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S. Messa. "Più facile pregare nella propria lingua"


Ascoltata "nella propria lingua madre la parola di Dio va più diritta al cuore", è il principale motivo per cui in tanti ogni sabato, alle 18, partecipano alla S. Messa in lingua friulana che si celebra nella cappella della Purità, a Udine. Per la città questa è un'iniziativa nata nel 1984 e che sta riscuotendo sempre maggiore successo, "grazie anche - spiega uno tra gli organizzatori, Sergio Venuti -, ai tanti preti (circa 12) e ai cori (25) che si alternano".
Come ogni settimana, anche sabato 24 marzo la chiesa era gremita. "Siamo venuti da Cervignano - afferma Carla Aita - : mi fa un effetto splendido, le letture in friulano sembrano più vive e vicine al nostro sentire, al nostro credere, perché è un linguaggio che va più diretto al cuore e all'anima". "Poter pregare nella lingua che si parla ogni giorno" è il motivo per cui Renzo Fasano ogni sabato viene alla Purità da Sammardenchia di Pozzuolo. Per qualcuno che frequenta da poco, è un po' difficile rispondere in friulano alle preghiere. "Non siamo ancora abituati - afferma Aurelio De Crignis, di Ravascletto, da 30 anni a Udine - tuttavia anche solo ascoltando, la Messa è più partecipata". "Ci si sente in famiglia, forse perché in casa parliamo sempre friulano", aggiunge Franca.
E questo senso di intensa partecipazione colpisce anche chi friulano non è. "Io sono veneta - afferma Angela Coccolo - ma vengo spesso qui perché è una Messa molto sentita. Ho già imparato il "Pater noster" in friulano".
Se per Udine, la S. Messa in marilenghe è un eccezione, in alcuni paesi è una una cosa normale.
Lo testimoniano membri del coro di Alesso (che il 24 marzo ha accompagnato la celebrazione): "Fin da bambini siamo abituati alla Messa in friulano - afferma Liliana Toffoletto, 28 anni - è una cosa naturale, come dirla in italiano". "In italiano ci sentiamo quasi più impacciati", aggiungono Manuela Cavan e Roberta Puppin, sempre di Alesso, dove anche il repertorio di canti è quello tradizionale. "Tutti partecipano spontaneamente, basta che uno dei cantori intoni la melodia", afferma Sergio Vueric, direttore del coro.

Stefano Damiani

Fonte: "La Vita Cattolica", 31 marzo 2001