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Mons. Brollo: "Ora c'è lo strumento. Utilizzatelo"
Ora "c'è lo strumento e bisogna utilizzarlo". Così aveva affermato l'arcivescovo mons. Brollo, commentando l'avvenuta approvazione del Lezionario. "Attraverso esso - aggiunse - dobbiamo riuscire a creare rispetto per la diversità. Sì, c'è ancora da fare, ma spesso si tratta solo di vincere un'inerzia che ancora esiste in tante persone: occorre prendere atto che la lingua è una ricchezza".
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Edito dall'"Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli", tradotto in grafia ufficiale e arricchito con miniature tratte dall'evangeliario del XIII secolo di Santa Elisabetta, conservato a Cividale, il Lezionario sarà inviato nelle prossime settimane a tutte le parrocchie della diocesi.
Il direttore del Centro diocesano di pastorale liturgica, don Edoardo Scubla, e componente della Commissione teologico-pastorale e linguistica, definisce l'arrivo del Lezionario, "strumento da lungo atteso", come un passo importante. "La liturgia - afferma don Scubla - è il culto pubblico che noi rendiamo a Dio, di conseguenza tutto ciò che favorisce il coinvolgimento dei fedeli per rendere lode al Signore è strumento ben accetto. Il Lezionario non è infatti solo uno strumento per ascoltare la parola di Dio, ma anche per rispondere al Signore".
Nel Lezionario in marilenghe sono presenti le "sequenze aquileiesi" tratte dal Messale di Aquileia del 1519, elemento caratterizzante del testo liturgico friulano. "Le sequenze - spiega don Scubla - sono nate nel periodo medievale per aiutare i fedeli a comprendere meglio il contenuto dei misteri liturgici. Il Concilio di Trento ne sfrondò moltissime: si riteneva che ci fosse il rischio che esse "coprissero" l'importanza del testo sacro. Il fatto di averle riprese, almeno in minima parte, visto che nel Lezionario ufficiale sono presenti solo quelle in occasione delle grandi solennità come Pasqua, Corpus Domini, Pentecoste, Natale e delle feste dei santi aquileiesi, ha anzitutto valore storico e culturale. Inoltre, per il liguaggio poetico che le caratterizza, esse possono rappresentare per la liturgia delle solennità motivo di grande coinvolgimento". Sabato 31 marzo, durante il convegno, alcune sequenze verrano cantate dal coro "Rosas di mont" della pieve di Gorto, diretto dal m° don Giuseppe Cargnello.
Elisabetta Pozzetto
Fonte: "La Vita Cattolica", 31 marzo 2001
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