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Nel Mondo 344 lingue liturgiche. 6 in Italia


In tutto il mondo le lingue ammesse dalla Santa Sede all'uso liturgico sono 344. Una "rosa", dunque, tra le centinaia di migliaia di lingue del mondo.
Ma in Italia, quali sono le minoranze linguistiche che possono, come il friulano, annoverare questo status?
"All'indomani del Concilio Vaticano II, che riconobbe per la prima volta la possibilità dell'uso delle lingue "volgari e vernacole" nella liturgia, fu approvato l'italiano - spiega l'arcivescovo mons. Pio Francesco Tamburrino, Segretario della Congregazione per il Culto e la Disciplina dei Sacramenti, che ha firmato il 23 gennaio assieme al cardinale Prefetto, Jorge Arturo Medina Estévez il decreto di approvazione per il friulano -. Nel '64 furono dichiarate lingue liturgiche anche lo sloveno e il tedesco. Seguì nel '65 il francese e, infine, nel '70 il croato. Dagli anni '70 ad oggi, dunque, il friulano è la prima lingua di minoranza, riconosciuta come tale dallo Stato italiano, che ha ricevuto lo status di lingua liturgica".
Ma quali sono i requisiti necessari per poter aspirare all'approvazione della Santa Sede?
"Anzitutto - spiega mons. Tamburrino - deve essere provato l'uso effettivo di una lingua da un consistente numero di persone (a personis maioris numeri), vi è inoltre il criterio che richiede che vi sia disponibilità di ministri che siano in grado di parlarla. Requisito essenziale è ovviamente che si tratti di una lingua orale e scritta e non di un dialetto: per questo, ora fa fede il riconoscimento dello Stato italiano che con la legge 482/99 per la tutela delle minoranze ha indicato 12 gruppi linguistici".
Tutti questi requisiti e l'attento vaglio della qualità delle traduzioni sono dunque necessari affinché una lingua raggiunga lo status che le consentirà di veicolare la liturgia cattolica.
"Ecco perché, oltre che un evento culturale e sociale, l'approvazione è un fatto ecclesiale - aggiunge il Segretario della congregazione per il Culto divino -, in quanto pastori e fedeli che hanno manifestato l'urgenza e la necessità di poter lodare Dio nella loro lingua, vedono riconosciuta questa possibilità".

Elisabetta Pozzetto

Fonte: "La Vita Cattolica", 31 marzo 2001