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Il salterio di S. Elisabetta

A soli due anni dall’edizione in facsimile del salterio di Egberto un altro capolavoro della miniatura medioevale, rimasto intatto nei secoli - il salterio di S. Elisabetta -, anch’esso conservato nel Museo archeologico nazionale di Cividale e fino ad ora noto solo ad un ristretto numero di studiosi, attraverso la sua riproduzione promossa dalla Soprintendenza regionale può finalmente essere conosciuto ed ammirato da un pubblico più vasto.
Un valido ausilio alla lettura, all’interpretazione e alla comprensione del grande valore artistico e del significato storico del salterio di S. Elisabetta è rappresentato dal volume (di oltre 300 pagine), curato da Claudio Barberi, che raccoglie gli esiti delle indagini sul prezioso codice condotte da dieci studiosi di vario indirizzo e formazione.



Quantunque, da più di cento anni, il salterio di S. Elisabetta sia stato oggetto di studi, soprattutto da parte di specialisti tedeschi e, più recentemente, anche da italiani, non era mai stato realizzato un lavoro organico e sistematico come questo, che, presentando i risultati delle ricerche più aggiornate in un contesto interdisciplinare, appare innovativo ed esemplare, un modello per future operazioni simili relativamente ad altri capolavori del patrimonio artistico regionale. Tutti i possibili aspetti e le varie componenti dell’antico codice sono stati dunque analizzati, esaminati, approfonditi. Sono stati bene evidenziati i collegamenti tra le varie forme artistiche nel salterio: scrittura e miniatura, scultura e oreficeria, poesia e musica. Claudio Barberi presenta un ampio inquadramento storico dei vari personaggi legati a quest’opera, in particolare i langravi di Turingia.

Un salterio di lusso miniato per committenza laica
Quello di S. Elisabetta costituisce uno dei più antichi e significativi esempi di salterio di lusso, di carattere devozionale, stilati e miniati per la committenza laica. Fu realizzato per volere della fervente e devota Sofia (1171-1238), figlia del duca bavarese Ottone I° di Wittelsbach e seconda moglie di Ermanno di Turingia, da uno scriptorium della Turingia o Sassonia, terre sotto la giurisdizione del marito, figura di mecenate, alla cui corte fastosa ed elegante, la Wartburg, una vecchia roccaforte trasformata in reggia signorile di rappresentanza, all’inizio del Duecento andava fiorendo la letteratura tedesca (i Minnesänger).


Il prezioso manoscritto, sontuosamente miniato, originariamente sarebbe stato dedicato alla comunità di preghiera istituita sotto il patronato di Sofia presso la reggia (molto probabilmente costituita dalla componente femminile della famiglia del langravio), destinandolo alle pratiche devozionali per celebrare collettivamente le ricorrenze familiari e per accompagnare con lodi al Signore particolari eventi: il culto dei santi e dei defunti, le invocazioni contro i malefici e per la fertilità dei campi.
Ma perché è conosciuto come salterio di S. Elisabetta? La langravia Sofia, dopo essere rimasta vedova e prima di ritirarsi in un convento cistercense, avrebbe donato il prezioso salterio a Elisabetta (1207-1231), divenuta sua nuora nel 1221, con il matrimonio con il langravio Ludovico IV (1200-1227), in una sorta di passaggio di consegne tra langravie, tanto a corte quanto alla guida della comunità di preghiera della reggia. Nata in Ungheria da re Andrea II° della stirpe degli Arpad e da Gertrude, figlia del conte di Andechs e duca di Merania, Elisabetta, rimasta vedova sei anni dopo, molto sensibile all’influenza dei francescani, cade in balia dei parenti che, interessati ad impossessarsi dei suoi beni, male ne tollerano il misticismo e le iniziative caritative.

