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Nei monasteri si produsse gran parte dei documenti d’archivio
Custodi della storia del FriuliL’obiettivo culturale, sotteso al convegno su "Il monachesimo benedettino in Friuli in età patriarcale" che si è svolto a Udine e Rosazzo dal 18 al 20 novembre 1999, era mirato: "Riportare alla luce un tratto di storia inesplorato e qualificato del Patriarcato di Aquileia".L’iniziativa, organizzata dall’Arcidiocesi di Udine, assunta dall’Istituto Pio Paschini e dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo, intendeva corrispondere a due motivazioni di fondo: anzitutto sollevare il velo di troppa smemoratezza sulla presenza monastica in Friuli, di cui restano pur importanti testimonianze (da Aquileia a Cividale, da Sesto al Reghena a Moggio e, appunto, a Rosazzo); ricercare poi, nelle trame storico-documentarie di un’età ben definita, alcuni tratti dell’identità ecclesiale e culturale friulana. L’Istituto Pio Paschini, in ragione del suo mandato statutario di conservazione, ordinamento e valorizzazione scientifica degli archivi e delle biblioteche ecclesiastiche del Friuli e dell’attenzione specifica alle fonti per la storia della Chiesa in Friuli. La Fondazione Abbazia di Rosazzo per evidenti ragioni di avvaloramento storico-culturale della prestigiosa abbazia del manzanese.
Fin dall’inizio si è ritenuto che il convegno dovesse avere un intento prettamente scientifico e che dovesse coinvolgere, oltre che la friulana, anche le aree contermini: il Veneto, a ovest, e l’Austria e la Slovenia, a est. Di qui la collaborazione tra l’Arcidiocesi di Udine e l’Università di Udine con il Dipartimento di scienze storiche e documentarie. Il coordinamento è stato affidato al prof. Cesare Scalon, coadiuvato dai proff. Antonio Rigon di Padova e Reinhard Härtel di Graz.Si è trattato di una iniziativa scientifica di alto livello, che ha avuto il merito di collocare il Friuli in tutta dignità accanto ad altre regioni, dove la ricerca storica sulla presenza monastica ha offerto risultati importanti e innovativi.Due gli esiti più classificativi di questa assise. Anzitutto, la storia del Friuli tra XI e XIV secolo riuscirebbe incomprensibile se negletta la presenza benedettina, visto che il 25 per cento della documentazione scritta, riguardante il Friuli e conservata in archivi italiani e stranieri, si deve alle istituzioni monastiche. Secondo, anche la vicenda benedettina mette in luce la peculiarità della regione friulana, che la differenzia dalle altre contermini al di qua e al di là delle Alpi. Il Friuli fuoriesce ancora una volta come terra di "con-fine", di frontiera, aperto all’Europa centro-orientale, in relazione stretta con la Carinzia, la Stiria e la Slovenia, luogo d’incontro tra culture, etnie e lingue diverse.L’Abbazia di Rosazzo, benché istituzione patriarcale, riemerge come straordinaria testimone dell’intreccio storico-culturale del Patriarcato con la MittelEuropa, corrispondendo in tal modo alle attese espresse dall’allora arcivescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti: "Scavare il tesoro inesplorato degli archivi per riscoprire le influenze della presenza benedettina in Friuli come segnale d’impegno per la riscoperta dei valori culturali, morali e religiosi di questa terra".Il convegno, di cui sono stati pubblicati gli Atti, ha goduto dell’Alto Patronato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Patrocinio della Regione Friuli-Venezia Giulia, della Provincia e del Comune di Udine, dell’Irrsae e del Provveditorato agli Studi di Udine.
Mons. Duilio Corgnali
Presidente dell’Istituto Pio Paschini e della Fondazione Abbazia di Rosazzo
Fonte: "La Vita Cattolica", 24 agosto 2002.