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Sabato 31 marzo al "Paolino di Aquileia"
Padre Roest Crollius: "Il mondo non è monotonia. E' sinfonia di lingue"


Quando "i friulani hanno a cuore una cosa, la fanno e la fanno bene. Così è accaduto anche per l'approvazione del Lezionario".
Padre Arij A. Roest Crollius, ordinario di teologia e storia delle religioni e della cultura alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, precisa subito che la sua partecipazione al convegno e alla presentazione del Lezionario non è solo un'adesione formale, ma è, di più, il "grande piacere di rincontrare gli amici friulani, seri e cordiali, e di gioire assieme per il fondamentale evento che vede protagonista la loro comunità di fedeli".
Profondo conoscitore della storia delle religioni, grande esperto di ebraismo, p. Roest Crollius ha studiato a lungo la tematica del rapporto tra fede e cultura. Per la presentazione ufficiale del Lezionario friulano, a Udine, ha preparato la relazione su "La Parola e le parole nel mondo contemporaneo. Religioni e identità nell'era della globalizzazione". A "la Vita Cattolica" ha anticipato alcuni dei temi che tratterà durante il convegno organizzato dal vicariato per la cultura dell'Arcidiocesi.

Prof. Roest Crollius, pubblicare oggi, nel mondo della cosiddetta globalizzazione, un Lezionario in lingua friulana che valore ha?
"Per chi vede questo fatto da lontano, senza avere riflettuto a fondo sulla sua portata, può sembrare strano. Non è il caso di stupirsene. Questo accade perché tanti hanno un'idea esclusivamente negativa e ristretta del concetto di globalizzazione, inteso come un processo che assimila gli umani, facendoli corrispondere tutti ad un modello, quello dell'uomo tecnocratico. Un uomo che non ha valori radicati e non si richiama alla specificità della sua cultura ma "colloquia" con il mondo. è un modo di intendere la globalizzazione molto superficiale. Globalizzazione non è infatti qualcosa di nuovo, è, invece, l'intensificazione di un modo di pensare che guarda più lontano. Insomma, per intenderci, un albero che vuole avere rami lunghi e forti, aperti alla vastità del cielo, deve avere radici profonde. Cogliere la portata innovativa della globalizzazione non significa dunque diventare tutti simili gli uni agli altri. Anzi, il messaggio "globalizzante" ci spinge a diventare sempre più consapevoli delle nostre differenze, in modo da riuscire ad attivare il dialogo delle culture con originalità. Occorre essere sempre di più noi stessi con le nostre identità e differenze. Ecco perché vivere insieme la vita cristiana, lodando Dio nella lingua friulana, è fondamentale. E per farlo occorrono strumenti liturgici come il Lezionario".

Dal punto di vista ecclesiale, invece, che importanza ha l'approvazione del friulano come lingua liturgica?
"è molto imporante. Sono ancora poche le lingue di minoranza in Italia che hanno stampato libri liturgici. Il risultato ottenuto con l'approvazione del Lezionario friulano può dunque avere una funzione di modello, di ispirazione per altre comunità - penso ai tanti altri gruppi che sono stati riconosciuti dallo Stato italiano -, ma non solo in Italia. Spero dunque di poter assistere a tante altre presentazioni come questa".

Su quale pilastro teologico si fonda, prof. Crollius, l'importanza di una Parola espressa nella lingua propria di un popolo?
"Si deve intendere l'identità dell'essere umano come quella di ascoltatore di una Parola condivisa. Egli cioè proviene da una Parola creatrice di Dio ed è chiamato per nome dallo stesso Dio creatore. Ebbene, la Parola della rivelazione non è una parola anonima, viene da qualcuno ed è indirizzata a ciascuna persona. La Parola entra in un mondo di parole, un mondo che è variegato e div movimento antistorico, che non avrà frutti nella storia dell'umanità e perciò è condannato a sparire molto rapidamente".

Prof. Crollius, la tradizione di una Chiesa attenta alle culture e alle diversità dei popoli ha radici per i friulani nella storia di Aquileia.
"Certo, e io vedo in Aquileia - crocevia di popoli, città europea e mediterranea allo stesso tempo -, non il contrappeso contro Roma, ma la culla della chiamata alla diversità. Ripercorrere la storia di Aquileia significa capire come la Chiesa d'Occidente non è stata fautrice di uniformità, come si vuol credere talvolta. Non si può negare che ci siano stati in alcuni periodi della storia della Chiesa alcuni movimenti uniformizzanti e globalizzanti - intesi nel senso deteriore del termine -, ma Aquileia sta a dimostrare come fin dall'antichità vi sia stata attenzione alla diversità delle culture dei popoli. Un rispetto che si rinnova oggi, nella conquista della Chiesa friulana".

Elisabetta Pozzetto

Fonte: "La Vita Cattolica", 31 marzo 2001