Arriva in Friuli nelle mani dello zio Bertoldo
Come è giunto in Friuli, e più precisamente a Cividale, questo salterio? Morta appena ventiquatrenne, Elisabetta viene canonizzata a soli quattro anni di distanza, nel 1235. In un momento imprecisato il prezioso salterio sarebbe passato nelle mani dello zio materno Bertoldo. Membro di una delle più illustri famiglie bavaresi, fratello del duca di Merania Ottone VII, del vescovo Ecberto di Bamberga e della regina d’Ungheria Gertrude, Bertoldo, dapprima arcivescovo di Kolocsa in Ungheria, poi, fuggito in seguito all’assassinio della sorella Gertrude e ad una congiura antitedesca, diventa patriarca di Aquileia (dal 1218 al 1251), ultimo di quella lunga serie di rappresentanti della nobiltà tedesca che, dalla capitale Cividale, governarono il Friuli per 250 anni.


Un ampio saggio, che si basa sulla sua tesi di dottorato, relativo alla nascita di questo salterio e al concorso tra lo scriptorium, l’atelier dei miniatori e la committenza è sviluppato das Harald Wolter-von dem Knesebeck, il massimo studioso di questo manoscritto, il quale sarebbe stato eseguito tra il 1201 e il 1208 nel monastero di Reinhardsbrunn (fondato dal capostipite dei langravi di Turingia), anche con l’apporto di miniatori professionisti che non erano monaci. La legatura del salterio, composta da una parte centrale in legno intagliato circondata da una cornice d’argento, viene esaminata da Carlo Gaberscek.
Nella parte anteriore è rappresentata la Crocifissione, secondo un’iconografia complessa e ricca di elementi originali, e in quella posteriore lo stemma di Turingia (un leone e un grifo che si affrontano): una compresenza di temi sacri e profani che viene ampiamente confermata anche dalle raffigurazioni delle miniature di questo salterio. Molto interessanti, come elementi comprovanti il legame tra quest’opera di fattura e provenienza germanica e il Friuli, sono tre tondi nelle cornici della legatura. Nel tondo inferiore (proprio sotto la Crocifissione) della parte anteriore della legatura appare un personaggio che sul capo porta la mitra, indossa una pianeta (attributi del vescovo) e il pallio e con la mano destra impugna uno scettro gigliato con la croce sulla sommità (elemento che indica il potere temporale del patriarca).

L’aquila patriarcale
Questa figura può essere identificata con il patriarca Bertoldo di Andechs-Merania, zio di S. Elisabetta, come dimostra anche il confronto con le monete in cui compare l’effigie di questo patriarca di Aquileia. Nella cornice della parte posteriore della legatura del salterio appaiono, rispettivamente in basso e in alto, un tondo con un leone (stemma della famiglia di Andechs) - in corrispondenza quindi al tondo con il ritratto del patriarca nella parte anteriore - e, specularmente, un tondo con l’aquila ad ali spiegate, che rappresenta il Patriarcato di Aquileia.
Il contributo di Nicoletta Giovè Marchioli riguarda la scrittura del salterio. Lorena Martincic mette in evidenza le tendenze stilistiche della decorazione miniata, che può essere considerata uno dei massimi capolavori della cosiddetta scuola turingo-sassone. Maria Cristina Cavalieri Dossi ne esamina i repertori iconografici e Donata Degrassi lo splendido calendario. Lucia Boscolo illustra il repertorio musicale e Marco Maria Tosolini tratta della matrice storica e del significato simbolico degli strumenti musicali raffigurati nelle miniature. Il volume è corredato da un apparato illustrativo di 96 immagini, indice dei nomi e una vasta e completa bibliografia.

Carlo Gaberscek



Venerdì 9 maggio, nell’ambito della quinta Settimana della cultura, ha avuto luogo nella chiesa di S. Francesco di Cividale la cerimonia di presentazione ufficiale del facsimile del salterio di S.Elisabetta, preziosissimo codice miniato di carattere devozionale, realizzato per iniziativa della Soprintendenza regionale per i Beni e per le attività culturali del Friuli-Venezia Giulia, grazie al contributo della Regione, Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone, Banca di Cividale, Intesa Bci, Fondazione Niccolò Canussio.
Nei locali della Banca di Cividale è stata allestita un’interessante mostra sulla copia del salterio.
La riproduzione in facsimile di questo capolavoro della miniatura medioevale, che verrà distribuita nei principali musei e nelle maggiori biblioteche italiane ed estere, è accompagnata da un volume che comprende i contributi di dieci studiosi e da un cd.

Fonte: "La Vita Cattolica", 24 maggio 2003.