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La seconda ristampa della quarta edizione dell'opera di Pio Paschini
Storia del Friuli
Diceva Giuseppe Marchetti: "È una lettura indispensabile per chiunque voglia affrontare un'analisi seria e complessiva del passato della Piccola Patria"Si rammaricava, e non senza ragione, l'abate Jacopo Pirona, davanti ai membri dell'Accademia udinese, in quel lontano 1832, per il processo di involuzione nel quale era caduta la ricerca storiografica friulana di quegli anni, dopo la fortunata stagione del sec. XVIII, presentando, assieme all'abate Bianchi, un piano per una monumentale raccolta di fonti della storia friulana.
È proprio a questi due illustri personaggi che si deve la ripresa degli studi storici in Friuli, e la nuova fioritura che prenderà avvio nella seconda metà del sec. XIX, con studiosi quali Francesco di Manzano, Vincenzo Joppi, Giovanni Battista Cavalcaselle, Isaia Graziadio Ascoli, Giuseppe Occioni Bonaffons, Valentino Ostermann e Alessandro Wolf.
La nuova storiografia - diversa dalla precedente per contenuti e metodi - condivideva genericamente gli indirizzi propri della storiografia romantica, con i suoi pregi ed i suoi difetti, ambizioni e contraddizioni; ma, nel contempo, se ne discostava per una sua generale fedeltà alle esigenze della scienza storica e l'immunità - scrive il Marchetti - «da certi evidenti eccessi che facevano della storia un supporto della speculazione filosofica e teologica, mezzo di elevazione popolare o, ancora, strumento di lotta politica».
Non è qui il caso di analizzare in profondità questa nuova storiografia friulana: basti ricordare il rilievo e la analisi accurata del documento e l'utilizzazione, per l'esame critico, di tutte quelle scienze umane «ausiliarie» che proprio in quegli anni andavano meglio precisando metodi e contenuti. Ma all'orizzonte un nuovo cambiamento veniva avanti soprattutto perché, a cavallo tra i due secoli, e non estranea a forti influenze positivistiche, si andava formando una nuova generazione di storici, più preparata metodologicamente e di certo più esigente sul piano critico di quella precedente, che darà vita, nel 1905, alla «Società storica friulana» (poi, dal 1918, «Deputazione di storia patria del Friuli»), ed alla rivista «Memorie storiche Cividalesi».
In questa rinnovata temperie per gli studi storici del Friuli si colloca la figura e l'opera di Pio Paschini, sacerdote e studioso, nato nel 1878 a Tolmezzo che, dopo aver insegnato nel seminario di Udine, fu chiamato a Roma prima ad insegnare storia nell'Ateneo del seminario romano e poi, da papa Pio XI, nel 1932, ad assumere l'incarico di Rettore dell'Università del Laterano.
Discepolo di don Giuseppe Ellero, il Paschini maturò la sua vocazione per gli studi storici proprio nel seminario di Udine, e fu Pier Silverio Leicht a chiamarlo a collaborare con «Memorie storiche», un'importante rivista dell'epoca. Ad appena ventisei anni pubblicò, sulla «Rivista di scienze storiche», edita a Pavia sotto la direzione di padre Maiocchi, un saggio sulle origini della chiesa aquileiese che gli procurò, assieme a molti consensi, anche la stima di celebri storici italiani, quali il Lanzoni ed il Savio.
E fu proprio per incitamento di padre Fedele Savio che Paschini pose mano a quella che sarà, tra gli oltre 500 lavori, assieme alla «Vita e opere di Galileo Galilei», la sua opera più prestigiosa: la «Storia del Friuli», la cui prima edizione verrà pubblicata, in tre volumi, nel 1934 - 1935.
Padre Fedele Savio stata cercando collaboratori per una grande opera che aveva ideato sulle diocesi d'Italia. In verità, il Paschini, secondo quel programma, avrebbe dovuto limitarsi, per così dire, alla storia del patriarcato di Aquileia ma, mano a mano che le sue ricerche progredivano, andava convincendosi che il metodo seguito da padre Savio mal si adattava alle complesse vicende del patriarcato.
Gli parve allora che riassumendo i lavori già pubblicati da lui e da altri studiosi, avrebbe potuto giungere ad una illustrazione che, pur senza pretendere di essere completa, di riempire tutte le lacune e di risolvere tutte le incertezze, avrebbe potuto «offrire al lettore un quadro più preciso delle vicende del Friuli».
«Del Friuli», scriverà nell'introduzione alla prima edizione dell'opera, perché il termine Friuli comprendeva - anche se per lunghi secoli la sua storia fu in gran parte quella del patriarcato - anche il territorio della diocesi di Concordia, ma lasciava fuori buona parte dei territori tra le Alpi Giulie e Carniche, che avevano una storia loro propria.
Nel licenziare la prima edizione di quest'opera poderosa, così scriveva il Paschini: «Nessuna terra italiana andò forse soggetta a vicende tanto svariate, a vicende tanto atroci; ma ancora oggi la gente punta lo sguardo verso la laguna là dove le ossa dei morti riposano accanto ai morti di tanti secoli fa, vegliate da un compianto non mai interrotto di fede, di forza e di tenacia».
La «Storia del Friuli» era, al momento della sua pubblicazione, l'unico racconto organico delle vicende friulane dalle origini al secolo XVII. Una storia scritta - sono le parole di Giuseppe Fornasir, che ne ha curato le edizioni successive - «senza temere la verità, il che testimonia l'assoluta onestà scientifica del maestro nell'accertamento critico dei fatti, attingendo alla "fonte pura"».
Un impegno, quello della ricerca della verità, che lo portò perfino ad abbattere, forte anche del suo acume critico e di studi scientifici rigorosamente controllati, diverse leggende e tradizioni millenarie.
Certo, se qualcuno guarda a quella storia con gli occhi della moderna storiografia, non potrà non rilevare alcune manchevolezze: un prevalente criterio annalistico - cronachistico; la mancanza di un approfondimento dei problemi sociali, istituzionali, economici e culturali legati alle vicende del Friuli; alcune deficienze di natura bibliografica (colmate, in parte, nelle edizioni successive, dal curatore Giuseppe Fornasir), ed una certa visione nazionalistica dei fenomeni locali da addebitare, in gran parte, a quello che era lo stato dell'arte della storiografia di quegli anni.
Di alcune di queste se ne era reso conto anche lo stesso Paschini quando, in premessa alla seconda edizione, replicava a coloro che avevano affermato che troppa parte era stata dedicata alle vicende ecclesiastiche, rispondendo di averne fatto ammenda riducendo, nella seconda parte del suo lavoro, diverse pagine a modo di riassunto «e di aver meglio chiarito alcuni momenti ritratti troppo in penombra». Ma ribadendo, con decisione, che le vicende ecclesiastiche del suo Friuli avevano avuto una importanza quale in poche altre regioni d'Italia.
Ma al di là di queste osservazioni, che rimangono comunque marginali rispetto al giudizio complessivo su quest'opera, la «Storia del Friuli» , di cui è stata appena pubblicata la seconda ristampa della quarta edizione, resta un'opera fondamentale, una «lettura indispensabile per chiunque voglia affrontare un'analisi seria e complessiva del passato della Piccola Patria». Parola di Giuseppe Marchetti.
Roberto Iacovissi
Fonte: "La Vita Cattolica", 17 aprile 2004.