Patriarcato si trovassero anche nel calo del valore della moneta".
Il libro di Masutti analizza gli ultimi vent'anni che portarono, nel 1420, alla soppressione dello Stato patriarcale e al dominio veneziano e per questo, ha affermato Bortolami, "è un contributo fondamentale alla conoscenza del Patriarcato nella fase declinante, quando, complici le rivalità dei nobili, venne meno la sua autonomia politica".
Un libro di prima mano, caratterizzato da una "esigente robustezza di scavo archivistico". Non un libro fatto sui libri, quindi, che colma una lacuna, dal momento che sulla zecca di Aquileia mai nulla era stato scritto.
Ciò che emerge soprattutto è un amore viscerale e gratuito dell'autrice per la sua Udine - la zecca ebbe sede prima a Cividale e poi, nel '400 a Udine, prima in borgo Cividale e poi tra mercato vecchio e mercato nuovo - e per l'umanità: "Lo studio delle istituzioni non dimentica mai che l'uomo viene prima. La moneta diventa un pretesto per immergersi in una minuta, scrupolosa analisi di persone inseguite attraverso i documenti".
Nelle 270 pagine, infatti, compaiono ben 500 personaggi della Udine del tempo, orafi, fornaciai, cappellai, barbieri, provenienti da tutta Italia (il libro ha il pregio di mettere in evidenza il ruolo delle maestranze fiorentine ) e anche dall'Europa. "Contrariamente all'idea che comunemente si ha del Medioevo come epoca di immobilismo - ha concluso Bortolami - nella Udine del tempo c'erano tantissimi immigrati, e la città, mantenendo una forte identità, ha saputo crescere con il loro apporto" Un esempio che può farci riflettere anche oggi: "Se si vuole capire il Friuli attuale - ha concluso il prof. Cesare Scalon, responsabile scientifico del "Paschini" - bisogna leggere anche questi libri".

S.D.

Fonte: "La Vita Cattolica", 17 marzo 2001